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Chi è Yuriko Koike, prima governatrice donna in Giappone e simbolo della lotta per la parità di genere

·3 minuto per la lettura

Quando nel luglio dello scorso anno è stata rieletta come Governatrice di Tokyo, ha collezionato la bellezza di oltre tre milioni di voti, stravincendo sugli avversari, tutti - inutile dirlo - maschi. Di certo non deve essere facile ricoprire un ruolo di potere in un Paese come il Giappone, dove la distinzione tra gli uomini e le donne è sempre stata molto netta, e in cui le donne fino a non troppo tempo fa erano tenute lontane dal ricoprire ruoli importanti all'interno della società, della vita politica e nel mondo del lavoro. Eppure, questa elegante signora ce l'ha fatta. In politica dagli anni Novanta, nel 2008 fu addirittura vicina a diventare Primo Ministro, prima di diventare la prima Governatrice donna di Tokyo, trovandosi ad affrontare una pandemia che ha visto il Giappone travolto dal Covid e le tanto attese Olimpiadi. Ma chi è Yuriko Koike, ormai simbolo dell'emancipazione femminile in Giappone? Nata in una ricca cittadina vicino a Kobe da una famiglia con la passione per la politica - suo padre si candidò alle elezioni nazionali nel 1969 - ha potuto contare su una buona istruzione, cosa non sempre scontata per una ragazza in Giappone. Affascinata dal mondo arabo, lasciò la facoltà di Sociologia per trasferirsi in Egitto; qui cominciò a lavorare come interprete e, poco dopo, divenne giornalista. A 21 anni si sposa, ma il matrimonio dura poco, forse perché Yuriko è molto concentrata sul suo lavoro e, come molte donne giapponesi, vita personale e vita professionale non sono facilmente conciliabili. Quando alla fine degli anni Settanta ritorna in Giappone, diventa un celebre mezzobusto al telegiornale. La sua carriera giornalistica, fatta di grandi successi, proseguirà fino agli anni Novanta, quando decide di buttarsi in politica: viene eletta nella Camera dei Rappresentanti, poi diventa Ministro dell'ambiente e Ministro di Stato per gli affari di Okinawa, prima di diventare Ministro della difesa durante il mandato del primo ministro Shinzō Abe.

Photo credit: Getty Images
Photo credit: Getty Images

La vittoria alle elezioni del 2016 hanno consacrato Yuriko Koike come prima donna in Giappone a ricoprire una carica politica di estrema importanza, ma hanno inaugurato anche una fase nuova per il Paese, una fase in cui le donne devono necessariamente affermare il proprio ruolo e avere il loro spazio all'interno del mondo lavorativo. Non a caso, le sue riforme sono sintetizzate nelle cosiddette "cinque C": controllo, competizione, cambiamento, creatività e comunicazione. Sono queste le parole chiave sulle quali il Giappone deve investire, se vuole uscire dalla sua condizione di chiusura, in cui le donne fanno molta fatica ad affermarsi.
Nel Sol Levante sono infatti moltissime le donne che, dopo il matrimonio e i figli, lasciano il proprio posto di lavoro per accudire la famiglia. E sono poche quelle che, una volta mandati i figli a scuola, riescono a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Quelle che lo fanno, alla fine accettano lavori di basso profilo, inadeguati rispetto alle loro competenze e al loro curriculum. Una condizione, quella delle donne giapponesi, che ha portato la governatrice a scendere in campo in prima persona a sostegno dell'empowerment femminile. Un impegno che si concretizza in iniziative pratiche, come per esempio un grande aumento dei posti negli asili nido, proprio per favorire la ripresa del lavoro da parte delle neo-mamme. Ma non solo. La Koike si è distinta per le battaglie in ambito ambientalista, che l'hanno vista impegnata in prima persona in campagne green, come quella che invitava in cittadini della metropoli a non utilizzare i sacchetti di plastica e di ritornare ai tradizionali furoshiki - pezzi di stoffa avvolti a mo' di fagotti. Amata dal popolo, è entrata nell'immaginario pop del paese, arrivando addirittura ad apparire in un celebre anime. Che sia lei la prossima premier nipponica?

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