Chi controlla le banche europee?

Una giornata decisamente no per i mercati, in apnea da stamattina. Dopo la tensione della scorsa settimana, dovuta alla decisione del presidente della Bce Mario Draghi di tagliare i tassi di interesse alle banche, resta l'attesa per a riunione dell'Eurogruppo, incominciata oggi alle 17. Una riunione che fin dall'inizio è risultata essere poco risolutiva, visto che è stata già fissata un'ulteriore data - prima della pausa estiva - per il 20 luglio. Data in cui si prenderanno importanti decisioni sul futuro della Grecia, di Cipro e delle banche spagnole.

Occhi puntati sull'argomento del giorno, già trattato durante il summit dell'Eurozona lo scorso 29 giugno: la possibilità di dare vita a un organo di supervisione delle banche appartenenti all'Eurozona, primo step per il raggiungimento dell'unione bancaria. Un supervisore, un occhio centrale che controlli le 25 banche europee, lasciando gli istituti bancari più piccoli ancora in mano alle autorità nazionali. Quest'ultime, però, dovrebbero comunque tener conto del loro operato a questa unica agenzia, che - secondo quanto riportato dal Wall Street Journal - avrebbe sede a Bruxelles, non molto lontano da Francoforte, dove si trova la sede centrale della Bce.
La proposta, venuta direttamente dal presidente dell'Eurotower Mario Draghi, piacerebbe alla Germania, vedendola come una ricetta per la crisi. Perchè, secondo le condizioni dettate dalla cancelliera Angela Merkel, l'entrata in vigore di questo nuovo sistema di vigilanza creditizia farà scattare la ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà e l'emissione degli eurobond. Ma la conditio sine qua non di Berlino non piace alla Bce, che - sempre secondo il WSJ - teme che l'investitura di questa nuova carica possa andare in conflitto con il suo compito principale, quello di controllare l'aumento dei prezzi. Si parlerebbe più che altro di un organo dipendente ma separato dalla Bce, anche in seguito alle parole di Draghi, che ha più volte affermato nell'impossibilità di una contaminazione tra vigilanza e politica monetaria. Anzi. Durante l'audizione pomeridiana al Parlamento europeo, Draghi ha ribadito che "la Bce non ha mai chiesto più poteri, o ci saranno delle precise condizioni" che permettano "di non intaccare la reputazione della banca centrale" o "scordatevi nuovi poteri. E' peggio fare qualcosa male che non fare nulla".

L'unione bancaria porterebbe quindi ad un alleggerimento di questa piramide di vari organi di controllo, traslando il compito - oggi proprio dell'Eurosistema, composto dalla Bce e dalle Banche centrali nazionali dei paesi che appartengono all'area euro (SEBC) - direttamente al vertice.
In particolare, nel caso italiano, sono ben tre i soggetti intermedi che vigilano sul sistema economico nazionale: la Commissione nazionale per le società e la Borsa (CONSOB),  il Sistema bancario italiano e la Banca d'Italia, quest'ultima appartenente al Sistema europeo delle banche centrali. Ognuno di essi ha compiti specifici e separati: se da una parte la Banca d'Italia contribuisce a determinare gli indirizzi e le scelte di politica monetaria per l’intera area dell’euro, realizzando sul mercato italiano gli interventi di politica monetaria e a livello europeo la sorveglianza sul sistema dei pagamenti, la Consob è un organo collegiale che ha il compito di controllare attraverso provvedimenti le attività sul mercato di Borsa e sulle società quotate. C'è poi il Sistema bancario italiano, composto dall'insieme degli istituti di credito nazionali che influenzano notevolmente il sistema economico del paese e che in seguito alla riforma del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (d. lgs. 14/12/1993 n. 385), ha garantito alle banche la possibilità di esercitare ogni tipo di attività finanziaria, oltre a quelle principali di raccolta del risparmio tra il pubblico e di concessione di prestiti alle imprese e alle famiglie.

Nel frattempo i segnali dalle Borse europee e internazionali sono preoccupanti e lo spread è salito vertiginosamente a 480 punti. La diffidenza di Draghi e la sua richiesta di separare i suoi ruoli, con il pericolo di ritrovarsi ad essere fornitore unico delle banche in difficoltà, rendono chiaro che quello di oggi sarà un ennesimo buco dell'acqua. E che prima che si arrivi ad un progetto concreto e reale ci vorrà molto tempo, forse troppo.