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Cecilia Kang: "Zuckerberg ragiona come Augusto, con Metaverso vuole imporre un dominio"

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Nella foto Cecilia Kang. La giornalista del New York Times ha scritto con Sheera Frenkel “Facebook, l’inchiesta finale” (Einaudi) (Photo: Beowulf Sheehan)
Nella foto Cecilia Kang. La giornalista del New York Times ha scritto con Sheera Frenkel “Facebook, l’inchiesta finale” (Einaudi) (Photo: Beowulf Sheehan)

“Zuckerberg ha guidato Facebook come un guerriero, proprio come il suo eroe, l’imperatore Augusto, determinato a costruire un’azienda destinata a restare nella storia e ad avere un impatto con la “I” maiuscola. Metaverso è il suo tentativo per realizzare tutto questo, ma è anche un modo per smarcarsi dalle controversie degli ultimi tempi e di spostare l’attenzione sui prodotti”. Per capire chi è Mark Zuckerberg e cosa è Metaverso, abbiamo parlato con la giornalista del New York Times Cecilia Kang che, insieme alla collega a Sheera Frenkel, ha scritto “Facebook, l’inchiesta finale” (Einaudi).

Nel novembre 2018 Frenkel e Kang – che al New York Times si occupano regolarmente di sicurezza informatica e aspetti normativi di Web e Internet - pubblicano un reportage che svela, attraverso inquietanti dettagli interni, come i vertici di Facebook, in primis Mark Zuckerberg e Sheryl Sandberg, abbiano consentito, e successivamente tentato di negare, enormi violazioni della privacy e ingerenze da parte della Russia nelle elezioni americane del 2016. Ma quell’inchiesta era soltanto la punta dell’iceberg. Per i due anni successivi, interpellando fonti esclusive e attingendo a email, relazioni e documenti ufficiali inediti, Frenkel e Kang hanno ricostruito la storia che ha spinto una delle società più potenti al mondo a cercare di insabbiare una verità dannosa e inquietante: Facebook, negli ultimi anni, è diventato uno spregiudicato strumento di sfruttamento dei dati personali e un canale di disinformazione, odio e propaganda politica.

All’intervista risponde Cecilia Kang, passata al New York Times nel 2015 dopo dieci anni al Washington Post. È stata premiata con il Pulitzer nel 2014 grazie a un articolo sui rapporti tra la NSA e le grandi aziende di Internet.

Cecilia Kang, cosa significa per Zuckerberg aver creato il Metaverso? L’innovazione è l’unico obiettivo?

“Zuckerberg è molto competitivo e ambizioso e il Metaverso è il suo tentativo per far sì che Facebook non solo resti importante, ma che sia anche dominante, poiché le abitudini dei consumatori si evolvono rispetto alle app dei social media. Ma per capire Facebook devi capire il suo Ceo, certo ama l’innovazione tecnologica ma, fin dalle primissime fasi, ha guidato l’azienda come un guerriero, proprio come il suo eroe, l’imperatore Augusto. Ma, come ci hanno raccontato molti dirigenti e dipendenti, Zuckerberg è deciso a costruire un’azienda destinata a restare nella storia e ad avere un impatto con la “I” maiuscola”.

Chiamare Meta la holding, e lanciare Metaverso non è piuttosto un’operazione di Brand Washing per far dimenticare le rivelazioni dei Facebook Papers?

“La verità è che Zuckerberg ha lavorato al progetto Metaverso per circa due anni, e per Facebook rappresenta la logica estensione dell’acquisto, risalente al 2014, di Oculus, produttore di visori per realtà virtuale. Va detto che questo era il momento perfetto per annunciare la nascita Metaverso e il cambio di nome. È probabile che l’azienda abbia detto la verità riguardo il suo lancio, ma anche che voglia a tutti i costi spostare il dibattito pubblico su nuovi prodotti, lontano dalle controversie all’interno dell’azienda”.

Zuckerberg ha davvero imparato la lezione sulla privacy degli iscritti? Abbandonerà un modello di business basato sulla pubblicità sulla raccolta dati degli utenti?

“Non c’è assolutamente alcun indizio da cui evincere che l’azienda stia rinunciando al suo modello di business basato sulla pubblicità comportamentale. È un business troppo redditizio, di successo, e Facebook gode di un’ottima posizione per riuscire a dominare la pubblicità sui social media. Questo modello dipende dalla raccolta di dati degli utenti per consentire ai brand di “targettizzare” gli annunci. Dovranno stare più attenti alla gestione dati perché sono sotto l’esame degli enti regolatori di tutto il mondo, in particolare UE e Stati Uniti, ma questo modello di business non avrà vita breve ed è per questo che gli investitori stanno puntando sulle azioni della società”.

Facebook è un’azienda in crisi?

“Sì. Ma sono cinque anni che attraversa una serie di crisi e questo non sembra ostacolare il successo commerciale dell’azienda. La cosa interessante è che Zuckerberg, secondo l’inchiesta che abbiamo pubblicato su New York Times, ha deciso di smettere di scusarsi ed ha ricominciato a dedicarsi allo sviluppo dei prodotti. Si tratta di un cambiamento importante: l’azienda si è messa sulla difensiva ed è diventata più sprezzante proprio nel momento in cui è sottoposto a esame minuzioso”.

Cecilia Kang and Sheera Frenkel by Beowulf Sheehan (Photo: Beowulf SheehanBeowulf Sheehan)
Cecilia Kang and Sheera Frenkel by Beowulf Sheehan (Photo: Beowulf SheehanBeowulf Sheehan)

Il Metaverso sarà il prossimo campo di battaglia delle big Tech?

“Questo è da vedersi. Apple considera la realtà aumentata come una cosa grossa, così come molte altre big tech. È chiaro che AR e VR saranno importanti per il gaming e forse per riunioni di lavoro virtuali e per la telemedicina. Ma ci vorrà un grande salto perché il pubblico mainstream adotti cuffie/occhiali per entrare e vivere in un mondo online così immersivo”.

Sarà davvero l’educational il futuro del Metaverso o il mercato della Telemedicina?

“Anche qui, è possibile. A mio parere la pandemia ci ha insegnato che esistono ottimi casi d’uso per riunioni e interazioni virtuali e che ci sono anche buone argomentazioni a favore dell’interazione dal vivo. È chiaro che in futuro ci sarà un connubio dei due aspetti. Per la telemedicina e altre applicazioni, la larghezza di banda sarà uno dei maggiori ostacoli: assicurarsi che lo scarto temporale non interferisca con le interazioni virtuali più delicate”.

Biden davvero potrebbe fare la riforma dell’antitrust e rivedere la section 230?

“Gli enti di controllo dell’antitrust di Biden sono decisi a tenere a freno il potere di Facebook, Google e altre grandi aziende tecnologiche. Ma per loro sarà una vera sfida convincere i tribunali a smantellare le società, che sono gratuite o a basso costo e operano su molti mercati diversi. Potranno subentrare delle riforme alla sezione 230, ma questa nazione è contraria a qualsiasi nuova legge sulla libertà di parola”.

È arrivato il momento della verità? Quello in cui tutti i nodi vengono al pettine, esattamente come fu con Big Tobacco? Quali saranno le scelte di Mark Zuckerberg?

“Secondo diversi legislatori degli Stati Uniti, il momento attuale ricorda quanto accaduto con Big Tobacco. Può darsi sia vero. Ma ricordiamoci, ci sono voluti decenni prima che saltassero fuori i primi report interni sui pericoli delle sigarette, e prima che venissero intentate azioni legali e create norme per proteggere i consumatori da Big Tobacco. Perciò, è da vedersi”.

I Facebook Papers e il vostro libro “Facebook, l’inchiesta finale” possono essere considerati un primo passo in questa direzione?

“Siamo orgogliose che “Facebook, l’inchiesta finale” sia stato una fonte di informazioni e maggiore consapevolezza sul modus operandi di questa azienda. Il nostro intento era proprio questo: mettere in evidenza il legame tra business e tecnologia. Pensiamo e speriamo di aver contribuito a formare una opinione pubblica conscia de modello di business e di leadership di Facebook”.

La copertina del libro
La copertina del libro

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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