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Come cambierà il mondo del lavoro nel post Covid secondo McKinsey

Gaia Terzulli
·7 minuto per la lettura
Come cambierà il mondo del lavoro nel post Covid secondo McKinsey
Come cambierà il mondo del lavoro nel post Covid secondo McKinsey

L'ultimo report pubblicato dall'istituto fa luce sulle trasformazioni a cui il mondo del lavoro dovrà sempre più adeguarsi dopo la pandemia. Domina lo smart working, che vedrà impegnata il 25% della forza lavoro nei Paesi più sviluppati

La pandemia mondiale che stiamo vivendo ha stravolto il mercato del lavoro a livello globale. Alla crisi generata dalla perdita di occupazione per milioni di persone si è aggiunta una graduale trasformazione del modo di svolgere le attività che, per alcuni settori, potrebbe segnare un punto di non ritorno.

IL REPORT DEL MCKINSEY GLOBAL INSTITUTE

È quanto si evince dall’ultimo rapporto sul futuro del lavoro dopo Covid-19 elaborato da Susan Lund, Anu Madgavkar, Kweilin Ellingrud, Mary Meaney e Olivia Robinson del McKinsey Global Institute (Mgi), che valuta l’impatto della pandemia sulla domanda di lavoro e sulle nuove competenze professionali richieste in otto Paesi con diversi modelli economici e di mercato: Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Cina, India, Giappone e Stati Uniti. Messi insieme, questi Paesi rappresentano quasi la metà della popolazione globale e il 62% del Pil.

I LAVORI PIU' INTERATTIVI SARANNO I PIU' COLPITI

Partendo dall’assunto che l’emergenza sanitaria ha reso quanto mai lampante l’importanza della dimensione fisica del lavoro, il Mgi ha indagato il livello di vicinanza richiesta in oltre 800 occupazioni, raggruppandole in dieci aree sulla base del numero di interazioni interpersonali attese e del tipo di location destinata allo svolgimento dell’attività. I ricercatori hanno così scoperto che i luoghi di lavoro in cui prima della pandemia era più frequente il contatto tra le persone saranno i più colpiti dalle trasformazioni già in atto, condizionando a loro volta anche altri ambiti occupazionali.

LA CRISI DEL SETTORE TURISTICO

Professioni legate all’assistenza medica, alla cura della persona, al servizio clienti in loco, al tempo libero e ai viaggi sono quelle su cui il virus si è abbattuto con più prepotenza, proprio perché caratterizzate da un contatto ravvicinato tra le persone. E il trend, stando alle stime del McKinsey Institute, è destinato a proseguire a lungo. Con un'aggravante in più per alcuni settori, la riduzione della domanda di lavoro. L’area “viaggi e tempo libero” comprende categorie professionali quali i ristoratori, gli albergatori e gli impiegati presso strutture aeroportuali, che con l’aumento del lavoro a distanza e il conseguente diradarsi dei viaggi d’affari potrebbero essere sempre meno richiesti.

LE AREE MENO COLPITE DALLA PANDEMIA

Ci sono poi aree su cui l’impatto del coronavirus è stato meno violento. Tra queste i lavori che prevedono produzione e manutenzione all’aperto, come cantieri e fattorie, in cui le interazioni interpersonali sono poco frequenti. In Cina e in India la forza lavoro impiegata in questi settori rappresenta tra il 35% e il 55% di quella totale.

LE TENDENZE CHE CAMBIERANNO IL MONDO DEL LAVORO POST COVID

Lo studio del Mgi evidenzia le principali tendenze che stanno progressivamente trasformando il mondo del lavoro e che sono destinate a protrarsi anche post pandemia. In primis, il lavoro a distanza con riunioni e interazioni virtuali, che continueranno anche in futuro, anche se con minor frequenza rispetto al picco dell’emergenza. Considerando solo le professioni che si possono svolgere da remoto senza intaccare la produttività, gli esperti del McKinsey Institute sostengono che, in futuro, circa il 20-25% della forza lavoro nei Paesi dalle economie avanzate potrebbe lavorare da casa dai tre ai cinque giorni a settimana. Risultato, lo smart working aumenterebbe di quattro o cinque volte in più rispetto al periodo pre Covid, condizionando anche le abitudini dei dipendenti, che inizierebbero a spostarsi sempre più dai grandi centri alle piccole città.

IN PRESENZA E' TUTTA UN'ALTRA COSA

D’altro canto, alcuni lavori che tecnicamente possono essere svolti a distanza, sono più efficaci in presenza. Negoziazioni, decisioni aziendali importanti, sessioni di brainstorming e inserimento di dipendenti appena assunti, sono attività che riescono meglio in un contesto di interazione reale e non virtuale. Alcune aziende stanno già pianificando di passare a spazi di lavoro flessibili dopo aver sperimentato con successo lo smart working durante la pandemia: così facendo ridurranno lo spazio complessivo necessario allo svolgimento delle varie attività, richiedendo sempre meno presenza in ufficio da parte dei dipendenti.

IL BOOM DELL'E-COMMERCE E DELL'AUTOMOTIVE

Un altro fenomeno evidenziato dai ricercatori del Mgi è la crescita dei lavori di consegna, trasporto e immagazzinaggio, come conseguenza del boom che l’e-commerce ha conosciuto nel 2020. In Cina i posti di lavoro in questo settore e in quello dei social media sono cresciuti di oltre 5,1 milioni nella prima metà dell’anno scorso. Una spinta analoga ha fatto accelerare gli investimenti nel settore dell’automotive industry (IA), la cui produzione ha superato nettamente i livelli prepandemici. Un fenomeno che riguarda soprattutto le aziende con alti livelli di interazione umana, dove si stima che i processi di automazione saranno sempre più diffusi.

LA DOMANDA DI LAVORO CRESCE PER PROFESSIONI AD ALTI STIPENDI

Tra i maggiori cambiamenti che la pandemia genererà nel mondo del lavoro post Covid, la scarsa crescita delle professioni a basso stipendio è certamente uno dei più rilevanti. Gli impieghi nel settore dei trasporti e del customer service, duramente colpiti nell’ultimo anno, neanche aumentando di volume potrebbero colmare un’interruzione così lunga. La domanda di lavoro potrebbe aumentare, invece, nel settore sanitario e per le occupazioni STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), riflettendo una maggiore attenzione alla salute con l’invecchiamento della popolazione, oltre che il crescente bisogno d’innovare e produrre in ambito tecnologico. Si tratta di settori caratterizzati da alti stipendi, quelli in cui, secondo il Mgi, sempre più si concentrerà la domanda di lavoro. Se prima della pandemia chi svolgeva un’attività poco remunerativa aveva maggiori possibilità di cambiare mantenendo analoghe condizioni salariali, in futuro – sottolineano gli esperti – più della metà dei lavoratori con stipendio basso potrebbe aver bisogno di passare a occupazioni più remunerative e che richiedono competenze diverse. La transizione verso altri ambiti occupazionali sarà un fenomeno globale, scrivono gli autori del report. Negli otto Paesi presi in esame, 100 milioni di lavoratori dovranno cambiare mestiere entro il 2030, il 12% in più di quanto si stimava prima della pandemia.

LE NUOVE COMPETENZE RICHIESTE

Il cambiamento influirà anche sul tipo di competenze richieste agli impiegati. In Germania, per esempio, la quantità di tempo spesa nell’utilizzo di abilità cognitive di base potrebbe ridursi di 3,4 punti percentuali e aumenterebbe, di contro, quella dedicata alle abilità sociali ed emotive. In Europa e negli Stati Uniti, i lavoratori senza laurea, i membri di gruppi etnici minoritari e le donne avranno maggiori probabilità di cambiare occupazione dopo la pandemia rispetto al periodo pre Covid. Inoltre, la necessità di cambiamenti colpirà i lavoratori più giovani rispetto a quelli anziani e i cittadini non nati nell'Unione Europea più dei nativi.

COSA POSSONO FARE LE AZIENDE...

La portata delle trasformazioni finora descritte aumenta l'urgenza, per le aziende e i governanti, di aggiornare i programmi di formazione e istruzione rivolti ai lavoratori. Le prime, suggerisce il Mgi, potrebbero iniziare a valutare i lavori che si possono svolgere da remoto, concentrandosi più sugli incarichi previsti che sulle occupazioni in generale. Il lavoro a distanza offre anche alle aziende l'opportunità di arricchirsi con l’apporto di chi, per motivi familiari e di altro tipo, non ha potuto trasferirsi nelle città in cui si concentravano i talenti, i capitali e le opportunità prima della pandemia.

...E I GOVERNANTI

Quanto ai politici, potrebbero aiutare le imprese espandendo e migliorando l'infrastruttura digitale. Lo studio del Mgi sottolinea che, anche nelle economie avanzate, quasi il 20% dei lavoratori in contesti rurali non ha accesso a internet. Inoltre, lavorando di concerto con le imprese, potrebbero sostenere i lavoratori che migrano tra le varie occupazioni. Nell'ambito del Patto per le competenze stabilito nell'Unione europea durante la pandemia, le aziende e le autorità pubbliche hanno investito sette miliardi di euro per migliorare le competenze di circa 700 mila lavoratori del settore automobilistico, mentre negli Stati Uniti, Merck e altre grandi imprese hanno messo in campo più di 100 milioni di dollari per migliorare la preparazione dei lavoratori neri senza un'istruzione universitaria e creare loro posti di lavoro. Lavorando uniti in questa direzione, conclude il report, si otterrebbe non solo un plus di resilienza e talento nella forza lavoro, ma anche una società più robusta ed equa.