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Carta (Leonardo): oggi il Pianeta si domina presidiando lo Spazio

·8 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Milano, 21 set. (askanews) - 'Oggi il pianeta si domina presidiando lo Spazio, come fanno notare i fautori dell''astropolitica'. Chi controlla i corridoi degli scambi commerciali, d'altronde, storicamente ha sempre detenuto potere... e investire nei programmi spaziali significa certamente beneficiare di competitività economica'.

Lo ha detto il presidente di Leonardo, Luciano Carta, intervenendo al 'G20 'L'Italia per lo Spazio, l'economia, l'industria, le regole' alla Fondazione Leonardo.

'È fondamentale che il nostro Paese - terzo al mondo ad aver lanciato un satellite nello spazio, nel 1964, e oggi terzo contributore dell'Agenzia spaziale europea - mantenga un ruolo competitivo e strategico - ha detto Carta - la storia, come diceva Stefan Zweig, è determinata da 'momenti fatali', attimi irrevocabili non solo per l'individuo protagonista di un'azione esiziale o salvifica, ma per generazioni intere. Di queste 'ore stellari dell'umanità', come le definisce Zweig, possiamo dire che la storia dello spazio sia ricchissima: dal primo lancio dello Sputnik all'allunaggio del 1969, dall'aggancio in orbita tra la capsula Sojouz e la navicella del programma Apollo sino alla prima passeggiata di un rover su Marte'.

'Dobbiamo in ogni caso chiederci - e questo spunto di riflessione coinvolge anche il ruolo della formazione e della ricerca - come sia cambiato nel corso degli anni il modo di 'fare spazio'. Partiamo da un dato incontrovertibile: storicamente, chi ha investito nella ricerca e nei programmi spaziali ha potuto beneficiare di competitività economica ed eccellenza nel campo dell'innovazione e della ricerca scientifica e tecnologica.

La nuova corsa allo spazio cui stiamo assistendo è per molti versi diversa da quella degli anni della Guerra Fredda. Se allora la sfida tra Washington e Mosca passava anche attraverso il primato simbolico e politico del Paese che fosse divenuto il primo ad 'allunare' o a tagliare nuovi traguardi spaziali, l'attuale competizione geopolitica spaziale è molto più composita. Innanzitutto per un mutamento dei protagonisti: la Cina ha bruciato numerose tappe in una manciata di anni surclassando la Russia. In secondo luogo per l'ingresso e il crescente ruolo dei privati nel settore spaziale, grazie anche all'abbassamento dei costi e alla riutilizzabilità dei razzi. Per ora ciò è vero solo nel mondo Occidentale e mi riferisco a SpaceX di Elon Musk, Blue Origin di Jeff Bezos, Virgin Galactic di Richard Branson'.

'Seppure il settore privato rappresenti oggi un forte stimolo alla ricerca grazie a un processo di innovazione 'democraticizzato' con scopi anche di profitto economico, resta indubbio che gli assetti spaziali costituiscano una infrastruttura critica da proteggere per molteplici aspetti di sicurezza e difesa. Proprio la natura duale dello spazio - vale a dire sfruttabile sia in ambito civile che militare - ha comportato una accelerazione nella competizione tra le superpotenze globali, con un riposizionamento complessivo dei ruoli. Vediamo innanzitutto cosa è cambiato sulla Terra grazie al nuovo modo di 'fare spazio': ne sono scaturite innovazioni tecnologiche straordinarie tra le quali l'osservazione dei cambiamenti climatici, l'agricoltura di precisione e il monitoraggio di infrastrutture come ponti e zone a rischio di dissesto idrogeologico. Per esempio, qualche mese fa un drone di Leonardo, in collaborazione con Telespazio ed e-Geos, ha trasportato materiale biomedico all'ospedale Bambin Gesù evitando il traffico di Roma. Mentre con la piattaforma digitale T-DROMES sviluppata da Telespazio è possibile ridurre fino al 40% l'uso delle risorse idriche in agricoltura. Queste e altre innovazioni non vanno considerate 'a tenuta stagna' ma si parlano tra loro, e sempre più lo faranno grazie all'Intelligenza artificiale e alla robotica. In sintesi, lo spazio si sta sempre più rivelando un driver tecnologico per innumerevoli ambiti'.

'Lo spazio è allo stesso tempo teatro di un nuovo processo di militarizzazione. Tutte le grandi potenze si sono dotate, negli ultimi anni, di comandi o forze spaziali: Pechino ha un corpo spaziale all'interno dell'Esercito Popolare; la Space Force Usa ha recentemente presentato la sua prima richiesta di bilancio per 15,3 miliardi di dollari; la Francia ha istituito l'Armee de l'Air de l'Espace e anche l'Italia, da settembre 2020, ha un Comando per le operazioni spaziali presso lo Stato maggiore della Difesa.

'Distruggere un satellite con un missile ASAT oppure inibirne la funzionalità con laser o microonde ad alta potenza può provocare la paralisi di innumerevoli applicazioni civili e militari: senza GPS le navi e gli aerei navigherebbero con difficoltà, la rete elettrica e le telecomunicazioni potrebbero saltare, per non parlare di taluni sistemi di puntamento o di sorveglianza indispensabili all'intelligence (in Italia, ad esempio, abbiamo il sistema satellitare SICRAL per le comunicazioni militari). Negli anni della Guerra Fredda eravamo terrorizzati dal pericolo di una guerra nucleare. Oggi dobbiamo fare i conti col fatto che sono numerosi i Paesi dotati di armi anti-satellite: Stati Uniti, Cina, Russia, India, e Israele, per citare i principali.

Un pericolo reale che lo scorso giugno ha indotto i capi di Stato e di Governo del Patto Atlantico a inserire lo Spazio tra i domini in cui è possibile attivare l'articolo 5 della Nato, la clausola di difesa collettiva dell'Alleanza Atlantica. L'attenzione della Nato si inserisce in una rinnovata consapevolezza internazionale sul valore dello Spazio come terreno di confronto geopolitico, di opportunità di crescita economica e di sviluppo industriale. Ma per raggiungere l'auspicato 'uso sicuro e sostenibile dello spazio' resta ancora molto da fare. E ci auguriamo che nei prossimi giorni, in occasione di questo G20 a guida italiana al quale parteciperà una potenza spaziale in forte ascesa qual è la Cina, si riesca ad affrontare anche il tema dell'accesso allo spazio e del suo governo. Il Trattato sullo spazio del 1967 non rispecchia la tecnologia odierna e il trattato sulla Luna del 1979 non è stato ad oggi né firmato né ratificato dalla maggior parte dei Paesi che viaggiano nello spazio. Gli Accordi di Artemis, corollario al programma Nasa del 2017 per l'avvio di un'economia lunare, non hanno convinto Cina e Russia. Le quali, appena tre mesi fa, hanno siglato un'intesa per la costruzione di una stazione internazionale di ricerca in orbita attorno alla luna o addirittura sulla sua superficie. Un accordo, questo, che parrebbe una sfida alternativa allo sviluppo della base lunare della Nasa e una messa in discussione degli Accordi di Artemis. Nel complesso quadro geopolitico internazionale l'Europa potrebbe assumere un ruolo da protagonista nell'armonizzazione degli interessi internazionali: il Vecchio Continente rimane un partner ambito per ragioni scientifiche e politiche. Si tratta dunque di definire una road-map europea per lo Spazio che coniughi in maniera coerente gli investimenti tenendo conto sia degli interessi strategici dell'Ue, sia delle legittime aspirazioni dei Paesi membri. In mancanza di regole condivise rischiamo la 'giungla spaziale'.

'Il problema che nell'immediato preoccupa più di tutti è rappresentato dai detriti spaziali, vale a dire i rottami derivanti alle attività spaziali. I satelliti operativi attorno alla Terra sono 4.300 mentre i detriti spaziali grandi da un millimetro a 10 centimetri possono aggirarsi attorno ai 130 milioni. La collisione anche con un solo frammento della grandezza di un centimetro può causare gravi danni. A chi spetterà farsi carico dello smaltimento dello 'space debris'? E come sarà regolato lo sfruttamento delle risorse spaziali come le terre rare'?

'Tornando al tema della formazione e la ricerca, si stima che un euro investito nello spazio generi dai tre ai sette euro di benefici), ma soprattutto usare questo potente driver tecnologico per ambiti innumerevoli. Comprendiamo allora la straordinaria opportunità data all'Italia dalle nuove importanti risorse previste dal PNRR per lo spazio: 2,3 miliardi di euro destinati a un settore che, solo in Italia, ha un valore di produzione di circa 2 miliardi di euro e occupa circa 7 mila persone nell'intera filiera per un totale di 200 imprese. Vedo qui in sala rettori e rappresentanti di Università con le quali Leonardo ha accordi di collaborazione nel campo della ricerca. Un settore nel quale l'azienda che ho l'onore di presiedere ha investito nel 2020 1,6 miliardi di euro, vale a dire oltre il 12% dei propri ricavi, al secondo posto in Europa e al quarto nel mondo per investimenti in ricerca e sviluppo nel settore aerospazio e difesa. Solo quest'anno Leonardo ha sponsorizzato 40 posizioni di dottorato di ricerca in tutta Italia, principalmente collegati ai Leonardo Labs, alcuni dei quali dedicati alla robotica impiegata in territori ostili come Marte o la Luna. Un numero così elevato non si era mai visto prima. Collaboriamo con circa 300 tra professori e ricercatori universitari e del CNR, di cui ben 72 sono nella 'World's Top 2% Scientists' della Standford University, la classifica degli scienziati più citati e autorevoli al mondo. Stanno lavorando a numerosi progetti, anche in campo spaziale. È una proficua sinergia: i nostri laboratori iper-attrezzati (penso a quello di Genova dove è ora in funzione anche il super computer davinci-1) possono infatti ospitare esperimenti e ricerche innovativi in numerosi settori. In quello dello spazio l'Italia occupa un ruolo da protagonista, coprendo l'intera catena del valore: dalla fase di accesso con i lanci dei razzi, alla progettazione e alla manifattura dei sistemi spaziali fino al controllo in orbita degli asset spaziali e all'erogazione di una vasta gamma di servizi'.

'Per quanto sia strategicamente ed economicamente importante - ha concluso Carta - lo spazio continua ad affascinarci come mezzo secolo fa, quando ebbe inizio la nostra avventura spaziale. Se ci chiediamo cosa renda la fantascienza così avvincente, è senza dubbio il fatto che l'universo è infinito e dunque lo sono anche le possibilità di immaginarlo. Perché, come diceva Winston Churchill, 'per loro grande fortuna - altrimenti la vita sarebbe intollerabile - gli esseri umani non possono prevedere il corso degli eventi nel lungo termine'.

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