Che cosa sono le agenzie di rating

Con l’arrivo della crisi siamo stati costretti ad aggiornare il vocabolario e anche in una discussione al bar, insieme a termini come “fuori gioco” e “pit stop”, si può sentire parlare ormai di “agenzie di rating”. Ma di che cosa si occupano di preciso questi istituti e chi sono i proprietari? E ancora: che cosa si intende quando si parla di “tripla A”, di titoli “spazzatura” o di altri giudizi espressi proprio da queste società?

Il rating, innanzi tutto, è una valutazione della qualità del debito di un emittente di titoli. Dopo avere analizzato alcuni parametri prestabiliti, l’agenzia dà un giudizio sulla capacità di onorare il proprio debito a una società, o anche a uno Stato, a un singolo titolo o a un settore nel suo complesso. La scala utilizzata è compresa di solito tra AAA, il livello di maggiore affidabilità, e D, il peggiore. Oltre a questa “pagella”, gli analisti presentano anche un “outlook”, cioè le aspettative sull’andamento nel prossimo futuro.

Le “tre sorelle” del rating, come vengono spesso chiamate le maggiori società del settore, sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Queste tre si spartiscono circa il 95% del mercato del rating. Ma questo non vuole dire che siano prive di conflitti d’interesse o totalmente super partes, come ci si potrebbe aspettare. Tutt’altro.

La maggiore agenzia per dimensioni è Standard&Poor’s, che fa capo al colosso McGraw-Hill Companies. Nel dettaglio, come riferisce il sito Wall Street Italia, “S&P’s è controllata al 12,45% da Capital World Investors, al 5,44% da Blackrock, al 4,7% da Harold McGrow III, al 4,3% da State Street, 4,2% da Vanguard Group, al 3,8% da Oppenheimerfunds, al 3,35 da T Rowe Price Associates, al 2,9% da Jana Partners e al 2,3% da Ontario Teachers Pension Plane. Il restante 56,61% è invece controllato da altri minori e dal mercato”. In poche parole, dunque, il destino di questa società è legata a grandi fondi d’investimento e ad altre società finanziarie.

E la situazione non cambia per Moody’s Investors Service, seconda quanto a dimensioni ma oggetto di critiche almeno quanto le altre sorelle. L’agenzia è controllata con oltre il 12% dalla Berkshire Hathaway dell’oracolo di Omaha, Warrent Buffet, e quote rilevanti, stando sempre a quanto riportato da Wall Street Italia, sono in mano anche a Capital World Investors, Blackrock, Davis Selected Advisers e altri.

L’ultima big del settore, infine, è Fitch, la sola a non essere controllata da una società statunitense e a non essere quotata in Borsa. Questa agenzia è in mano, per oltre la metà, alla francese Fimalac.

Quanto ai giudizi espressi, in modo estremamente sintetico possono essere suddivisi in alcune macro-categorie. Il voto più lusinghiero è la tripla A, che indica una capacità estremamente elevata da parte dell’emittente di ripagare un debito. In altre parole, acquistare un titolo con una valutazione di questo genere dovrebbe significare andare sul sicuro, anche se i rendimenti saranno più bassi rispetto a quelli promessi da titoli considerati più rischiosi.

La doppia A è un gradino più sotto: la capacità resta “alta”, mentre è “solida” nel caso di singola A, ma si tratta comunque di una società (o di uno Stato) che non dovrebbe presentare particolari problemi d’insolvenza

Scendendo ancora di un “notch”, la qualità del debito è “media”. Quando si legge BBB, BB o B (e le rispettive varianti, a seconda dell’agenzia considerata), significa che il rimborso del debito e degli interessi è molto probabile nel breve periodo, ma è più rischioso nel lungo periodo e potrebbe subire contraccolpi pericolosi da avverse condizioni di mercato.

Proseguendo per questa scala, si troverà quindi il giudizio CCC, CC o C. In questo caso, l’investitore si trova ad avere a che fare con un debito speculativo, con alti rendimenti ma elevate probabilità di insolvenza. Insomma, mettendo i soldi in un debito di questo genere si rischia davvero di restare con un pugno di mosche in mano. E un rating pari a D, infine, indica uno stato di insolvenza.

Come interpretare i vari livelli delle agenzie di rating:
Come interpretare i livelli di rating di Standard&Poor's, Moody's e Fitch