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Chi confonde le idee dei mercati?

·3 minuto per la lettura

Chi frequenta le Borse da tempo sa bene che le vie dei mercati finanziari sono infinite, quasi come quelle del Signore.

Perciò pretendere che attuino sempre percorsi direzionali lineari è una pia illusione, destinata ad infrangersi contro le fasi in cui i rigurgiti di volatilità confondono e spiazzano le facili convinzioni.

Da tre mesi a questa parte lo abbiamo visto più volte. Basti l’esempio dell’indice più rappresentativo dei mercati azionari globali, l’americano SP500. Ieri, alla fine di una seduta passata tutta in discesa, ha segnato l’ultimo livello della giornata a quota 4.659 (-1,42%). La prima volta che l’indice delle 500 maggiori società USA raggiunse questo livello fu il 3 novembre 2021. Dopo 2 mesi e mezzo è di nuovo lì. Affrettatamente si potrebbe concludere che “in due mesi e mezzo il mercato azionario USA non è andato da nessuna parte”. Sbagliato. Per non andare da nessuna parte si è mosso un sacco. Quota 4.659 è stata attraversata ben 23 volte in 50 sedute. Per la precisione 12 volte al rialzo e 11 volte al ribasso. Significa che quasi metà delle sedute ha visto l’indice passare da quel livello. In queste 50 sedute il minimo è stato fatto a 4.495 (il 3 dicembre) ed il massimo a 4.819 (il 4 gennaio). L’ultima curiosità statistica è che l’indice in questi due mesi si è allontanato dal valore attuale per 160 punti al rialzo e 164 punti al ribasso. Ciò significa che ora è tornato praticamente al baricentro delle ultime 50 sedute.

Questi numeri rivelano molta incertezza direzionale e molta volatilità, con frequenti cambiamenti di direzione, tutti di corto respiro. L’opposto di quel che si vide un anno prima, quando nelle 50 sedute successive al 3 novembre 2020 l’indice SP500 progredì con forte direzionalità e praticamente senza incertezze, mettendo a segno 379 punti di rialzo (oltre +11%, non so se mi spiego…).  

Ora non è più così. Anzi, questa fase non direzionale e più volatile è la cuccagna dei manipolatori (i grandi fondi hedge e le banche d’affari), che riescono facilmente a creare volatilità di cui approfittano, ma è anche la disperazione dei trader “trend following”, che si trovano ad inseguire il trend che non c’è e vengono massacrati dagli stop loss.

Abbiamo anche potuto osservare ripetutamente che il comportamento del mercato prescinde del tutto dai dati economici.

Ieri il forte calo, in una giornata senza dati macroeconomici, ha seguito il rialzo del giorno precedente, attuato nonostante un dato sull’inflazione piuttosto brutto, che, secondo logica, avrebbe dovuto far scendere i listini.

Invece la discesa è avvenuta a scoppio ritardato. Dobbiamo pensare che i mercati ci abbiano messo un giorno a capire il dato sull’inflazione? Certamente no. Possiamo pensare che mercoledì non erano ancora “pronti” allo storno, o se preferite, alle mani forti, a cui ultimamente piace giocare in contropiede, faceva più comodo confondere le acque.

Oggi i media ci spiegheranno che il calo di ieri è dovuto all’ingarbugliarsi del dialogo tra USA e Russia sulla questione Ucraina… Ma i russi stanno ammassando truppe da due mesi ai confini con l’Ucraina. I mercati se ne sono accorti solo ieri?

Comunque la si giri, questo è un periodo in cui i mercati hanno le idee confuse e fino a quando non se le chiariranno non vedremo impulsi direzionali di un certo spessore.

Bisogna vivere alla giornata e meno si azzarda, meglio è.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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