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Come viene finanziato il Fondo Monetario Internazionale

Il logo del Fondo Monetario Internazionale (Getty)

Recentemente anche il Fondo Monetario Internazionale, dopo i vertici dell’Unione Europea e l’agenzia di rating Moody’s, ha criticato la manovra finanziaria del Governo Conte, con le riforme dispendiose fortemente volute da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il Governo pentastellato ha ricevuto infatti alcune dichiarazioni non positive proprio dall’istituto internazionale guidato da Christine Lagarde.

Secondo il FMI, il Pil iitaliano nel 2018 crescerà solo dell’1,2% e nel 2019 dell’1%. Cifre inferiori alle ultime previsioni, con un calo che sarebbe dovuto all’aumento dello spread e alle incertezze dovute alle manovre economiche del governo. L’aumento dello spread è strettamente collegato con l’andamento dei mercati ed è influenzato dalle prossime mosse economiche della politica italiana.

Ma cosa fa esattamente il Fondo Monetario Internazionale, e come alimenta le proprie casse?

Christine Lagarde, a capo del FMI (AP Photo/Firdia Lisnawati)

Il Fondo Monetario Internazionale, secondo il proprio statuto, aiuta i paesi in via di sviluppo, presta denaro ai governi in crisi al fine di evitare la svalutazione della moneta locale, facilita il commercio internazionale intervenendo con la loro consulenza quando ci si trova di fronte a particolari limitazioni nel mercato.

Dalla sua formazione nel 1945, infatti, il FMI agisce come una sorta di banca nei confronti dei Paesi che chiedono aiuto, prestando denaro con la promessa di riaverlo indietro a rate una volta conclusa la crisi economica in corso. Il sistema bancario del FMI fu votato all’epoca della fondazione, e vinse sopra un sistema di fondo dal quale gli Stati sarebbero stati in grado di attingere per scongiurare le crisi, senza dover pagare interessi.

Come si alimenta il fondo del FMI? In quattro modi:

  • Quote per ognuno dei 189 Stati membri, versate al momento dell’adesione al Fondo per il 75% in valuta nazionale e per il 25% in diritti speciali di prelievo;
  • Accordi di prestito, che il Fondo può concludere con gli stati membri per fornire assistenza finanziaria;
  • Vendita delle disponibilità di oro;
  • Tassi di interesse sui prestiti (esclusivamente utilizzati per le spese operative).

Ogni Paese dispone di un numero di voti proporzionale alla sua quota di partecipazione: l’Italia ha una quota attualmente del 3.21%, settimo paese al mondo per importanza. Gli Stati Uniti hanno il 17.68%.

Nel 2018 il FMI ha dato via a uno dei maggiori prestiti di sempre: 57,1 miliardi di dollari all’Argentina per superare la sua crisi economica. Lo stato sudamericano diventa dunque uno dei più indebitati verso il Fondo, nonostante secondo statuto non dovrà necessariamente restituire tutto il dovuto. Le condizioni per ottenere i soldi sono ‘classiche’ e si possono riassumere sostanzialmente in un grosso taglio delle spese pubbliche, in tutti i settori.

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