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Cgil: rinviate a Consulta e Corte Ue norme su licenziamenti

Fgl

Roma, 29 nov. (askanews) - Roma, 29 novembre - "La Corte di Appello di Napoli, in data 27 novembre, inserendosi nell'attuale 'dialogo tra le Corti', ha effettuato, per la prima volta in Italia, un doppio rinvio, investendo sia la Corte costituzionale che la Corte di giustizia europea del giudizio di legittimità riguardante la disciplina dei licenziamenti collettivi dettata dal jobs act. Due pronunce che confermano l'illegittimità del sistema delineato dal jobs act, così come da noi sempre denunciato". Lo rende noto la Cgil Nazionale in un comunicato.

Nel dettaglio, la Confederazione fa sapere che "la Corte d'appello si è posta il problema della normativa sanzionatoria applicabile al licenziamento della lavoratrice. La Corte ha rilevato, infatti, che la lavoratrice era tutelata in forma minore rispetto ai 'colleghi' anch'essi licenziati che, in ragione della data di assunzione (antecedente al 7 marzo 2015) potevano rivendicare la reintegra nel posto di lavoro. La lavoratrice, viceversa, poteva aspirare esclusivamente a una modesta tutela indennitaria, compresa tra 4 e 24 mensilità, in ragione della ridotta anzianità aziendale".

"Nella prima ordinanza, destinata alla Corte costituzionale, - spiega la Cgil - il giudice ribadisce le critiche al sistema del jobs act rilevando la diversità del caso esaminato rispetto a quello già deciso dalla Corte Costituzionale con la sentenza 194/18 che riguardava un licenziamento individuale. Per queste ragioni, la Corte d'appello napoletana ha sollevato questione di legittimità costituzionale sotto tre profili: disparità di trattamento e inefficacia della tutela accordata dal jobs act; violazione di norme fondamentali dell'Unione europea; eccesso di delega".(Segue)