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C'era una volta il carbone: ecco perché le centrali stanno per scomparire

L’impianto di Ratcliffe-on-Soar, presso Nottingham, nel Regno Unito (foto: Getty Images)

Nonostante la campagna elettorale di Donald Trump, durante la quale c’erano stati degli ammiccamenti verso l’energia prodotta trattando il carbone, il futuro di questo settore appare incerto e in declino.

Tralasciando le promesse del Presidente degli Stati Uniti, notoriamente scettico sui temi dell’ecologia e dell’ambiente, ci sono comunque fatti incontrovertibii sull’andamento del carbone – un tempo il modo più conosciuto per produrre energia, con enormi impianti industriali costruiti ovunque nel pianeta. Un fatto evidente è la vendita o la chiusura, da parte delle multinazionali dell’energia, dei loro impianti a carbone.

Ad esempio il colosso minerario Rio Tinto ha annunciato di aver ceduto tutte le sue attività riguardanti i combustibili fossili, concentrandosi al contrario sul business del rame e dei metalli per batterie. Il più grande esportatore del mondo del carbone, Glencore, ha dichiarato di voler limitare la produzione di carbone. Le motivazioni? Per motivi promozionali, si cita il clima e la lotta contro il riscaldamento globale. Ma i motivi veri sono diversi.

A mancare sono i finanziamenti di un tempo. Infatti i nuovi progetti per l’estrazione del carbone sono sempre di meno; i governi – soprattutto europei – non investono nel settore; i mercati sono disinteressati perché può rappresentare una cattiva pubblicità; in alcune zone del mondo non è più conveniente per la bassa redditività e i rischi industriali connessi.

I paesi in via di sviluppo stanno superando la fase dell’investimento sul combustibile fossile, perché ora c’è la gara verso le rinnovabili, sulle quali girano più capitali. La Cina, che è una potenza globale nonostante abbia finito la fase di sviluppo da poco (ora è in consolidamento) ha esteso il divieto di importazione di carbone australiano all’inizio del 2019.

Un’altra voce importante di spesa per le aziende che si occupano di carbone è la copertura assicurativa: gli incidenti sul lavoro possono essere frequenti e il miglioramento delle condizioni contrattuali dei lavoratori (rispetto al passato) ha ‘costretto’ le aziende a investire maggiormente sulla sicurezza.

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