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##Castellucci: 18 anni al vertice delle società dei Benetton

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Milano, 11 nov. (askanews) - Giovanni Castellucci - arrestato oggi nell'ambito dell'indagine della Procura di Genova sulla sicurezza delle barriere fonoassorbenti del Ponte Morandi, inchiesta parallela a quella del crollo del viadotto - è stato per ben 18 anni al vertice del gruppo Autostrade-Atlantia. La famiglia Benetton lo chiamò nel 2001 a ricoprire il ruolo di direttore generale di Autostrade per l'Italia, diventando nel 2005 anche amministratore delegato. Con la trasformazione del gruppo in Atlantia, Castellucci assunse nel 2006 anche l'incarico di amministratore delegato della nuova holding, che detiene il 100% di Aspi e che in Italia gestisce gli scali di Ciampino e Fiumicino. Tutti incarichi che il manager marchigiano - classe 1959, un passato anche in Boston Consulting e in Barilla - sarà costretto a lasciare nel 2019, a un anno di distanza dalla tragedia del crollo del Ponte Morandi che, il 13 agosto 2018, causò la morte di 43 persone. Le dimissioni da Ad di Atlantia giunsero il 17 settembre 2019, a fronte di una maxi-buonuscita di oltre 13 milioni. La società allora sottolineò "il decisivo contributo dato nei 18 anni ai vertici del gruppo per trasformarlo in un leader globale nel settore delle infrastrutture, sviluppandone il valore in maniera significativa". Ma tre mesi dopo, il 13 dicembre, la holding della famiglia Benetton annunciò la sospensione del pagamento della seconda rata della buonuscita milionaria, proprio a causa di nuovi elementi emersi durante le indagini sul crollo del Ponte Morandi, con report addomesticati sullo stato di manutenzione dei viadotti. "Un'azione strumentale, immotivata e contraria agli accordi", aveva commentato a caldo una fonte vicino a Castellucci. Già una decina di giorni prima, una lettera di Luciano Benetton ad alcuni quotidiani aveva di fatto scaricato il manager: la famiglia, pur sentendosi parte lesa nella vicenda, si assumeva "la responsabilità di aver contribuito ad avvallare la definizione di un management che si è dimostrato non idoneo, un management che ha avuto pieni poteri e la totale fiducia degli azionisti e di mio fratello Gilberto", scrisse il primogenito della famiglia di Ponzano Veneto.