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"Come cambiare le regole Ue accelerando transizione ecologica e digitale"

·3 minuto per la lettura
Il professore Marcello Messori.MATTEO BAZZI / ANSA (Photo: MATTEO BAZZI ANSA)
Il professore Marcello Messori.MATTEO BAZZI / ANSA (Photo: MATTEO BAZZI ANSA)

Mentre Omicron infuria, riprende quota la discussione politicamente ipersensibile intorno alle regole europee su deficit e debito. La vita va avanti per così dire. Il 2022 sarà un anno chiave per la definizione della nuova governance europea e il Patto di Stabilità. La Commissione ha aperto una pubblica consultazione tra gli studiosi in vista di una riforma complessiva entro fine anno e in Italia il dibattito si è acceso. Ha fatto rumore uno studio a firma Francesco Giavazzi e Charles-Henry Weymuller, consulenti rispettivamente di Mario Draghi e Emmanuel Macron. I due economisti propongono la creazione di una Agenzia europea del debito nella quale trasferire il passivo accumulato dai vari paesi per affrontare l’emergenza Covid in modo da alleggerire gli oneri connessi a carico dei bilanci nazionali. Lo studio segue la lettera inviata al Financial Times dai premier italiano e francese che, pur tenendosi sulle generali e senza entrare nel merito della questione del debito, hanno aperto il dibattito europeo sulla riforma del Patto di Stabilità.

Astrid, la fondazione creata da Franco Bassanini, pubblicherà nei prossimi giorni un corposo documento cui hanno lavorato lo stesso Bassanini, Giuliano Amato, Marcello Messori e Gian Luigi Tosato; in parallelo, vi sarà anche un documento di Massimo Bordignon e Giuseppe Pisauro.

Il vostro studio fa tesoro dell’esperienza positiva del Next Generation Eu di cui auspica il prolungamento. Lo studio non entra invece nella questione potenzialmente divisiva del debito incorporato nel bilancio della Bce e si colloca in un ambito che non richiede una modifica dei Trattati. Da questo punto di vista appare più realistico di altre proposte. È così professor Messori?

L’idea da cui partiamo è semplice. Il Next Generation Eu ha dimostrato di essere un metodo di lavoro efficace per consentire all’Europa di affrontare le sfide della doppia transizione ecologica e digitale e dell’impatto economico ad essa connesso. Ha cambiato il policy mix, sollevando la Bce da compiti impropri e affiancandole una politica fiscale centralizzata senza bisogno di modificare i Trattati. Bisogna partire da questo modello. Una capacità fiscale centralizzata è essenziale per affermare il ruolo dell’Unione come player globale, pensare che la doppia transizione possa esaurirsi nel 2026 è chiaramente illusorio. La revisione delle regole fiscali si dovrà iscrivere in questo contesto.

Che ne sarà dell’obiettivo del 3 per cento di deficit e 60 per cento di debito in rapporto al Pil?

La nostra proposta è che si modifichi il percorso di avvicinamento al 3 per cento di deficit Pil e – soprattutto - al 60 per cento di debito. I tempi e i modi andranno definiti da un accordo tra Bruxelles e ciascun paese e nel più ampio contesto degli impegni legati alla doppia transizione e al suo impatto in termini di ristrutturazioni produttive e welfare. Il modello dovrebbe essere quello del Recovery Facility, ovvero si fissano obiettivi e milestones da raggiungere, vincolanti e sanzionabili, in un arco temporale che potrà essere decennale. Il semestre europeo si trasformerebbe nel momento chiave di verifica dello stato di attuazione degli obiettivi di politica fiscale centralizzata e di politica fiscale nazionale.

Che cosa vi unisce e che cosa vi divide dallo studio di Giavazzi e Weymuller?

Anche noi riteniamo necessario esentare gli investimenti dal calcolo del deficit secondo il criterio della golden rule, ma deve trattarsi di investimenti dettati da circostanze eccezionali fuori dal controllo dei singoli Stati. Inoltre secondo noi porre un tetto alla spesa corrente è superfluo nel momento in cui hai un tetto al deficit. Quello che è importante non è il livello assoluto ma la composizione della spesa.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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