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Cia chiede nuove norme Ue per piante migliorate con mutagenesi

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Bruxelles, 6 nov. (askanews) - La Confederazione italiana agricoltori (Cia) chiede una nuova legislazione Ue, o un adeguamento della normativa esistente, per distinguere, sottoponendedole a una diversa procedura di valutazione dei rischi e autorizzazione, le piante migliorate attraverso le tecniche di mutagenesi ("gene editing", o "new breeding techniques") da quelle Ogm, ottenute attraverso transgenesi.

Durante un workshop al Parlamento europeo, ieri sera a Bruxelles, promosso dalla Cia-Agricoltori italiani e ospitato dagli eurodeputati del Pd Simona Bonafé e Paolo de Castro, Segretario della Società italiana di genetica agraria), Daniele Rosellini, ha spiegato le differenze fra questi due tipi di tecnologie: "Le odierne tecniche di miglioramento genetico e, in particolare, il 'genome editing', non presuppongono inserimento di Dna estraneo mediante geni provenienti da altre specie, come invece avviene nel caso degli Ogm. Con le nuove tecniche di 'breeding' (selezione, ndr) si opera, invece, internamente al Dna della pianta, che rimane immutato e garantisce la continuità delle caratteristiche dei prodotti agricoli".

Il miglioramento perseguito queste tecniche di mutagenesi punta a ottenere nuove varietà di piante, più produttive, resistenti alle principali malattie (batteri e funghi), in grado anche di ridurre l'utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici e di risparmiare risorse idriche. (Segue)