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Come proteggere i portafogli obbligazionari dai rischi di tapering e inflazione

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Come proteggere i portafogli obbligazionari dai rischi di tapering e inflazione
Come proteggere i portafogli obbligazionari dai rischi di tapering e inflazione

La tolleranza della Fed all’inflazione sarà testata e il tapering sembra all’orizzonte. Una soluzione è gestire la volatilità in base a un budget di rischio predefinito cogliendo il potenziale ESG con le obbligazioni

TAPERING NON PRIMA DELL’INIZIO DEL 2022

Per quanto riguarda il tapering, ovvero la riduzione degli acquisti di bond sul mercato da parte della Fed, Mondher Bettaieb-Loriot, Head of Corporate Bonds di Vontobel, nell’articolo Vontobel: I rendimenti USA a lungo termine hanno raggiunto il picco ritiene che sia improbabile che venga attuato prima dell’inizio del 2022: solo un mercato del lavoro che registri incrementi sostenuti e inclusivi entro novembre potrebbe scompaginare questa previsione. Inoltre, sottolinea Bettaieb-Loriot, i rialzi dei tassi a causa dell’inflazione ha portato i saggi a lungo termine su un livello (2,5%) dal quale non dovrebbero muoversi più in alto. Secondo il manager “è improbabile che i rendimenti dei Treasury vengano riprezzati più alti”.

LA TOLLERANZA DELLA FED ALL’INFLAZIONE SARÀ TESTATA

Riconoscendo esplicitamente due diversi livelli di controllo per tapering e il rialzo dei tassi, secondo Fidelity Powell ha fatto un passo avanti verso un ulteriore chiarimento del quadro di riferimento dell’inflazione media flessibile. Avendo superato le soglie d’inflazione e del mercato del lavoro per il tapering, la tolleranza per i progressi su entrambi i fronti sarà più alta quando si tratterà di aumentare i tassi. Ma quanta tolleranza la Fed può davvero permettersi, si legge nell’articolo Fidelity: la tolleranza della Fed sull’inflazione sarà messa alla prova, dipenderà dal se, o piuttosto dal quando, la visione transitoria dell’inflazione sarà messa in discussione.

COME PROTEGGERE I PORTAFOGLI DALL’INFLAZIONE

Da una prospettiva più ampia, il Team di Fineco Asset Management osserva che più volte negli ultimi venti anni siano state annunciate fasi di inflazione che non si sono poi materializzate, al punto che chi si era posizionato in risposta agli allarmi è rimasto deluso dovendo assorbire perdite. Vi sono state diverse ragioni negli ultimi due decenni per i bassi livelli di inflazione, come l’import dalla Cina dove costi di lavoro e produzione sono rimasti molto bassi e a lungo, ma secondo il Team di Fineco Asset Management questi argomenti sono oggi più deboli, e anche il tema forte della globalizzazione non è più così convincente. L’analisi del Team di Fineco Asset Management, come si legge nell’articolo Mercati, occhi puntati sull’inflazione. Ecco come proteggersi, arriva alla conclusione che oggi appare importante per l’investitore avere la giusta protezione contro l’inflazione nella costruzione del proprio portafoglio, sia, ad esempio, tramite azioni “value”, sino ad oggi trascurate dai mercati, che tollerino rialzi dei tassi, o con strumenti inflation-linked che facciano da scudo contro l’effetto corrosivo dell’inflazione.

GESTIRE LA VOLATILITÀ IN BASE A UN BUDGET DI RISCHIO PREDEFINITO

L’obiettivo, soprattutto in questa delicata fase, consiste nell’anticipare le brutte notizie, anziché correggere l’esposizione dopo che la volatilità è aumentata. Si tratta, in estrema sintesi, di gestire la volatilità in base a un budget di rischio predefinito. “Per il fondo MS INVF Global Balanced Risk Control, lanciato a novembre 2011, l’intervallo di volatilità obiettivo è compreso tra il 4% e il 10%: ci proponiamo di generare, attraverso la gestione attiva di un mix di azioni, obbligazioni, titoli legati alle materie prime e liquidità, rendimenti competitivi e di minimizzare la partecipazione alle correzioni di mercato all’interno di questi parametri di volatilità”, puntualizzano nell’articolo I portafogli multi-asset a gestione attiva, la nuova frontiera della diversificazione Andrew Harmstone e Manfred Hui, responsabili del team Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management.

ANALISI ESG DELLE AZIENDE

Candriam ha reso disponibile il nuovo modulo sull’analisi ESG delle aziende su Candriam Academy, la prima piattaforma accreditata al mondo per la formazione gratuita sugli investimenti sostenibili e responsabili. Si tratta dell’undicesimo modulo di formazione che va ad ampliare l’offerta formativa esistente e che comprende quattro corsi tra i quali “Una finestra sull’Universo SRI”, “Economia circolare” e “Cambiamento climatico”. L’iniziativa, come sottolineato nell’articolo Analisi ESG delle aziende, disponibile il nuovo modulo della Candriam Academy, riflette il crescente interesse degli investitori per una maggiore uniformità e coerenza nell’analisi ESG delle varie società e conferma la leadership in questo campo di Candriam, pioniere nell’universo degli investimenti responsabili, con il lancio delle prime strategie ESG già nel 1996.

COME COGLIERE IL POTENZIALE DELL’ESG CON LE OBBLIGAZIONI

La gamma Amundi Funds ESG Improvers conta due nuove strategie a reddito fisso, una dedicata al credito globale e una seconda all’high yield globale. Lanciata nel 2020, la gamma ESG Improvers è disponibile per investitori istituzionali e retail che mirano a cogliere il potenziale di crescita legato ai fattori ESG (ambiente, sociale, governance). Nel dettaglio, come illustrato nell’articolo Cogliere il potenziale di crescita dell’ESG con le obbligazioni: le strategie di Amundi, la gamma è stata arricchita con le strategie Amundi Funds Global Corporate ESG Improvers Bond, che cerca di sovraperformare l’indice ICE Bank of America Global Large Cap Corporate (USD Hedged), e Amundi Funds Pioneer Global High Yield ESG Improvers Bond, che mira a sovraperformare l’indice ICE Bank of America Global High Yield (USD Hedged). Come per i comparti azionari, i team di investimento utilizzano un approccio dinamico lungimirante per identificare gli emittenti di obbligazioni con traiettorie ESG promettenti.

ESCLUDERE CHI NON RISPETTA GLI STANDARD ESG

Come si legge nell’articolo Non tutti i bond dichiarati green lo sono davvero, lo rivela NN Investment Partners, il 47% degli emittenti di obbligazioni definite green non ha messo in atto tutte le misure necessarie per limitare l’aumento delle temperature globali a 2° C. Isobel Edwards, Green Bond Analyst di NN Investment Partners, sottolinea che i fenomeni meteorologici estremi visti in tutto il mondo quest’anno sono stati un forte promemoria delle conseguenze di un atteggiamento rilassato verso la decarbonizzazione e le ambizioni di zero emissioni nette. Alcune aziende, nota Isobel Edwards, hanno fatto passi significativi, ma nel complesso, molte non sono abbastanza avanti per affermare in modo credibile di essere in linea con lo scenario di 1.5°C. In conclusione, secondo NN Investment Partners, bisogna fare di più per migliorare la trasparenza sulla portata della mitigazione e dell’adattamento climatico delle aziende, e si dovrebbe introdurre una legislazione per accelerare la transizione verso le energie rinnovabili e abbandonare le attività e gli asset non genuinamente green. Le aziende, secondo Isobel Edwards, “dovrebbero persino essere escluse dall’emissione di obbligazioni verdi se non rispettano i veri standard di transizione”.

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