Come conoscere lo stipendio dei colleghi con eleganza

Purtroppo viviamo in un periodo in cui, per la maggior parte delle persone (salvo forse dentisti, notai, idraulici e pochi altri), stipendi e compensi sono andati sempre più riducendosi. L'ottima scusa della crisi (che per quel che mi riguarda ha cominciato a condizionare le mie trattative lavorative da ben prima del 2008) offre sempre più inderogabili motivazioni a tutti quei datori di lavoro che invitano a stringere un po' la cinghia (e soprattutto scarica sempre la colpa su qualcun altro e su qualcosa di esterno alle proprie responsabilità).
Spesso però abbiamo proprio la sensazione di essere sottopagati e allora ecco che monta la curiosità di scoprire quanto guadagnano i nostri colleghi o comunque coloro che fanno un lavoro simile al nostro. Non tutti però sono così ben disposti a illustrare agli altri le proprie entrate, perché è una cosa che può essere vista, a seconda dei casi, come ineducata, imbarazzante o inopportuna (anche per gli attriti e le gelosie che potrebbe creare). Ma questo è un peccato, perché la condivisione di un'informazione del genere potrebbe esserci utile per capire quanto la nostra paga sia in linea con il mercato. E quindi, magari, dare un costo alle nostre preoccupazioni e farci scoprire di essere praticamente a un passo dallo sfruttamento, se i colleghi che svolgono mansioni analoghe alle nostre dovessero rivelarsi molto meglio retribuiti. In fase di contrattazione di un aumento di stipendio, per esempio, quest'informazione potrebbe essere molto utile per avere un metro di paragone credibile per le proprie ambizioni. O potremmo scoprire tutti quanti di essere sottopagati e allora organizzare una richiesta collettiva, ben più forte ed efficace di quella privata.
Il problema, per coloro che vivono in un ambiente lavorativo molto formale o competitivo o con persone con cui non siamo in confidenza e di cui non ci fidiamo, è come introdurre il discorso e ottenere le informazioni. La prima cosa è naturalmente mettere in conto una schietta reciprocità necessaria a piegare le barriere di riservatezza del nostro interlocutore. In pratica, dobbiamo essere disposti a dichiarare il nostro stipendio per ottenere la stessa informazione dall'altro. Può aiutare un atteggiamento di complicità, per mettere a suo agio chi ci sta davanti. Possiamo poi decidere di introdurre il discorso direttamente o di prenderlo molto alla larga, cominciando per esempio dal lamentarci di quanto sia sempre più gravoso per il bilancio familiare concedersi qualche giorno di vacanza. O possiamo sperare di riuscire a sbirciare la busta paga del nostro collega dimenticata sulla sua scrivania mentre è in bagno, ma questo sarebbe veramente poco elegante e soprattutto molto spiacevole, se dovessimo essere scoperti.
Il problema appare talmente sentito che, girovagando per la Rete, ci si può addirittura imbattere in un sito, chiamato SalaryShare, che permette di superare l'imbarazzo dell'associare una dichiarazione dei redditi a ogni volto che ci circonda in ufficio, permettendo di creare una rete in cui ognuno può confidare il suo salario nascondendosi dietro la sicurezza dell'anonimato. In questo modo chiunque può invitare al sondaggio coloro che ricoprono mansioni simili alle proprie e verificare quanto lo stipendio che percepisce sia allineato con gli altri della stessa azienda.
Ma se invece di ottenere le prove del nostro sfruttamento dovessimo scoprire di essere dei privilegiati super pagati rispetto ai nostri colleghi realmente schiavizzati?