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Ce l'ho con... Gravina, un nuovo format della Serie A è una necessità: sì ai play-off ma non per lo scudetto

·2 minuto per la lettura

La speranza di molti è che finisca presto. Per chi, dopo mesi di estenuanti battaglie, vede il traguardo più che mai a portata di mano e pregusta i legittimi festeggiamenti; per chi, dopo un'annata piena di problemi e delusioni, non vede l'ora di archiviare tutto e pianificare la stagione che verrà. Il campionato di Serie A che sta per andare in archivio verrà ricordato come uno dei più faticosi di sempre da condurre in porto, per l'emergenza pandemica dalla quale stiamo cercando di uscire, ma anche per una serie di situazioni poco edificanti - dal caos tamponi della Lazio alla controversa e mutevole gestione dei rinvii di alcune partite - della quale avremmo fatto volontariamente a meno. E per non farci mancare nulla, ecco che puntualmente nel finale di stagione arrivano una serie di partite dove il differente livello di motivazioni fra le squadre coinvolte determina risultati di tali proporzioni da riproporre d'attualità la necessità di un cambio di format.

LA PROPOSTA DI GRAVINA - Torino-Milan 0-7, Napoli-Udinese 5-1 per restare all'ultimo turno o Parma-Atalanta 2-5 di quello precedente - per non parlare del pareggio senza tiri in porta tra Cagliari e Fiorentina - sono esempi lampanti di come sia complicato sradicare una certa cultura e una certa mentalità che in Italia hanno trovato nel tempo parecchio terreno fertile. Rappresentando anche un freno all'esportabilità del prodotto calcio italiano per mancanza di interesse e spettacolarità. E' in questo quadro che la proposta del presidente federale Gravina di velocizzare il processo di riduzione delle partecipanti alla Serie A da 20 a 18 e l'introduzione dei play-off può e deve diventare un serio argomento di discussione. Evitando però di circoscrivere quest'ultimo aspetto a un discorso che riguardi esclusivamente l'assegnazione per il titolo di campione d'Italia.

NUOVI STIMOLI - Premesso che l'assenza di competizione per la conquista dello scudetto è un problema reale (e che riguarda gran parte dei principali tornei europei), quale giustizia e quale principio meritocratico suffragherebbe l'ipotesi di costringere una squadra capace magari di dominare o di emergere nettamente nella stagione regolare a mettere tutto in gioco in partite a eliminazione diretta? Il problema dello scarso interesse suscitato da buona parte delle gare del campionato italiano è ascrivibile principalmente al fatto che spesso troppo ampio sia il divario tra le prime 4 della classe e tutte le altre e che, ad eccezione della lotta per i piazzamenti Champions League e per evitare la retrocessione, troppe società si trovino a non avere sostanzialmente obiettivi da metà stagione in avanti. Perché allora non prevedere l'introduzione degli spareggi per i piazzamenti europei e un play-out allargato a più formazioni per fornire stimoli e motivazioni anche e soprattutto a chi occupa la parte centrale della graduatoria? Quelle che, per eccesso di tranquillità, finiscono per rendere i finali del nostro campionato più scontati e meno attraenti.

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