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Chi vuole eradicare la malattia commette un errore

Francesco Simoncelli
·4 minuto per la lettura

Raramente mi è capitato di avere un'intuizione così dirompente come quella innescata da un'intervista all'epidemiologo Paul Elliott. In realtà, già nel corso dell'estate avevo iniziato a sospettare che questo errore si fosse insinuato nel pensiero dei pro-lockdown.

Sembra che alcuni esperti di malattie credano veramente di poter ingannare il numero di riproduzione di base del virus per portarlo al di sotto di 1, e quindi creare un risultato matematico che lo farà scomparire. Questo sembra essere il loro obiettivo e utilizzano suddetta metrica per capire se e in che misura lo hanno raggiunto. Il problema è che il numero di riproduzione di base (molto difficile da discernere con precisione) è un effetto, una misura di una condizione evoluta, non una causa.

Sembra folle che un errore logico così elementare possa essere al centro dell'ideologia del lockdown, ciononostante questa presunzione errata mette i funzionari della sanità pubblica nella posizione di pianificatori centrali per l'intera popolazione: quanto ci possiamo avvicinare gli uni agli altri, chi incontrare e quando, dove andare. Insomma, assumono il controllo di tutte le nostre interazioni e addirittura dei nostri corpi, come se fossero i nostri proprietari.

Parlano come se avessero piena fiducia di ciò che accadrà e poi, come per magia, il virus va in pensione e ci lascia in pace.

Se questo vi suona come buon senso, avete un problema. Per quanto ne so, questa è la prima volta nella storia del mondo che è stato tentato qualcosa di simile.

C'è stata una qualche epidemia da virus nella storia del mondo in cui i funzionari della sanità pubblica hanno manipolato con successo la popolazione umana in modo da ridurre il tasso d'infezione e quindi eliminare l'agente patogeno tra noi? Se non dovesse scomparire del tutto, e infatti non scomparirà, i pianificatori centrali non dovrebbero bloccare ogni generazione anche in futuro?

Il modo in cui il tasso d'infezione è stato tradizionalmente ridotto nella storia è l'unico modo in cui può essere ridotto, vale a dire, attraverso il raggiungimento dell'immunità collettiva, sia attraverso l'immunità naturale acquisita o un vaccino (si può imparare a riguardo in Cell Biology for Dummies). Il virus non scompare. Diventa endemico, cioè prevedibile e gestibile in ogni generazione.

Ho chiesto ad un epidemiologo della vecchia scuola se esiste un errore logico connesso al fatto che la riduzione coercitiva di R sia possibile. Ha confermato ciò a cui ero arrivato io con la logica: è tutto basato su un errore che mescola causa ed effetto.

Sì, quando viene raggiunta l'immunità collettiva, il valore R può essere eventualmente misurato per osservare che ogni persona infetti meno di un'altra persona, e poi scende fino a quando il microbiota diventa endemico. Ma non si può andare nella direzione opposta, costringendo un effetto a determinare la causa.

Allo stesso modo, non si possono spargere foglie sul terreno per far arrivare l'autunno o mettere lampade solari sulla neve per accelerare l'arrivo dell'estate.

L'errore qui può davvero essere così semplice? Sì.

Un errore apparentemente semplice può avere implicazioni sorprendentemente profonde. Se credete davvero che gli esperti possano manipolare R0 per determinare il destino di un agente patogeno, il banco salta: non ci possono essere più libertà o diritti per nessuno.

Vediamo lo stesso errore in economia: durante le recessioni la domanda aggregata diminuisce e se stimoliamo la domanda aggregata, la recessione finirà; questa è l'affermazione canonica della politica anticiclica keynesiana. Lo abbiamo visto accadere nel 2008: il calo dei prezzi degli immobili è stato considerato una causa piuttosto che un effetto, quindi l'obiettivo della politica è diventato quello di farli salire e far sparire la recessione.

È lo stesso con il controllo dei prezzi. La gente crede che se possiamo sopprimere i livelli dei prezzi faremo svanire i risultati dell'espansione monetaria.

Cercare di mistificare gli effetti per cancellare le cause è un errore convenzionale nelle scienze sociali e, a quanto pare, anche tra certi ingenui "cancellatori" di malattie.

È possibile che lo stesso errore sia diventato virale nella professione epidemiologica?

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online