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Come organizzare il Natale senza rischi di Covid-19

Di Simone Cosimi
·5 minuto per la lettura
Photo credit: knape - Getty Images
Photo credit: knape - Getty Images

From Esquire

Riunioni di famiglia ridotte al minimo, anziani e soggetti fragili protetti il più possibile o (purtroppo) del tutto esclusi dalle cene e dai pranzi, al massimo in sei a tavola raccomanda il governo. Eppure, anche in versione asciutta e ridotta all'osso, perfino le mini riunioni natalizie possono trasformarsi in sfortunate occasioni di contagio e vanificare buona parte degli sforzi autunnali per contenere l'epidemia.

Tutto ciò che alimenta il clima festivo è infatti stretto alleato dell’infezione: incontri in stanze calde e poco areate, troppa gente in pochi metri quadrati che chiacchiera senza sosta ad alta voce, protezioni fisiche e psicologiche completamente abbassate senza l’uso della mascherina, condivisione di cibo, bevande e altri oggetti, scambio dei regali, musica, canti e molto, molto altro. Cerchiamo di affrontare una questione alla volta.

Photo credit: Annie Spratt on Unsplash
Photo credit: Annie Spratt on Unsplash

La richiesta – anzi, l’obbligo anche se non sta scritto nero su bianco – è di limitare al massimo il numero dei commensali. Può essere che alla fine, se la curva epidemiologica delle prossime quattro settimane proseguirà come negli ultimi giorni, venga consentito il ricongiungimento familiare per celebrare i giorni delle festività anche a chi non è residente o domiciliato in una certa abitazione, consentendo la circolazione fra regioni diverse. Ma solo fra genitori e figli, coniugi e partner conviventi.

In generale, più sono le persone, più alto è il rischio, questa è la regola fondamentale. La raccomandazione è dunque di non superare le sei/otto persone a tavola o durante un incontro casalingo. In Spagna l’indicazione è di 6, in Germania di 10. Sono misure in fondo arbitrarie, che rispondono più alla percezione del rischio e alle condizioni in cui si trova o si è trovato il paese: purtroppo chiunque potrebbe essere vettore dell’infezione perché asintomatico o perché magari ha sottovalutato qualche blando sintomo, scambiandolo per altro, pur di non mancare al cenone. Ve la sentite di rischiare? Un punto su cui valutare la sicurezza dell’incontro è contare quanti nuclei familiari si stanno incrociando: più occupanti di case diverse, con i relativi giri sociali, si mescolano più sale il potenziale di diffusione del virus.

Photo credit: GETTY
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La disciplina serve anche a tavola: meglio non passarsi piatti di portata, bottiglie o altri oggetti, visto che ciascuno finirebbe col toccarli decine di volte in poco tempo. Un’idea alternativa sarebbe che ciascuno portasse le proprie cose da casa ma è evidentemente poco percorribile. Meglio tenere ferme le mani e toccare il meno possibile, deputando magari a una sola persona l’incombenza di servire a tavola o riempire di nuovo i patti per un secondo giro, limitando movimenti e promiscuità. È una complessa battaglia di probabilità, più le si abbatte più si riduce il rischio di trasformare il cenone in un focolaio.

Un altro consiglio è impostare l’incontro o la cena all’insegna della quiete e della sobrietà. Meglio evitare musica e tv ad alto volume, canti e karaoke, altre attività simili o chiacchierate forsennate. Mantenere il tono di voce basso evitando di parlare sopra la tv limita la diffusione di droplet, le goccioline di saliva che sono la zattera dei virus, lo hanno dimostrato molte indagini e studi.

Allo stesso modo, è meglio optare per una visita rapida che per una cena della durata di ore: in questo modo si ridurrà il tempo di esposizione al rischio. Lo scorso marzo, per esempio, oltre 50 componenti di un coro negli Stati Uniti furono infettati dopo una sessione di prove di due ore e mezza, un focolaio divenuto caso-studio. Gli esperti hanno spiegato che se le prove fossero durate meno di un’ora, il numero delle infezioni si sarebbe ridotto della metà. Sembrano differenze di poco conto eppure, sempre per il gioco delle probabilità, occorre fare attenzione: meglio un caffè per lo scambio dei doni che una cena di quattro ore.

A proposito: è sempre necessario ventilare i luoghi, aprendo le finestre anche se fa freddo e favorendo il ricambio d'aria: l’aria fresca diluisce la quantità di virioni che può essersi accumulata nell’aerosol sospeso in aria. Secondo uno studio del Sage, il comitato scientifico del governo britannico, una stanza senza appropriato e frequente ricambio d’aria può aumentare il rischio d’infezione di quattro volte. Se avete freddo, copritevi.

Photo credit: GETTY
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Qualche soluzione alternativa può essere quella di incontrarsi al parco per scambiarsi i regali e gli auguri, cogliere l’occasione per organizzare un veloce pic-nic o una passeggiata, affidarsi alle solite soluzioni digitali. Se proprio non si può o vuole rinunciare a una cena al chiuso meglio distanziare al massimo i posti a tavola e collocarli in modo strategico, effettuando un’accurata pulizia prima e dopo l’incontro.

In molti stanno infine programmando un giro di test antigenici rapidi da effettuare nei giorni precedenti alla riunione di famiglia. Se la decisione può senza dubbio costituire un utile filtro, c’è anche da considerare che a meno di non isolarsi completamente in vista dell’incontro (ad esempio: test effettuato il giorno 20, nessun contatto fino al cenone del 24) i tamponi, molecolari o antigenici rapidi che siano, forniscono una fotografia del momento. Nulla di più. Non è dunque detto che una persona negativa un giorno debba necessariamente esserlo due o tre giorni dopo: sia perché potrebbe essersi contagiato poco prima del test senza che questo fosse in grado di fornire un risultato corretto sia perché potrebbe contagiarsi dopo. Per cui un tampone una settimana prima del cenone, a parte l’individuazione di qualche asintomatico, rischia di non avere poi troppo senso.