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Cgil: dal 2008 più occupati ma cresce il tempo determinato -3-

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Roma, 6 ott. (askanews) - Lo stock di dipendenti a tempo determinato è cresciuto fino a oltrepassare nel 2018 quota 3 milioni, livello superato anche nel 2019. La percentuale sui dipendenti risulta nel secondo trimestre dell'anno superiore alla media Eurozona (17,2% contro il 15,9%). In Italia, inoltre, il lavoro a termine è per l'80% involontario contro il 51% dell'Eurozona e ha durata spesso molto breve.

Questo utilizzo di part time e tempo determinato involontario è plausibilmente utilizzato da una parte di imprese ai fini di competitività di costo e fa crescere la quota di lavoro povero nell'occupazione, sottolinea la fondazione Di Vittorio. Al basso tasso di occupazione italiano corrisponde un tasso di disoccupazione in calo, ma che resta più alto della media dell'Eurozona. Conseguentemente il tasso di inattività (al secondo trimestre 2019 in Italia del 34%) è di +7,6 punti percentuali rispetto all'Eurozona. Si tratta di circa 13 milioni di persone, di cui circa il 70% dichiara esplicitamente di non essere interessato a lavorare e dove si cela una quota di disoccupazione nascosta.

L'impatto sul mercato del lavoro di un Pil stagnante da ben cinque trimestri e del mancato recupero dei livelli precrisi si è per adesso materializzato in termini di peggioramento delle tipologie di lavoro (crescita part time e tempo determinato, flessione indipendenti) e di calo di ore lavorate più che sul numero assoluto di occupati. Ma, perdurando la fase di stagnazione, non si può dare per scontata questa tenuta in futuro.