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Cnel, depositati 909 contratti di lavoro nell'archivio nazionale

Fgl

Roma, 29 nov. (askanews) - I contratti collettivi nazionali di lavoro, depositati nell'Archivio Nazionale dei Contratti del CNEL alla data del 31 ottobre 2019, sono 909 (a marzo 2019 erano 888), di cui 491 risultano già scaduti. Nel 2020, il rinnovo coinvolgerà oltre 9 milioni di lavoratori del settore privato e quasi 4 milioni del settore pubblico.

I nuovi dati sono contenuti, insieme a diversi e importanti casi di contrattazione, nel nuovo numero del Notiziario dell'Archivio Contratti del CNEL.

Il bollettino si apre con un articolo su COLBAR, progetto europeo sugli elementi comuni agli accordi di lavoro sottoscritti nella UE, che riguarda la codifica di quasi 800 accordi collettivi dei settori pubblici e privati di 23 Paesi dell'Unione, che andranno a implementare la banca dati della fondazione Wageindicator. L'analisi dei contratti avverrà grazie a uno speciale software che consente la valutazione e il confronto di ben 749 variabili. Il progetto, di cui è capofila l'Università di Amsterdam e di cui il CNEL è membro insieme all'istituto di ricerca CELSI di Bratislava, viene sviluppato nell'alveo di una linea di ricerca più ampia che ha preso il via cinque anni fa.

Ampio spazio è dedicato anche al contratto dei metalmeccanici, le cui trattative per il rinnovo sono in corso proprio al CNEL (il secondo incontro è in programma il 10 dicembre).

I contratti in scadenza hanno rappresentato anche un punto importante delle audizioni del CNEL sulla Nadef e sul Ddl Bilancio 2020. Il rinnovo di 3 accordi interessa oltre 4 milioni di lavoratori: 2,4 milioni del terziario, della distribuzione e dei servizi; 1,4 milioni del settore metalmeccanico e dell'installazione di impianti; 470.000 della logistica, trasporto merci e spedizione. Sono 199 i contratti in scadenza: 73 entro al 31 dicembre 2019 e altri 126 entro il 2020.

Il presidente Treu ha attivato al CNEL un gruppo di lavoro composto da esperti delle materie lavoristiche e di relazioni industriali con lo scopo di fornire un'analisi di taglio storico del settore metalmeccanico attraverso lo stu­dio della contrattazione collettiva.

"Abbiamo avviato una ricerca su questo settore non solo perché l'industria metalmeccanica italiana, collocandosi al secondo posto in Europa per dimensione in termini di addetti, valore aggiunto generato e bilancia com­merciale, costituisce un asse portante del sistema economi­co-produttivo nazionale ma anche perché si tratta dell'indu­stria che negli ultimi 20 anni ha contribuito maggiormente a collocare la specializzazione tecnologica e produttiva del Paese verso comparti innovativi e di frontiera", dichiara il presidente CNEL Tiziano Treu.