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Come i gestori dei campi da calcetto riescono ad aggirare le misure anti-covid

·2 minuti per la lettura
furbetti del calcetto Dpcm
furbetti del calcetto Dpcm

“Fatta la legge, trovato l’inganno” dice un famoso detto. In effetti è quello che diversi gestori dei campi da calcetto hanno fatto per evitare di sospendere la loro attività aggirando in questo modo il Dpcm. Il provvedimento infatti vieta lo svolgimento di tutti gli sport amatoriali di contatto tra cui il calcetto, consentendo invece lo svolgimento delle stesse a livello professionistico anche a livello dilettantistico.

Un dettaglio fondamentale che ha spinto i gestori a creare ad hoc delle associazioni dilettantistiche che siano affiliate a degli enti di promozione sportiva. Ne consegue che per chi gioca a calcetto è sufficiente tesserarsi, effettuare tutte le verifiche mediche del caso e rispettare le norme anti-covid. Si tratta di una pratica che si è diffusa rapidamente sui social e non solo e spinto tanti altri gestori a seguire l’esempio dei cosiddetti “furbetti del calcetto”.

Come i furbetti del calcetto aggirano il Dpcm

Il calcetto può dirsi salvo per il momento? Sembra sì per il momento. Diversi gestori dei campi da calcetto hanno trovato un modo per aggirare l’attuale Dpcm. Nel provvedimento è infatti riportato che: “Sono vietate tutte le gare, le competizioni e tutte le attività connesse agli sport di contatto, come sopra individuati, aventi carattere amatoriale; i divieti di cui alla presente lettera decorrono dal giorno della pubblicazione sulla gazzetta ufficiale del provvedimento del Ministro dello sport di cui al primo periodo”.

Nel provvedimento si legge dunque che gli sport di contatto e quanto connesso sono vietati a livello amatoriale, mentre come viene specificato nel Dpcm tali attività sono consentite a livello dilettantistico. “Lo svolgimento degli sport di contatto, come individuati con successivo provvedimento del Ministro dello Sport è consentito, da parte delle società professionistiche e ‒ a livello sia agonistico che di base ‒ dalle associazioni e società dilettantistiche riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato italiano paralimpico (CIP), nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive Federazioni sportive nazionali, Discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva, idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in settori analoghi”.

Ne consegue che basta che i giocatori in questione siano tesserati presso una Asd affiliata ad un ente di promozione sportiva per essere in regola. Un dettaglio che non è sfuggito a molti “furbetti del calcetto” che hanno creato all’interno delle strutture delle associazioni affiliate. Un pratica che si è presto diffusa in molti centri e che ha spinto molti gestori a porre resistenza pacifica rispettando comunque la legge.