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Caro pane, Assipan: "a rischio oltre 1.350 imprese serve più coraggio"

(Adnkronos) - "Abbiamo poco tempo, solo 50 giorni, per evitare che i fornai italiani sospendano o addirittura chiudano le loro attività". Torna a farsi sentire il grido d'allarme dei panificatori da parte del presidente di Assipan-Confcommercio, Antonio Tassone, a nome dei migliaia di addetti, presenti sul territorio italiano, alla notizia dei rincari medi del +18% del pane rilevati da Eurostat ad agosto in Europa e del 13,6% in Italia, dovuti principalmente al caro prezzi energetici. "Noi produciamo beni di prima di necessità non possiamo traslare aumenti dei prezzi gestionali, come energia e materie prime, sul prodotto finito, ai consumatori. Nella nostra categoria infatti - spiega - c'è moltissima responsabilità sociale, alcuni mettono in dubbio la sopravvivenza dell'impresa piuttosto che aumentare del 15% il pane".

"Confidiamo su un ampio raggio di azione del decreto Aiuti Ter - aggiunge - ma abbiamo bisogno di manovre più coraggiose, di uno scostamento, per superare l'emergenza immediata che sta mettendo a dura prova 1.350 imprese del settore della panificazione che rischiano di chiudere. La liquidità sta diminuendo e in assenza di interventi tempestivi il settore può essere falcidiato".

E preoccupano nuovi aumenti all'orizzonte sui prezzi della farina. "Da migliaia di anni facciamo il pane con la farina, il grano non è il nostro termine di riferimento ma la farina. E le farine che vengono fornite dai mugnai sono aumentate del 150% in 13 mesi. Purtroppo gli esiti dell'ultimo raccolto e l'incremento delle bollette ci fa temere un aumento della farina tra il 6 e il 10% ad ottobre" sostiene Tassone commentando quanto denunciato da alcune associazioni di consumatori e di agricoltori che rimarcano come sul prezzo finale del pane il grano influisca per circa il 10%.