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Cgia: dal 2007 monte ore lavorate crollato di 2,3 miliardi -3-

Fgl

Roma, 18 gen. (askanews) - La ripartizione geografica dove la flessione delle ore lavorate è stata maggiore è il Mezzogiorno. Tra il 2007 e il 2016, rivela la ricerca della Cgia, (ultimo anno in cui i dati regionali sono a disposizione) la contrazione è stata del 10,7 per cento (pari a -1,4 miliardi di ore lavorate), contro il -5,8 per cento del Nordest (- 563 milioni), il -5,7 per cento del Nordovest (-755 milioni) e il -5,1 per cento del Centro (-491 milioni).

A livello regionale le riduzioni più importanti si sono verificate in Molise e in Sicilia (-12,4 per cento in entrambi i casi), in Campania (-12,3 per cento) e in Basilicata (-11,1 per cento). Per contro, la Lombardia (-4,8 per cento), il Lazio (-2,9 per cento) e il Trentino Alto Adige (-1,1 per cento) sono state le regioni meno interessate da questo fenomeno.

Come era prevedibile, tra il 2008 e il 2018 l'escalation del numero di dipendenti a tempo parziale ha interessato soprattutto il Sud (+355.000 unità pari a una variazione del +55,4 per cento). Più contenuto il dato che ha riguardato il Centro (+226.000 pari al +41,1 per cento), il Nordovest (+275.000 pari al +35,7 per cento) e il Nordest (+187.000 pari al +30,1 per cento). Campania, Calabria e Puglia, invece, sono state le regioni con la più elevata percentuale di crescita, rispettivamente del 68,6, del 66,7 e del 62,3 per cento. Marche (+26 per cento), Umbria (+22,8 per cento) e Veneto (+12 per cento) sono stati, infine, i territori meno coinvolti dall'aumento della "precarizzazione" del mercato del lavoro.