Come funzionano i permessi retribuiti

Quando e con quali modalità un lavoratore può usufruire dei permessi retribuiti? L’ordinamento italiano  - attraverso le norme definite dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) – riconosce al lavoratore il diritto di fruire di periodi di astensione dall’obbligo della prestazione lavorativa, con il mantenimento del posto di lavoro e del trattamento retributivo e il riconoscimento dell’anzianità di servizio. Questo tipo di tutela si sostanzia in permessi o congedi retribuiti per i quali l’ordinamento giuridico ha valutato in maniera prevalente gli interessi costituzionalmente garantiti del lavoratore rispetto al mero interesse del datore di lavoro. I permessi retribuiti costituiscono una delle principali applicazioni, da parte della Repubblica Italiana, dei principi costituzionali di solidarietà sociale ed uguaglianza.
 
Ecco, nel dettaglio, le varie tipologie di permesso retribuito:
1)    Congedo matrimoniale. Ne hanno diritto tutti coloro che contraggano matrimonio avente validità civile. L’unica differenza tra le categorie (impiegati e operai dipendenti di aziende industriali, artigiane o cooperative) riguarda le modalità di calcolo e di pagamento dell’assegno.
2)    Congedo parentale. Si intende il diritto in capo a entrambi i genitori naturali di astenersi dal lavoro facoltativamente e contemporaneamente entro i primi otto anni di vita del bambino (dodici per i figli adottivi e in affidamento). Nei primi otto anni di vita del figlio la legge prevede la possibilità per i genitori lavoratori di astenersi dall’attività lavorativa per un totale di dieci mesi, frazionati o continuativi. Ciascun genitore può usufruire del congedo parentale per un massimo di sei mesi. In questo periodo lavoratori e lavoratrici hanno diritto a un’indennità pari al 30% della normale retribuzione.
3)    Permessi per l’assistenza dei disabili. La Legge n.53 dell’8 marzo 2000 prevede che i familiari di soggetto con handicap in situazioni di gravità possano beneficiare di un congedo retribuito della durata massima di due anni. Successive modifiche della corte Costituzionale hanno esteso il beneficio al coniuge convivente e al figlio del soggetto disabile convivente. Il congedo può essere utilizzato in maniera frazionata anche a giorni interi. Ai fini della frazionabilità, tra un periodo e l’altro di fruizione è necessaria l’effettiva ripresa del lavoro.
4)    Permessi e congedi per motivi personali e/o familiari. L’art. 4 della L. 8 marzo 2000 n. 53 (successivamente integrato dal regolamento di cui al DM 21 luglio 2000 n. 278, oltre che dalle norme di dettaglio previste dai contratti collettivi) prevede che i lavoratori possano fruire di permessi retribuiti e congedi per motivi personali specificamente previsti. Durante l’astensione dal lavoro i lavoratori conservano il posto di lavoro e al termine del periodo hanno diritto, salvo rinuncia espressa, di rientrare nella medesima unità produttiva. La legge prevede che il lavoratore possa godere di un permesso retribuito pari a tre giorni all’anno qualora si verifichi il decesso o la grave infermità del coniuge (anche legalmente separato), di un parente entro il secondo grado (anche se non convivente) o di un convivente (purché con stabile convivenza risultante da certificazione anagrafica).
5)    Permessi per motivi di studio. La legge 300/1970 prevede agevolazioni alla frequenza dei corsi e alla partecipazione agli esami che attenuano, in maniera parziale, gli obblighi derivanti dal rapporto di lavoro. La norma dispone che i lavoratori iscritti e frequentanti regolari corsi di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, abbiano diritto a essere inseriti in turni di lavoro atti ad agevolare la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami. Gli studenti-lavoratori sono, inoltre, dispensati da prestazioni di lavoro straordinario e possono usufruire di permessi giornalieri retribuiti in occasione degli esami. 
6)    Congedi formativi. L’art. 6 della L. 8 marzo 2000 n. 53 ha posto i principi in base ai quali la contrattazione collettiva deve attuare il diritto del lavoratore alla formazione continua. Tali permessi retribuiti sono fruibili per la frequenza di corsi di formazione professionale tenuti presso sedi operative pubbliche o private e selezionati tra i corsi e le istituzioni già accreditate dalle Regioni.
7)    Permessi per visite mediche. La legge riconosce ai lavoratori dipendenti la possibilità di assentarsi dal lavoro per sottoporsi a visite mediche o per effettuare cure terapeutiche solo in situazioni ben determinate e nei casi di tossicodipendenza e di soggetti portatori di handicap. Nel settore privato, l’Inps individua modalità di cura che assicurano il diritto alla fruizione di permessi retribuiti. L’eventualità di visite mediche che non rientrano nelle ipotesi precedenti è invece regolata normalmente dai contratti collettivi e, talvolta, dalla prassi aziendale. Di solito, i lavoratori possono avvalersi dei permessi anche in forma oraria.
8)    Permessi per donatori di sangue e di midollo osseo. I lavoratori dipendenti che donano il loro sangue (quantità minima 250 grammi) hanno diritto ad astenersi dal lavoro per l’intera giornata in cui effettuano la donazione conservando la normale retribuzione per l’intera giornata lavorativa. La giornata di riposo è di 24 ore decorrenti dal momento in cui il lavoratore si è assentato dal lavoro per compiere la donazione, oppure, mancando tale riferimento, dal momento della donazione risultante da certificato medico. Di conseguenza la retribuzione spettante al donatore è quella corrispondente alle ore non lavorate comprese nella giornata di riposo. Inoltre, per usufruire del permesso il lavoratore deve effettuare il prelievo presso un centro trasfusionale o presso un centro di produzione di emoderivati, regolarmente autorizzati dal Ministero della sanità.
9)    Permessi per cariche pubbliche ed elettive. A prescindere dai vari periodi di aspettativa non retribuita di cui è possibile godere in occorrenza dell’elezione presso i Parlamenti nazionale ed europeo oppure presso le assemblee regionali, i lavoratori dipendenti che vengono eletti nelle amministrazioni locali ovvero che assumono incarichi in qualità di membri degli organi esecutivi presso tali amministrazioni, possono godere dei permessi previsti dal D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267. I permessi sono retribuiti a condizione che l’assenza dal servizio sia giustificata dall’esercizio delle loro funzioni e che il datore di lavoro ne sia informato per iscritto almeno un giorno prima. In
questo caso il datore di lavoro corrisponde la retribuzione nei giorni di assenza ed ha diritto ad ottenerne il rimborso dall’ente regionale o provinciale a beneficio del quale i lavoratori rivestono le cariche suddette.
10)    Permessi per attività sociali e di volontariato. La legge prevede particolari permessi retribuiti per lavoratori dipendenti che svolgano attività di volontariato presso strutture che perseguono specifici obiettivi di solidarietà sociale come Protezione civile e Soccorso alpino e speleologico.

Per quanto riguarda i portatori di handicap permessi e congedi sono regolati dalla Legge 104/1992 art. 3 integrata da Dlgs 151/2001 art. 42. Alle persone in situazione di disabilità grave che lavorano come dipendenti spettano 2 ore al giorno o 3 giorni al mese anche frazionabili in ore.