Chi paga la riforma del lavoro?

Il governo ha varato la famigerata riforma del lavoro. Ora toccherà al Parlamento approvarla, modificarla, stravolgerla o rigettarla, ma intanto Monti e Fornero hanno messo nero su bianco quello che per settimane è stato discusso con i partiti e le parti sociali. E mentre ci si concentra sull'articolo 18 (ma quanti lavori riguarda, veramente?) vediamo chi pagherà i costi di questa riforma.

Il costo per i lavoratori. Alla fine pagano loro, i lavoratori cui la riforma è rivolta. Per coprire le spese, infatti, il governo ha previsto un aumento delle tasse per i lavoratori dipendenti e per gli atipici. I primi vedranno crescere la tassazione dell'1,4%; i precari addirittura del 2,8%. Un costo che è immaginabile ricadrà sui lavoratori e non sulle aziende, nonostante la riforma preveda che la tassazione verrà restituita alle aziende medesime fino a un massimo di sei mensilità, in caso di stabilizzazione del lavoratore.

Cedolare secca o stangata netta. I secondi a subire la riforma del lavoro saranno i proprietari di immobili in affitto. Per chi non applica la cedolare secca, infatti, vi sarà una riduzione dal 15% al 5%, che è poi lo sconto forfait oggi previsto per chi dichiara con l’Irpef i redditi derivanti dalla locazione di immobili. In parole povere, per chi affitta un immobile l'aumento della tassazione sarà di ben dieci punti percentuali.

Pendolari dell'aria. I turisti, ma soprattutto chi si muove spesso per lavoro in aereo, avranno una brutta sorpresa. Dal primo luglio 2013, infatti, l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco aumenterà di due euro. Una sovrattassa voluta proprio a copertura dei costi del ddl sul lavoro, appena approvato dal governo Monti.

Tagli ad assicurazioni e auto aziendali. Non solo nuove tasse, ma anche tagli sulle deduzioni per finanziare la riforma del lavoro. In primo intervento riguarda l'Rc auto e la deduzione per la quota pagata per il servizio sanitario nazionale. Per le assicurazioni auto superiori ai 400 euro, cioè la maggior parte, la deduzione verrà ridotta al 10,5%. Per le aziende che utilizzano auto aziendali, invece, la deduzione passerà dall'attuale 40% al 27,5%.

Paga anche l'Inps.
Ma, per fortuna, sarà anche la macchina dello Stato a doversi dare un regolata nelle spese. In particolare sono l'Inps e l'Inail a dover ridurre le loro spese di funzionamento dal 2013. Queste, infatti, dovranno subire un'importante sforbiciata: 90 milioni di euro, con l'Inps a subire un taglio drastico di 72 milioni, mentre l'Inail sarà tenuta a risparmiare 18 milioni l'anno.