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Che succede se il centrodestra non scioglie il nodo candidatura per il Quirinale

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AGI - La partita del Quirinale per ora si gioca per schemi. Per il Pd c'è il 'piano A', ovvero Draghi, quello B ovvero una convergenza di tutto il Parlamento sul Mattarella bis, e infine quello C, ovvero una figura che faccia da ponte tra centrodestra e centrosinistra. In quel caso il preferito è Amato, ma non si escluderebbe Casini.

Il Movimento 5 stelle per ora non ha scoperto le carte: Conte ha ipotizzato l'ex ministro Severino, nei giorni scorsi non avrebbe chiuso a Casini (le cui quotazioni sarebbero in discesa perché non sarebbe la prima scelta né della Lega né di Berlusconi) che ha il gradimento di Renzi, anche se il leader di Italia viva, al pari di Letta (i due si sono incontrati oggi e hanno deciso per una comune strategia in Aula, concordando sulla necessità di un patto di fine legislatura), preferirebbe di gran lunga puntare su Draghi. La trattativa dietro le quinte è sul governo, sempre il leader di Iv vede un esecutivo istituzionale, ma al momento anche i nomi di Cartabia e Colao non raccolgono un largo consenso tra le forze politiche.

La partita si sbloccherà sabato dopo il vertice del centrodestra. Se Berlusconi dovesse decidere di candidarsi Lega e Fratelli d'Italia, al pari dei centristi, darebbero il via libera. Altrimenti si andrà su una figura, come dice Salvini, di alto profilo. Ma anche i nomi come Casellati e Pera difficilmente otterrebbero una larga convergenza. Il sospetto nell'ex fronte rosso-giallo che sia la prima che la seconda siano delle opzioni in campo magari da spendere alle prime tre votazioni, sempre qualora Berlusconi non dovesse avere i numeri.

Ma il Pd ha già detto che non voterà un candidato di centrodestra. Da qui l'impasse che potrebbe, gioco forza, favorire proprio il presidente del Consiglio. "Ti conviene intestarti Draghi", continua a suggerire una parte di FI al Cavaliere. Ma l'ex premier per ora resiste ed elenca agli interlocutori i motivi per cui a suo dire il premier dovrebbe restare a palazzo Chigi. Draghi non ha detto una parola sul 'dossier Quirinale' in Consiglio dei ministri. Riterrebbe in ogni caso, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari della maggioranza, i due temi - quello del Colle e quello del governo - non legati uno dall'altro. "Alla fine il rischio è che si vada su Draghi e per noi sarebbe un disastro", dice un senatore del partito di via Bellerio. Ma anche nel Movimento 5 stelle il fronte di chi non vuole il premier al Colle 'resiste'.

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