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Come investire supportando la ricerca oncologica

Pierpaolo Molinengo
 

Secondo Rudi Van Den Eynde, Head of Thematic Global Equity e Servaas Michielssens, Senior Biotechnology Analyst di Candriam, stiamo vivendo un momento particolarmente significativo per la lotta contro il cancro. Si prevede che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale migliori lo screening, la diagnosi e il trattamento di molti tumori, con un incremento costante della speranza di vita.

I progressi compiuti sul fronte scientifico, terapeutico, tecnico e tecnologico stanno supportando un settore i cui fondamentali sono de-correlati dai driver di mercato quali tassi di interesse, recessioni o geopolitica, tanto che le vendite delle aziende sanitarie dell'S&P500 sono cresciute, più o meno costantemente, per oltre 25 anni.

Tutto il settore healthcare è sostanzialmente guidato da tre fattori principali. Al primo posto vi è la necessità di soddisfare un fondamentale bisogno medico, ancor più evidente quando si tratta di oncologia, considerata l’incidenza della malattia. L'invecchiamento della popolazione, inoltre, supporta una domanda ancora più alta di soluzioni innovative, che rappresentano il secondo driver: gli scienziati hanno iniziato a individuare i fattori alla base del cancro e le aziende utilizzano queste intuizioni per fornire terapie salvavita sempre più efficaci. Il terzo fattore, che è anche il più dibattuto, riguarda la determinazione di un prezzo equo di queste soluzioni sul mercato.

La lotta contro il cancro coinvolge un numero significativo di settori, dalla biotecnologia alla farmaceutica, dall’intelligenza artificiale alla ricerca; differenti capitalizzazioni, dalle blue chip alle small cap; senza distinzione geografica.

La principale area di riferimento è rappresentata dagli Stati Uniti, il più grande mercato in termini di vendite, con una posizione dominante in particolare nel biotech. Le ragioni sono molteplici, sicuramente la mentalità imprenditoriale gioca un ruolo, accanto alla propensione al rischio e alla sana interazione tra il mondo accademico e il venture capital, che porta molte start-up a crescere e raggiungere i mercati pubblici. Anche l’Europa ha società farmaceutiche e medtech solide e alcune interessanti biotech emergenti, e anche l’Asia va tenuta d’occhio.

L’obiettivo principale è l’individuazione di aziende che possano fare la differenza per i pazienti e che, contemporaneamente siano al giusto prezzo per un investitore. Ad esempio, secondo Rudi Van Den Eynde e Servaas Michielssens, il miglior premio di rischio si trova nelle aziende impegnate nella Fase 2 dello sviluppo del farmaco, cioè che hanno completato gli studi clinici iniziali sui pazienti. Questo ci permette di fare una valutazione approfondita sia delle opportunità sia dei rischi. Le aziende in Fase 2, inoltre, godono di un certo potenziale di crescita, non essendo ancora completamente redditizie. La maggior parte degli investitori, infatti, ritiene troppo rischioso investire in società ancora non approdate allo stadio commerciale.

Un altro fattore che concorre nel dinamismo del settore è l’attività di M&A in corso. L’ambito farmaceutico, essendo ad alta intensità di ricerca, presenta un forte potere dirompente: in oncologia, negli ultimi 15 anni, sono stati compiuti più progressi che in tutto il XX secolo. Inoltre, i giganti del settore farmaceutico devono necessariamente concentrarsi sulla ricerca per non essere rapidamente superati dai concorrenti, e qualche volta ritengono più opportuno acquisire una giovane azienda che sta sviluppando un'innovazione piuttosto che iniziare la ricerca da zero.

In ogni caso, l’universo è estremamente ampio: per vincere questa battaglia c’è bisogno di strumenti di ricerca più all’avanguardia, di diagnosi più precise e tempestive, di dispositivi medici migliori e ovviamente anche di farmaci migliori. Tutti questi settori sono pertanto da guardare, alla ricerca di aziende che presentino una dirigenza di qualità, attività in crescita, vantaggi competitivi, creazione di valore e limitato indebitamento finanziario.

Sebbene negli ultimi anni ci siano stati enormi progressi nella ricerca, c'è però ancora molto da fare.

Devolvendo a istituti di ricerca il 10% delle commissioni di gestione del Candriam Equities L Oncology Impact, in tutti i paesi in cui la strategia è distribuita, Rudi Van Den Eynde e Servaas Michielssens cercano di contribuire in modo ancora più tangibile a questa lotta, augurandoci che un giorno i progressi scientifici ci portino a convivere con questa malattia se non a superarla.

E un modo per farlo è anche quello di investire, a lungo termine, su tutte quelle aziende che concretamente, ricercano questo obiettivo.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online