Come avviare una start up e trovare i finanziamenti per farlo

Purtroppo, come molti sanno, l'Italia non è esattamente il posto migliore al mondo per mettere su un'impresa e tantomeno per puntare sull'innovazione. Eppure anche da noi esistono molte risorse, anche se spesso meno strutturate che altrove, per aiutare le idee a diventare realtà.
Innanzitutto, quando l'impresa è ancora solo un'intuizione o un progetto promettente, esiste il mondo del venture capital, soprattutto nella sua versione detta seed capital, riferita alle primissime fasi di start-up e di progettazione dell'impresa. In questo settore, uno dei maggiori fondi italiani è Innogest, che ha come target soprattutto aziende italiane, giovani e ad alto potenziale di crescita. Dpixel è invece una società milanese che si occupa di aziende innovative nel campo dell'ICT e alla quale è possibile sottoporre il proprio progetto direttamente attraverso il web. Altri esempi di società operanti in questo campo (e orientate sempre per lo più al sostegno di progetti legati all'innovazione e alla ricerca) sono Principia Sgr, A.M.E. Ventures, 360° Capital Partners e PmiEquity, specificatamente dedicato alle piccole e medie imprese.
Se l'idea è particolarmente interessante, potrebbe attirare l'interesse di qualche business angel, in genere ex imprenditori e manager che dispongono di mezzi, esperienza e conoscenze da investire in progetti innovativi e start-up promettenti. Ed è proprio italiano il miglior business angel d'Europa del 2011, Francesco Marini Clarelli, presidente di Italian Angels for Growth, premiato dall'associazione di categoria europea Eban. Oltre agli "angeli" ci sono poi i super angels, che a differenza dei precedenti, raccolgono anche fondi da investire come le società di venture capital, ma sopratutto non richiedono poi un posto nel cda e pretendono una quota di capitale minore. In Europa sono rappresentati da Connect Ventures.
Una forma di raccolta fondi che va sempre più diffondendosi nel mondo e, a poco a poco anche in Italia, è poi quella del crowdfunding, un meccanismo più "dal basso", nel senso che in questo caso è un gruppo di persone (che viene generalmente attirato e raccolto attorno a una piattaforma dedicata e raggiunto attraverso mailing list, reti di consocenze e social network) che partecipa finanziando ognuna una piccola quota del progetto in modo da raggiungere, nel numero allargato di sostenitori, la somma necessaria allo sviluppo o alla realizzazione dell'idea (in genere ottenendo una "ricompensa" a fronte di questo sostegno). Funziona molto bene e si diffonde sempre di più per quanto riguarda lo spettacolo e il cinema indipendenti, dove diventa spesso un modo per aggirare la distribuzione tradizionale e mettere direttamente in contatto gli autori con il proprio pubblico. Le piattaforme più famose di crowdfunding sono Kickstarter e Indiegogo a livello internazionale, mentre in Italia abbiamo Eppela, Starteed e Produzioni dal Basso. Ognuna ha le sue regole e il suo bacino di utenza, quindi la scelta della piattaforma dev'essere fatta con molta cura, in base alle caratteristiche del proprio progetto.
Il canale tradizionale per accedere ai finanziamenti per avviare un'impresa resta comunque quello delle banche, molte delle quali prevedono finanziamenti agevolati per start-up avviate o in fase iniziale, ognuna con le sue condizioni e offerte particolari da studiare e valutare molto attentamente. C'è poi un tipo di banca, ancora assente in Italia, ma che potrebbe in futuro entrare in gioco: è la banca nazionale dell'innovazione, sorta di miscela tra venture capital e sistema bancario teorizzato da Edmund Phelps, premio Nobel per l'economia nel 2006. Un esperimento di successo in questo senso è stato lo Yozma israeliano.
Queste le possibilità sul fronte privato, ma esistono poi tutta una serie di finanziamenti pubblici dedicati all'avvio delle imprese, che in genere passano attraverso bandi regionali, che quindi vanno tenuti costantemente sott'occhio dagli aspiranti imprenditori. Esistono poi fondi anche a livello nazionale, naturalmente, come Autoimpiego, che prevede forme di finanziamento per l'imprenditorialità offerte da Invitalia, l'Agenzia Nazionale per l'Attrazione d'Investimenti e lo Sviluppo d'Impresa, e Start it up di Unioncamere, finanziato dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rivolta a giovani immigrati. Erasmus for Young Entrepreneurs è invece un programma di scambio simile al più celebre Erasmus per l'Università, ma che offre la possibilità a giovani imprenditori e aspiranti tali di fare esperienza in realtà estere analoghe a quella in cui lavorano in Italia. Sempre a livello comunitario c'è poi l'EIT Entrepreneurs Awards, rivolto a start-up nei settori dell'ICT, dell'energia sostenibile e della mitigazione dei cambiamenti climatici.
Un'ultima risorsa per la ricerca di fondi per l'aspirante imprenditore è poi quella degli incubatori, che offrono servizi e risorse per accelerare la concretizzazione dell'idea in impresa. Ce ne sono sparsi per tutto il territorio nazionale, come, ad esempio, H-Farm a Treviso, M31 a Padova, il Polo tecnologico di Pisa, AlmaCube presso l'università di Bologna e Itech in Lazio. Un discorso a parte meritano Italia Startup, piattaforma che unisce diversi soggetti privati che operano nel campo dell'innovazione e del digitale e che si propone di promuovere le start-up come motore del rilancio economico del nostro paese, e PniCube - Associazione Italiana degli Incubatori Universitari e delle Business Plan Competition che, tra le altre cose, bandisce insieme all'Università di Sassari il premio Start up dell'anno, il cui primo classificato viene premiato dal Presidente della Repubblica.

Usa: Crowd funding e app, come cambia la comunicazione politica Milano, 4 set. (TMNews) - L'era dei social network e della connessione non stop sta trasformando le campagne elettorali, per i politici che hanno a disposizione più piattaforme e per gli elettori che hanno più strumenti per votare consapevolmente. E negli Stati Uniti, pionieri nell'esplorazione dell'hitech in politica e terra delle lobby e dei finanziamenti privati ai partiti, un tema delicato è "chi finanzia chi", soprattutto nei giorni di convention in cui si moltiplicano gli spot elettorali. La risposta di due studenti del MIT di Boston si chiama "Super PAC app", un'applicazione che è in grado, ascoltando l'audio di uno spot, di dire chi lo ha finanziato e con quanti soldi. "In definitiva l'obiettivo dell'app è di informare e coinvolgere gli elettori, specialmente riguardo ai soldi dei Super PAC", spiega una delle inventrici Jennifer Hollett riferendosi ai "political action committees", comitati elettorali ribattezzati "super" da quando la Corte suprema ha tolto il limite di 2.500 dollari a donatore, facendo entrare un flusso enorme di denaro da aziende non direttamente collegabili a candidati. Dal Web però potrebbero arrivare alternative ben più rivoluzionarie. Un esempio è "Social teeth", sito web basato sul principio del "crowd funding", la raccolta fondi dal basso. Se a siti come kickstarter si rivolge chi cerca soldi per realizzare un'idea, qui arriva chi cerca fondi per realizzare un progetto politico; dunque si può donare per supportare il candidato che vuole legalizzare la marjuana o chi propone metodi alternativi per uscire dalla crisi, nel tentativo di trasformare il finanziamento da pubblico o privato a collettivo.