Come distruggere 3 "miti" sull'oro e vivere felici

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Secondo gli analisti della CNBC sarà il platino, metallo ben più raro ma meno richiesto dal grande pubblico e che ultimamente ha visto un rally tanto inaspettato quanto insperato dagli stessi operatori. E sarà proprio questo il pinto di vantaggio del platino: la ripresa dell'industria (automobilistica in primis negli Usa) permetterà una nuova richiesta ancor prima che la gioielleria, molto indietro e che in parte sta penalizzando l’oro. "Sono fiducioso sul platino, che credo raggiungerà per primo la quotazione dei 2mila dollari. Anche sull’oro sono ottimista ma penso che il platino vincerà per primo con quello che secondo me sarà un rally e che porterà a un aumento entro i prossimi 6-9 mesi". Lo ha dichiarato Sean Hyman, direttore del Ultimate Wealth Report, un mensile specializzato sulle tendenze del mercato.

Alla base di tutto la chiusura di molti impianti di estrazione in Sud Africa, primo produttore al mondo, unito all’aumento dei costi della manodopera. All'inizio di questo mese, Anglo Platinum American, il più grande produttore del metallo, ha annunciato che avrebbe fermato le operazioni in quattro pozzi minerari nella regione Rustenburg del Sud Africa tagliando di conseguenza la sua produzione per un valore corrispondente al 7 per cento della produzione mondiale: una notizia che ha fatto salire il prezzo a 1.704 dollari l'oncia, poi sceso a 1.674.

, Anche Eugen Weinber, capo della Commodity Research, Commerzbank (Xetra: 803200 - notizie) crede nei 2 mila dollari per il platino ma teme ulteriori problemi in arrivo dal Sud Africa, dove, seocndo lui la situazione non è definitivamente chiusa. Da parte sua Hyman vede il punto di partenza nell'economia globale in ripresa con la Cina e il settore auto che daranno indubbiamente una mano. Meno entusiasti gli strateghi a Capital Economics che invece vedono nell’Europa una zavorra troppo forte per permettere di oltrepassare la soglia dei 1700$. Sull’oro, poi si è detto di tutto di più. Non ultima la notizia, riportata tra le potenziali "bufale" da Seeking Alpha, che l’Iran accetterebbe in pagamento del suo petrolio, oro anzichè dollari, in risposta alle sanzioni dell'Unione europea e Usa. Ma la notizia sembra come minimo strana visto che l’oro di per sè (il mito di re Mida insegna) non serve a niente se non si vende. E vendendolo si possono ricavare solo dollari o euro.

E il problema non è certo risolto. Altro “mito/bufala” da sfatare riguarda l’India: il governo dell'India, il maggiore importatore, punta ad aumentare i dazi per l’oro importato, cosa che comporterebbe una riduzione della domanda. Solo apparentemente. In India, infatti, l’oro ha un fortissimo valore culturale ed intriso di simbolismo. Ora, dato il carattere della società indiana, spesso dedita più all’apparire che all’essere, l’oro potrebbe essere oggetto di un’attività di contrabbando e perciò restare sempre alto nella richiesta. Sempre che il prezzo salga a livelli tali da far desistere anche gli indiani...

In ultimo la Germania che vorrebbe rimpatriare fisicamente l’oro: anche se fosse (cosa che ha sollevato molti dubbi tra gli esperti), secondo gli analisti di Macro Investor il prezzo è in ultima analisi, una questione di domanda e offerta. Se non c'è domanda supplementare, i prezzi non dovrebbero cambiare. Nessuna influenza dovrebbe arrivare sulla posizione geografica in cui questo si trova. L’unica eventuale “minaccia” dovrebbe giungere dalla “paura del perchè la Germania voglia portare a termine un’operazione che oltre ad essere difficile e lunga dal punto di vista logistico sarebbe estremamente rischiosa da quello tecnico. Paradossalmente, in questo caso, per quanto riguarda il prezzo dei metalli preziosi, sono molto più influenti i minatori del Sudafrica che non tutto il governo tedesco al completo.

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