Come diventare agricoltore in dieci mosse

Quando si viene invitati ad andare a zappare la terra, in genere non è un buon segno. Eppure, in questo periodo di crisi può rivelarsi un ottimo consiglio. Infatti, secondo un'analisi di Coldiretti Giovani Impresa sono 9.170 le nuove aziende agricole nate nel primo trimestre 2012 e l'agricoltura è l'unico settore che non ha visto diminuire la presenza percentuale di giovani con meno di 30 anni, rimasta stabile in confronto, per esempio, al settore manifatturiero in cui si è dimezzata negli ultimi trent'anni.

Inchiesta: Lavori creativi contro la crisi.

Oggi, 1 giovane su 10 che apre un'attività lo fa nel settore agricolo e il 33% di queste aziende si trova in fase espansiva (contro il 10% della media nazionale) e addirittura il 40% di questi imprenditori dichiarano, in un sondaggio Coldiretti/Swg, di aver aumentato il loro fatturato nell'ultimo anno.
Secondo uno studio dell'ANGA, l’Associazione Giovani Agricoltori di Confagricoltura Provinciale Perugina, per il 70% si tratta di uomini, ma le donne sono in ascesa con un dato del +23% (è uno dei settori in cui si registra il tasso più alto di presenza femminile ai vertici delle imprese), di età compresa tra 35 e 40 anni, con alto livello di istruzione (il 70% possiede un diploma di laurea) che, quando non hanno alle spalle una tradizione familiare ben precisa, prediligono le attività agricole altamente specializzate e in contatto diretto con il mercato, come ad esempio l'agriturismo, il biologico e la trasformazione di prodotti agricoli, e progetti innovativi che possono andare dall'agricoltura multifunzionale, alle fattorie didattiche, fino alle attività legate alla green economy. L'agricoltura di oggi, infatti è integrata all'interno di un sistema che la vede legata in particolar modo al turismo e all’artigianato, con una tendenza alla ricerca della sostenibilità ambientale.

Secondo L'ANGA: "Il valore dell’agricoltura non può misurarsi esclusivamente in termini di PIL, ma in termini di qualità della vita e di benessere che essa genera per tutta la società".
Insomma, la scelta di avviare un'impresa agricola sembrerebbe essere un buon modo per migliorare la qualità della propria vita e quella della collettività. Ma è tutt'altro che facile, tra burocrazia, accesso al credito e necessità di acquisire la terra. Per questo Coldiretti ha stilato una guida per avviare il proprio progetto in dieci - più o meno rapide - mosse.

  1. Il primo passo è naturalmente quello di farsi venire un'idea d'impresa e decidere che tipo di azienda agricola creare, se di tipo tradizionale o più innovativo, con attività diversificate, e quali ne devono essere i punti forti e caratterizzanti.
  2. Quindi si passa a uno studio delle caratteristiche del territorio, del mercato, dei concorrenti e della normativa vigente, per capire meglio le potenzialità della propria idea.
  3. Confrontarsi con le esperienze di altri che hanno già realizzato progetti simili, in Italia e in Europa, per focalizzare meglio le caratteristiche e i dettagli del proprio progetto.
  4. Realizzare un vero e proprio progetto di sviluppo imprenditoriale, un Business plan da commissionare a specialisti in grado di redigere un documento preciso e accurato, che serva anche a dare credibilità alle richieste di finanziamento. Un documento che metta in luce gli obiettivi, i risultati attesi e definisca le azioni e le risorse necessarie per raggiungerli.
  5. A questo punto, si passa alla ricerca della fonte di finanziamento nell'ambito delle politiche di sviluppo rurale, che dipende ovviamente dal tipo di progettto che si sta portando avanti. Per l'acquisto della terra, Coldiretti suggerisce di sondare la possibilità di un mutuo presso Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) all'interno dei finanziamenti per la piccola proprietà contadina.
  6. Presentare il progetto per il finanziamento pubblico. Qui è necessaria l'assistenza da parte di un centro Caa e la consulenza di un professionista per la parte tecnica. È questo il punto in cui l'avvio di un'impresa agricola rischia di incagliarsi, dal momento che le proedure per accedere alle risorse dei PSR (Piani di Sviluppo Rurale) dedicate ai giovani prevendono tempi lunghissimi: 275 giorni in media tra l'approvazione del programma e l'uscita del bando, 248 giorni tra la fine della raccolta delle domande e i decreti di concessione del contributo e tra i 18 e i 24 mesi per l'erogazione del contributo vero e proprio.
  7. Dopo quello pubblico, è il momento della ricerca di un finanziamento privato. Si tratta, com'è facile intuire, di contrattare con le banche le condizioni più vantaggiose per ottenere credito. Molti istituti offrono buone condizioni ai giovani grazie ad accordi con Creditagri Italia. Saggio consiglio di Coldiretti è quello di porre molta attenzione alla concessione delle garanzie, per non rischiare di dilapidare i risparmi propri o di famiglia.
  8. La formazione. Se infatti non si ha una preparazione precedente in ambito agricolo, si possono seguire i corsi di professionali regionali, che servono non solo ad acquisire competenze, ma anche a ottenere la qualifica fiscale di imprenditore agricolo e, non meno importante, iniziare a tessere una rete di relazioni e rapporti con i futuri colleghi.
  9. Fatto tutto questo, è il momento di adempiere agli obblighi burocratici per aprire effettivamente l'impresa. Ecco i passaggi necessari:
    - apertura della Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate
    - iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la Camera di Commercio competente, se si prevede di realizzare un fatturato superiore ai 7.000 euro all'anno
    - iscrizione e dichiarazione presso l’INPS
  10. Ultima mossa: rassegnarsi al fatto che la burocrazia peserà quotidianamente come un macigno sull'attività, con adempimenti di vario tipo a seconda del tipo di impresa, che secondo le stime di Coldiretti distraggono dal lavoro d'impresa vero e proprio per ben 2 giorni alla settimana.