Che cosa è lo spending review

L’obiettivo è sempre lo stesso: tagliare la spesa pubblica. Se l’Italia vuole raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, come richiesto dall’Europa, occorre mettere mani alle voci di spesa dei Ministeri. In una parola, agire sullo “spending review”. Cercare, dove possibile, di far diminuire i costi. Il discorso è semplice: se aumentano le tasse e la crescita è pari allo zero, il Paese è in recessione. E se la crescita continuerà a mancare non si potrà ridurre il rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo, considerato appunto che il Pil scenderà. Cosa farà, allora, il governo dei tecnici?

L’unica carta da giocare è quella dello spendig review, se non si vogliono alzare ulteriormente le imposte a carico dei cittadini. Analizzare, una per una, le spese delle amministrazioni pubbliche per decidere dove si possono usare le forbici. E’ un lavoro che il governo Monti ha giustamente iniziato dal primo giorno e che adesso pare entrare nel vivo. Il ministro-professore incaricato a stilare l’attesissimo rapporto è Piero Giarda, che è titolare dei Rapporti con il Parlamento. La parola d’ordine è comprimere la spesa, non solo tagliare: i costi devono diminuire in termini assoluti, anche nell’ipotesi in cui il Pil dovesse tornare a crescere in futuro. Per capire meglio la portata dell’intervento, è utile dare uno sguardo al Def, Documento di Economia e Finanza. La tabella sul conto economico delle amministrazioni centrali parla chiaro: la spesa pubblica quest’anno deve calare di 10 miliardi di euro, passando da 352 a 342 miliardi. Nel 2013 si dovrà registrare un ulteriore calo fino ad arrivare a quota 339 miliardi. In totale si tratterebbe di 13 miliardi in due anni. Nello specifico, rispetto al 2011, le uscite per gli stipendi dei dipendenti pubblici (esclusi quelli degli ospedali e dei Comuni) scenderanno di 1,5 miliardi su 95; i trasferimenti complessivi si riducono di quasi 10 miliardi; i consumi dovrebbero essere ridimensionati di 3 miliardi e mezzo.


“Quando si tratterà di passare dai progetti ai fatti occorrerà una vera e propria task force”, ha detto il ministro Giarda, come riportato da Il Messaggero.  “Per quanto mi riguarda ho avuto collaborazione piena –ha precisato – dai Ministri e dalle strutture ministeriali. E non lo dico per diplomazia perché è ovvio che su questa materia convivono anche opinioni legittimamente diverse. Tuttavia da parte di tutti c’è la consapevolezza che la riduzione della spesa è un passaggio ineludibile”. I ministeri passati sotto la lente d’ingrandimento finora sono sei. Anna Maria Cancellieri, agli Interni, ha avviato un delicato lavoro finalizzato a valutare la qualità della spesa nelle Prefetture. Il Guardasigilli, Paola Severino, si sta concentrando sulla chiusura di molti tribunali minori; la Difesa mira a ridurre personale, anche se resta da capire come si comporterà sull’eliminazione di alcune indennità riconosciute ai militari e agli Esteri spetta il compito di riorganizzare la rete delle sedi e degli stipendi del personale. Sotto esame anche Istruzione e Affari Regionali.

Non c’è, però, molto tempo. Lo spread, in costante crescita, è il termometro di un certo nervosismo che regna sui mercati. Il governo, per far tornare un po’ di fiducia tra gli investitori, dovrebbe puntare deciso sul taglio della spesa, senza aumentare ulteriormente la pressione fiscale. “Tra infrastrutture, lavori, investimenti a favore delle aziende che investono, stiamo parlando di oltre 100 miliardi di interventi anche nel breve medio periodo”, è il commento di Corrado Passera, ministro dello Sviluppo. Iniziative per favorire la crescita perché “i cittadini chiedono cose concrete molto forti che compensino i sacrifici che bisogna fare tutti insieme per portare il Paese al di là del guado”, ha aggiunto il ministro Passera, a margine di una visita al Salone del Mobile a Milano. “Spending review vuol dire riduzione ma anche aumento, in certi campi come futuro, innovazione, ricerca, accompagnamento alle aziende e sostegno alle esportazioni. Lo spazio per ridurre i costi c’è”. Partendo dal campo sanitario, razionalizzando investimenti duplicati o triplicati e mettendo in comune gli investimenti in ambito informatico.