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Champions League, la Juventus ricorda l'Heysel a 37 anni da quella partita maledetta

Calcio Juve Heysel
Calcio Juve Heysel

39 vittime e oltre 600 feriti… basta questo per far riafforare alla mente quei drammatici ricordi legati alla strage dell’Heysel avvenuta quel maledetto 29 maggio 1985 prima dell’inizio della finale di Champions League che è stata disputata tra Liverpool e Juventus.

Ora a distanza di 37 anni da quella partita e a poche ore dagli scontri allo stade de France, ironia della sorte anche in questo caso prima della finale Liverpool-Real Madrid, i ricordi appaiono più accesi che mai. La Juventus per l’occasione ha scritto un comunicato dove con parole molto toccanti è stata onorata la memoria delle vittime.

Calcio, la Juventus ricorda le vittime dell’Heysel: ecco cosa successe

La strage dell’Heysel per certi versi era già annunciata ben prima che i cancelli dello stadio si aprissero e accogliessero i tifosi. L’impianto infatti, ormai vecchio e decadente, non era adeguato ad ospitare una finale di Champions League, per quanto nel corso dei decenni precedenti ne avesse ospitate diverse.

Il risultato è stata una serie di scelte logistiche, ma non solo prese in modo scriteriato e senza tenere conto del cattivo stato dello stadio a cominciare dal numero massimo di tifosi che poteva ospitare che era di circa 60mila, numero di fatto che, come ci racconta la Storia venne ampiamente superato. Quello tuttavia era solo uno dei tanti problemi: le mura che dividevano i settori, gli stessi spalti e i servizi igienici erano malridotti.

La strage e la morte dei 39 tifosi

I tifosi italiani che vennero accolti in quel giorno furono destinati ai settori M, N e O. Quelli del Liverpool furono invece sistemati nei settori X e Y. Vi era poi un’area neutra, il settore Z che sarebbe stata destinata ai soggetti appartenenti ad entrambe le tifoserie. Di fatto quello che successe è che questo settore fu occupato dalla tifoseria “più tranquilla”: dalle famiglie ai semplici simpatizzanti in gran parte bianconeri.

Claudio Pozzi che fu uno dei sopravvissuti alla strage a Varese News ha raccontato:

“I primi lanci di bottiglie cominciarono a metterci sul ‘chi va là’. Eravamo a circa 50 metri in linea d’aria e la maggior parte degli oggetti si fermava prima di noi ma realizzai che il peggio stava per arrivare quando una di queste bottiglie si frantumò sulla faccia di un tifoso alle nostre spalle. Sentimmo il suo urlo di dolore, ci voltammo e il sangue gli aveva già ricoperto il viso”.

Come sappiamo purtroppo questo fu solo l’inizio e le numerose immagini drammatiche ce lo ricordano continuamente.

Il comunicato della Juventus

La Juventus per ricordare quella drammatica partita ha scritto sul suo sito istituzionale: 

“Quando la memoria va a una tragedia incredibile, come quella che il 29 maggio del 1985 si verificò all’Heysel, in occasione della finale di Coppa dei Campioni che contrapponeva la Juve al Liverpool, le emozioni si accavallano.
Ci sono i ricordi di chi era lì, quella sera, e che difficilmente da allora è riuscito a guardare una partita di calcio con la stessa gioia e la stessa serenità, perché il giorno dell’Heysel è uno di quelli che segna un prima e un dopo.
C’è l’orrore di chi magari nemmeno era ancora nato allora, ma quando guarda quelle immagini, in un documentario, o su Internet, stenta a credere che siano vere, che siano successe. C’è poi il dramma, sempre vivo, delle trentanove famiglie che quella notte videro la loro vita cambiare. Le famiglie delle vittime, a cui non smetteremo mai di stringerci, nel pensiero e nel ricordo, oggi e tutti i giorni. Perché l’Heysel è un ricordo che dura – e deve durare – per sempre”.

Dalla corona di fiori di Dalglish al Tweet dell Fiorentina: “Il rispetto non conosce colori”

Sono in tanti nel frattempo a ricordare la memoria delle 39 vittime a cominciare dalla leggenda dei Reds Kenny Dalglish che ha deposto una corona di fiori sotto la curva dei tifosi inglesi. L’uomo proprio 37 anni fa era uno degli undici titolari del Liverpool. La Fiorentina invece attraverso un breve Tweet ha scritto: “Il rispetto non conosce colori”.

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