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Chef e fieristi fanno sentire la loro rabbia. Petardi e bottiglie dei soliti estremisti rovinano tutto

Giacomo Galanti
·Giornalista, HuffPost Italia
·2 minuto per la lettura
(Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)
(Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)

Il lancio di bottiglie e petardi da parte di qualche estremista di destra, con la pronta risposta delle forze dell’ordine, si è preso la scena al posto di chi, tra ristoratori, chef, personal trainer, insegnanti di danza e recitazione, mercanti in fiera, si è trovato a Roma per protestare contro le chiusure imposte dal governo. Peccato per loro che la manifestazione promossa dal movimento “IoApro” non fosse stata autorizzata e la loro meta, piazza Montecitorio davanti alla Camera dei deputati, sia rimasta inaccessibile. Chiusa dai camion e dai cordoni di polizia, carabinieri e guardia di finanza in tenuta antisommossa, memori di quanto accaduto la scorsa settimana. Chiusa è rimasta anche piazza di San Silvestro da cui doveva partire il corteo. Insomma, oltre ai manifestanti, nel centro di Roma si vedono solo giornalisti e forze dell’ordine.

Prima delle 15, per un paio di ore, tutte fila liscio. Il tempo non è dei migliori, la pioggia va e viene, il sole non si vede mai. La piazza, con qualche centinaio di persone, si riempie di accenti e dialetti che vanno dal Piemonte alla Sicilia. Nelle parole e nelle facce delle persone prevale la rabbia. Ma non mancano la rassegnazione e la disperazione. Ci sono Riccardo e Mauro, uno di 26 e l’altro di 28 anni, facce da bravi ragazzi. Sono sardi e sono partiti da Cagliari alle 3 di mattina. Hanno aperto lo scorso giugno un locale a Porto Frailis. Hanno investito i loro risparmi con 12 dipendenti. Ora sono rimasti in tre. “Non vediamo la luce, ormai si lavora a singhiozzo. Siamo a Roma per chiedere un po’ di chiarezza”. A sedere in un angolo c’è Gianni, titolare e cuoco della “Bettola del pescatore” a Castellamare di Stabia. Faccia tirata, mentre ci parla si infila la giacca da chef: “Almeno oggi me la metto - dice -. Qua ci devono dire quando riapriamo, a pranzo e a cena. Noi facciamo tutto, ma non possiamo pagare per tutti...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.