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Chi è Julia Ducournau, la seconda donna a vincere il festival di Cannes 2021 (passando alla storia)

·4 minuto per la lettura
Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images
Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images

Ventotto anni dopo Jane Campion, è arrivata lei, Julia Ducournau: la francese trentenne, cresciuta a pane e horror, che ha vinto il festival del cinema di Cannes 2021 ridando per la seconda volta visibilità alla creatività femminile. La nostra ha primeggiato con un film a dir poco disturbante, Titane, anni luce lontano da Lezioni di piano ma non per questo meno originale. La storia, violentissima e fluida, farà discutere. La riassumiamo al volo: la protagonista è la ventenne Alexia, una serial killer con una placca di titanio nella testa (da qui, il titolo del film), in fuga dalla polizia. Per sfuggire ai suoi inseguitori, e proteggere il figlio che porta in grembo, diventerà un uomo stravolgendosi i connotati con violenta disperazione. Piccolo particolare: il padre del bambino è... un'auto. "Siamo al di là dei concetti di genere, è nell'amore che sentiamo chi siamo senza determinismo", ha spiegato Julia.

Photo credit: VALERY HACHE - Getty Images
Photo credit: VALERY HACHE - Getty Images

Ma chi è Julia Ducournau? Nata a Parigi nel 1983, è una giovane sceneggiatrice e regista (sì, a Hollywood sei hai 37 anni e stai dietro la macchina da presa sei praticamente un'adolescente della creatività, ndr). Non è una figlia d'arte: i suoi genitori sono veterinari e, quanto al suo curriculum, è decisamente corto ma eloquente. Prima di Titane ha praticamente fatto un solo film: Raw. Come esordio, però, è stato folgorante: la storia ruota attorno a una vegetariana che, dopo essere stata vittima di atti di bullismo, diventa una serial killer cannibale. La pellicola, dai toni horror, vince il Premio FIPRESCI nella settimana internazionale della critica a Cannes nel 2016. Prima di Raw, Julia ha diretto giusto un cortometraggio che, peraltro, è stato premiato anch'esso a Cannes: era il 2011 e l'opera, dal titolo Junior, si è aggiudicata il Petit Rail d'or. Anche in questo caso la storia è singolare: ha per protagonista il simpatico Junior, un tredicenne con un singolare senso dell'humor, che inizia a subire una metamorfosi in seguito a un virus intestinale. E poi, per l'appunto, c'è il successo Titane, con le sue scene violentissime, infarcite di sesso estremo (compreso con una macchina), incesti e mutilazione.

Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images
Photo credit: Stephane Cardinale - Corbis - Getty Images

Julia Ducournau ha insomma una fantasia piuttosto "vivace" (eufemismo). Forse c'entra in qualche modo la piccola disavventura che le è accaduta a soli cinque anni: non sentiva bene da un orecchio e così i suoi genitori l'hanno portata da un otorinolaringoiatra dai metodi sperimentali che le ha infilato nell'orecchio un'asticella acuminata, senza prima somministrarle alcuna anestesia: "un tipo di terapia molto antica e molto dolorosa che, tra l'altro, non è servita a niente", ricorda Ducournau.

La sua formazione è stata inoltre a pane e horror. Ne ha visti tantissimi: il primo a soli sei anni. Facendo zapping in tv incappò in Non aprite quella porta e lo guardò dall'inizio alla fine: "Fui più affascinata che spaventata, mi sembrava un cartoon pieno di pupazzi". Poi, a dieci anni aveva già promosso Edgard Alan Poe a proprio scrittore di riferimento e aveva peraltro sviluppato una insana curiosità per i manuali medici utilizzati da mamma e papà. Il corpo, con le sue infinite variabili, malattie e mutazioni, già l'affascinava. Crescendo è andata avanti a guardare film dell'orrore (avrebbe una passione per Ruggero Deodato e Dario Argento), ma nel frattempo si è portata a casa anche una laurea in letteratura, anzi due: prima in Francia e poi a New York, alla Columbia University. "Nella mia formazione hanno avuto una influenza decisiva tanto la mitologia greca quanto i film di David Cronenberg", assicura. La fascinazione per i film horror nasce dalla loro capacità di "portare sullo schermo le nostre paure e i nostri desideri, parlando così all'individuo", continua Julia Ducournau, "se, vedendo Titane, i critici hanno litigato allora vuol dire che la mia missione è compiuta: ho girato il film proprio per suscitare un dibattito e dimostrare che la società è fluida". A proposito di fantasie&incubi: l'idea del film di Titane nascerebbe proprio da un sogno della regista: "ho un incubo ricorrente: sono incinta e poi partorisco pezzi di motori".

Che dire? É nata una stella e sentiremo ancora a lungo parlare di lei...

Photo credit: Kate Green - Getty Images
Photo credit: Kate Green - Getty Images
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