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Castiglia (Art.101 Anm): "Subito riforma Csm, basta correnti"

·8 minuto per la lettura

"Se sul piano formale la magistratura è indipendente dal potere politico, come dice la ministra Cartabia, sul piano sostanziale l’indipendenza non è adeguata. La ragione è nota e unanimemente denunciata: il correntismo". Ecco perché servirebbe la riforma del Csm e servirebbe “al più presto". Ne è convinto il giudice Giuliano Castiglia, rappresentante del gruppo Articolo 101 nel direttivo dell'Anm, commentando le parole della ministra della Giustizia Marta Cartabia, che nei giorni scorsi aveva sottolineato che "la nostra magistratura ha una forte indipendenza dal potere politico" aggiungendo che "nonostante ciò nel nostro paese si è creato il problema della garanzia dell'indipendenza del singolo giudice anche all'interno della stessa magistratura".

“Faccio riferimento - dice Castiglia in una intervista all'Adnkronos - al fatto che tra i gruppi organizzati interni alla magistratura e la politica esistono canali di collegamento attraverso i quali i protagonisti si condizionano reciprocamente. È ovvio - spiega - che bisogna distinguere: la politica è un’attività nobilissima, nessuno vuole demonizzarla, è un’arte bellissima, chiamiamola così, anche se, come sappiamo bene, le degenerazioni non mancano. Il problema nasce quando l’influenza culturale si trasforma in gestione del potere, nei campi più disparati e, in particolare, nella partecipazione alla distribuzione di incarichi secondo logiche di appartenenza.

Le cause di questa degenerazione con effetti gravissimi, allo stato, non sono state ancora affrontate e, tanto meno, rimosse. Non può che essere questo, del resto, il motivo per cui assistiamo a ripetuti appelli, anche al massimo livello, al varo di adeguate riforme".

Castiglia è tra i magistrati che da molti anni spingono per una riforma che inserisca il sorteggio nella procedura di selezione dei componenti del Csm. E proprio ieri la ministra Cartabia ha annunciato che la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura è "imminente". "Se sono ottimista? Più che altro - dice Castiglia - sono speranzoso che venga proposto qualcosa di buono, qualcosa che sia realmente idoneo a sradicare le cause del problema che abbiamo di fronte. Le ultime parole della ministra rafforzano la mia speranza, poi vedremo che succederà".

"Noi siamo convinti che la riforma del Csm serva - dice Castiglia nell'intervista – e che debba essere fatta al più presto; poi, è chiaro che il giudizio dipenderà dal suo contenuto. Al momento, valuto molto positivamente quanto la ministra ha detto sulla necessità di rafforzare l’indipendenza dei singoli magistrati, distinguendola dall’indipendenza della magistratura come ordine. È un’affermazione assolutamente condivisibile e indicativa di profonda consapevolezza. L’esigenza di indipendenza dei singoli magistrati anche rispetto a ciò che si muove e opera dentro la magistratura, infatti, è un dato fondamentale sui cui il movimento di magistrati che oggi si sta consolidando sotto la denominazione di Articolo 101 insiste da sempre. Naturale che leggiamo questo riferimento molto positivamente. Poi, mi ripeto, è ovvio che dovremo vedere in cosa le indicazioni e gli auspici si tradurranno in concreto. Non abbiamo la sfera di cristallo per dirlo, aspettiamo il testo".

Ma Articolo 101 cosa si aspetta da questa riforma? "Beh, mi pare che le parole della ministra implichino la necessità di limitare il potere dei gruppi, disarticolare il sistema generato dalla deriva correntista con tutte le influenze negative che esso esercita sui singoli magistrati. All’iniziale parola d'ordine 'decorrentizziamo la magistratura', si è aggiunta la nuova mozione 'rendiamo veramente indipendenti i singoli magistrati'. I due aspetti stanno insieme e il secondo è frutto di un approfondimento, in positivo, del prima. Mi aspetto, quindi, una proposta che vada in questa direzione. E sono fiducioso in questo senso perché, insieme ai colleghi con i quali siamo stati ascoltati dalla ministra, abbiamo trovato un interlocutore attento, che ci ha ascoltati e sollecitati con osservazioni e domande puntuali, indicative di una profonda conoscenza del problema".

"Da parte nostra, abbiamo fatto presente che per 'decorrentizzare' l’autogoverno occorre sottrarre alle correnti il potere di indicare i candidati alle elezioni del Csm. Perché, quale che sia il sistema elettorale, già cambiato ripetutamente nel tempo, l'indicazione dei candidati da parte delle correnti coincide, di fatto, con la scelta dei componenti da parte delle stesse correnti. Fin che le correnti potranno scegliere i candidati, il CSM resterà sostanzialmente monopolizzato dalle stesse".

"In altri termini, il nodo da affrontare per risolvere il problema non è come eleggere i componenti del Csm: se con il proporzionale o con il maggioritario, con l’uninominale o plurinominale, con la preferenza unica o plurima. Il nodo centrale - sottolinea il giudice Castiglia - è stabilire come individuare i candidati. L’alternativa, anche piuttosto semplice, è se lasciare alle correnti il potere di selezionare i candidati e, con esso, il monopolio del CSM, o sottrarglielo; tra l’avere per candidati ‘magistrati di corrente’ o l’avere per candidati ‘semplici magistrati’".

Tornando al rapporto tra magistratura e politica, Castiglia osserva che "la gestione e distribuzione degli incarichi ai magistrati per appartenenze interne alla magistratura e, principalmente, per appartenenze correntizie, è il cardine su cui si innesta la possibilità di influenze e condizionamenti esterni alla magistratura. Se l’appartenenza correntizia è fattore importante se non addirittura decisivo, è naturale che tutti coloro che partecipano del sistema di gestione e affidamento di incarichi ai magistrati, anche fuori dall’ordine giudiziario, faranno valere i propri caratteristici criteri di affinità, di vicinanza, di appartenenza. E non di rado da fuori si ha la forza o si finisce con l’avere la forza di pretendere e ottenere le fette più importanti della torta".

"Insomma, il vulnus interno all’imparzialità nell’affidamento degli incarichi ai magistrati è il fattore che più di ogni altro agevola e permette i condizionamenti esterni. Ecco come la politica, qui non intesa in quel senso positivo di cui si diceva prima, condiziona la magistratura e i magistrati - prosegue il giudice Giuliano Castiglia - Ecco come e perché all’ineccepibile indipendenza formale della magistratura da ogni altro potere non corrisponde quell’adeguata indipendenza sostanziale di cui lo stato di diritto ha vitale esigenza".

E sulla ministra Cartabia? "Abbiamo constatato, come ho detto, che non solo il problema è molto avvertito ma che di esso si è maturata profonda consapevolezza, condizioni che certamente possono agevolare l’individuazione di soluzioni adeguate". Parlando dei tempi della riforma del Csm, Castiglia dice: "Se si vuole un contributo utile dai diversi possibili interlocutori, occorre riconoscere ad essi un tempo adeguato per prendere cognizione delle proposte, valutarle, maturare una posizione. Solo così sarà possibile, eventualmente, manifestare opinioni più o meno critiche, più o meno positive, fornire contributi propositivi in termini di aggiustamenti o anche solo pronunciare bocciature o promozioni". Per il giudice Castiglia, comunque, "una riforma così importante e che si prefigge di affrontare questo problema serissimo, necessiterebbe di una adeguata ponderazione e una possibilità di confronto anche dopo la proposta ministeriale. Il Parlamento, soprattutto, dovrebbe avere il tempo per poterla ponderare approfonditamente".

E, al riguardo, avverte forte il rischio che questa possibilità non ci sia: "Il tema è tra i più delicati che esistono nel complessivo equilibrio istituzionale delineato dalla Costituzione repubblicana e, considerato anche che siamo di fronte a una legge di delega, in cui dopo il passaggio parlamentare sarà il Governo a dettare in concreto la nuova normativa, e che sono all’ordine del giorno altri diversi, importantissimi e non differibili appuntamenti, il rischio che, per arrivare al varo della riforma in tempo per le prossime elezioni del CSM, venga a mancare la necessaria adeguata ponderazione da parte del Parlamento è concreto e preoccupante”.

A proposito di elezioni, proprio nei giorni scorsi si sono tenute a Palermo le elezioni locali dell’Anm. E Articolo 101 ha avuto un grande successo: "Oltre al notevole risultato personale dei colleghi, il dato più evidente e politicamente più rilevante è che Articolo 101 è la lista più votata", dice Castiglia. "Se me l'aspettavo? Non sapevo ovviamente in che termini ma mi aspettavo un buon risultato. La sorpresa positiva è che sia giunto un risultato eccellente. Il fatto che Articolo 101, con le idee che stanno alla base del movimento, abbia avuto la maggioranza relativa è un segnale che i magistrati del Distretto di Palermo danno a tutti, agli altri magistrati, alle associazioni dei magistrati, all’interno e all'esterno della magistratura, quindi anche alla politica".

Quanto ai prossimi passi, Castiglia dice che “entro la fine dell’anno si dovrebbe provvedere al rinnovo delle cariche all'interno della Giunta esecutiva palermitana, che eleggerà il suo presidente”.

Poi, Castiglia sottolinea: "Credo che oggi, come testimonia l’esito elettorale palermitano, le idee che Articolo 101 promuove registrino tra i magistrati un consenso ben più ampio del risultato elettorale della Lista alle ultime elezioni del Cdc dell’Anm e che su questo tutti possono fare affidamento. I magistrati hanno una visione molto negativa di quello che è emerso negli ultimi anni sulla gestione dell’autogoverno e delle gravi conseguenze che questo ha provocato, anche in termini di credibilità della magistratura e della giurisdizione; e, soprattutto, hanno non solo la volontà ma anche l’interesse a voltare pagina". "I magistrati sono i primi danneggiati da quello che è successo e vogliono che si creino le condizioni per sradicarne le cause. Questo voto è, sotto questo profilo, un segnale netto, chiarismo, anche sulle soluzioni efficaci rispetto all’obiettivo da tutti a parole auspicato".

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