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Cgil: dal 2008 più occupati ma cresce il tempo determinato -2-

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Roma, 6 ott. (askanews) - Per il lavoro dipendente, lo scarto residuo è del -0,8% in presenza però di un numero decisamente maggiore di occupati rispetto al 2008 (oltre 900mila) e, quindi, con un consistente minor numero di ore effettive pro capite, mentre dovrebbero essere più alte. Questo per effetto dell'aumento del part time e per vuoti di attività legati al tempo determinato.

Sono fattori particolarmente preoccupanti in un Paese con un tasso di occupazione già basso, spiega la fondazione Di Vittorio. La ricerca si sofferma tra l'altro sui temi del part time involontario e del tempo determinato. La percentuale del part time è leggermente inferiore alla media dell'Eurozona. E' però nettamente più alta in Italia la percentuale di part time che è involontario (64,2% contro 26,5% nel 2018) ed è cresciuta di 24 punti dal 2008. Nel 2019 il part time involontario ha proseguito la sua crescita, arrivando nel secondo trimestre al 64,8% pari a 2,9 milioni di occupati.

La media delle ore settimanali, simile a quella francese, è leggermente più alta rispetto all'Eurozona (22 ore contro 19), ma la retribuzione media oraria risente di una forte penalizzazione (-33,6% in Italia contro -17,5% nell'Eurozona) e, quindi, la retribuzione finale è inferiore. Minore retribuzione oraria con più ore lavorate, maggior utilizzo nelle fasce centrali dell'occupazione, sono una parte della spiegazione dell'alto tasso di part time involontario in Italia.

(segue)