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CCF e debito: un equivoco da chiarire

Marco Cattaneo
 

Nel formulare il progetto CCF, abbiamo illustrato sotto quali condizioni si verifica un “rientro perfetto”, ovvero una generazione di maggior gettito che copre esattamente l’ammontare degli sconti fiscali, via via che questi diventano utilizzabili.

Le trovate esposte qui a pagina 15. Un ulteriore chiarimento è però necessario (e il medesimo documento peraltro lo evidenzia a pagina 14).

Non si deve necessariamente verificare una perfetta corrispondenza tra maggior gettito fiscale lordo e ammontare degli sconti fiscali utilizzati. E’ possibile, in un particolare anno dove se ne ravvisi l’opportunità o la necessità, emettere più CCF di quanti ne vengano utilizzati.

Va ricordato, innanzitutto, che il progetto prevede di arrivare a emettere, nel terzo anno dall’avvio, 100 miliardi di CCF. Data la dilazione temporale di due anni tra emissione e utilizzabilità (vedi sempre a pagina 15 del documento), l’utilizzo dell’importo massimo di 100 miliardi non si potrà verificare prima del quinto anno. E prima di allora, in effetti, ci sarà sempre un maggior ammontare di emissioni rispetto agli utilizzi.

L’equivalenza tra emissioni e utilizzi è prevista, nello scenario base, solo dal quinto anno in poi.

Ma se l’uguaglianza tra maggior gettito lordo e CCF utilizzati non si verificasse, a causa di un andamento dell’economia meno dinamico del previsto, nulla impedisce, anche successivamente, di incrementare le emissioni annue di CCF al di sopra del livello degli utilizzi.

Le previsioni più recenti indicano, nel momento in cui gli utilizzi raggiungeranno il livello di 100 miliardi, che le entrate lorde della pubblica amministrazioni si attestino a oltre 900 miliardi.

Il rapporto 100 / 900, pari all’11% circa, è decisamente basso e indica chiaramente che non potrà sussistere il dubbio che giungano a utilizzo, in un particolare anno, quantitativi di CCF tali da rendere, in pratica, “vischioso” o difficile usarli tutti. Questo assicura un valore del CCF molto vicino a quello dell’euro.

Se si verificasse un grosso ammanco di entrate fiscali dovuta a una congiuntura economica fortemente negativa, ammanco per esempio pari a 30 miliardi, questo potrebbe essere gestito senza problemi incrementando le emissioni di CCF.

Due anni dopo, il rapporto invece di essere 100 / 900 sarà, a parità di condizioni, 130 / 900. Non l’11% ma il 14,5% circa. Nella sostanza, non cambia nulla.

In altri termini, il progetto CCF ha in sé elementi e opzioni di flessibilità tali da gestire senza alcuna ansia sfasamenti o ammanchi dell’ordine anche di decine di miliardi.

Confrontiamo tutto questo con la situazione attuale. Oggi il governo italiano è privo della capacità di adottare adeguate azioni anticicliche, nonostante l’economia soffra da DODICI anni di una pesante depressione da domanda.

Non solo: aggiustamenti minimi, dell’ordine di pochi miliardi o di pochi decimi di punto di PIL, costringono i governi ad acrobazie e salti mortali, per partorire alla fine provvedimenti nella migliore delle ipotesi assolutamente non risolutivi, e spesso, in realtà, controproducenti.

Tutto questo, mentre la soluzione del problema e l’uscita della crisi sono veramente a portata di mano.

Servono solo determinazione e idee chiare.

Autore: Marco Cattaneo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online