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Commissione Ue: 37 mld per il "Coronavirus response initiative"

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Bruxelles, 13 mar. (askanews) - La Commissione europea ha proposto oggi di ridestinare al finanziamento alla lotta al coronavirus e alle misure per mitigare l'impatto socio economico dell'epidemia tutti i finanziamenti dei Fondi strutturali e di coesione europei che non sono stato spesi dagli Stati entro la scadenza prevista, invece di restituirli al bilancio dell'Ue. Secondo l'Esecutivo Ue, sarebbero così disponibili immediatamente per gli Stati membri 8 miliardi di euro di liquidità, che potrebbero mobilizzare altri 29 miliardi di euro dal bilancio Ue, per un totale di 37 miliardi di euro.

La proposta era stata annunciata nei giorni scorsi con cifre diverse (liquidità iniziale di 7,5 miliardi di euro, in grado di innescare la mobilizzazione e di circa 17,5 - 18 miliardi di euro di finanziamenti in tutta l'Ue, per un totale di 25 miliardi). Oltre alla correzione al rialzo, la Commissione ha fornito oggi anche le cifre specifiche relative ai paesi membri. All'Italia andrebbero subito 853 milioni di euro di liquidità, a cui si aggiungerebbero 1,64 miliardi di euro dal bilancio Ue, per un totale di investimenti da 2,318 miliardi di euro.

Bisogna considerare inoltre che l'Italia ha ancora 9 miliardi di fondi di coesione dell'attuale periodo di programmazione che non erano ancora stati destinati a progetti, e che potrebbero essere utilizzati per la risposta al Coronavirus, ma in questo caso la metà della somma dovrebbe essere messa dall'Italia stessa, e l'altra metà dal bilancio Ue.

L'Italia, va notato, è solo al quarto posto fra gli Stati membri per l'ammontare dei fondi non spesi da riutilizzare. Al primo posto c'è la Spagna (1,161 miliardi), seguita da Polonia (1,125 miliardi) e Ungheria (855 milioni).

In pratica, il "Coronavirus response initiative" è uno strumento di liquidità finanziato attraverso il recupero di fondi europei inutilizzati. Come funzionerà il meccanismo? La Commissione propone di rinunciare quest'anno al suo obbligo di chiedere il rimborso di co-finanziamenti per i Fondi strutturali e di investimento europei che non sono stati spesi, e che sono attualmente detenuti dagli Stati membri. Gli Stati membri saranno tenuti a utilizzare quegli importi per il co-finanziamento nazionale che normalmente avrebbero dovuto fornire per ricevere le successive tranche della loro dotazione complessiva di Fondi strutturali.

Questo libererà una parte dagli stanziamenti che quegli Stati avrebbero dovuto altrimenti prevedere in bilancio per i co-finanziamenti successivi, e permetterà di destinarli alla compensazione delle conseguenze economiche della crisi del coronavirus.

I programmi operativi nazionali dei Fondi strutturali dovrebbero quindi essere adattati, ove necessario, per incanalare i finanziamenti verso tre priorità: il settore sanitario (attrezzature mediche e ospedaliere, come i dispositivi per l'ossigenazione e per la respirazione artificiale nelle unità di cura intensiva, dispositivi di protezione come le mascherine), le misure per il mercato del lavoro e per il mantenimento dell'occupazione nei settori particolarmente colpiti.

La proposta della Commissione (una modifica del regolamento Ue sulle disposizioni comuni per i Fondi strutturali) dovrà essere approvata dal Consiglio Ue e dal Parlamento europeo.