Il compenso minimo per lo stage è di 400 euro lordi: queste le linee guida

Lo stage, o tirocinio per chi non ama i termini stranieri, soprattutto in tempi di crisi e di difficoltà occupazionali come questi, è per molti una specie traghetto verso il mondo del lavoro. Un traghetto che, però, molto spesso si interrompe senza portare da nessuna parte.

La speranza che lo stage si trasformi in un'occupazione rischia, molto spesso, di naufragare miseramente e diventa anche un'occasione di sfruttamento da parte dei datori di lavoro, con il risultato che troppo spesso lo stage infinito, non retribuito, diventa una condizione quasi permanente. Non solo: nel 52,4% dei casi, in Italia, lo stage non prevede nemmeno il rimborso spese, a fronte di una situazione europea un po' diversa. Nella valutazione offerta dall'Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori), che ha preparato una guida pratica per gli stage in Europa, l'Istituto evidenzia come «in molti paesi europei in questi ultimi anni siano fioriti numerosi programmi di stage per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro ed affrontare l’emergenza della disoccupazione». E nel nostro paese? «In Italia, a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile al 35%, si riscontra invece una insufficiente diffusione del tirocinio come parte integrante delle politiche attive, nonostante alcune buone pratiche sviluppate a livello regionale».

Questa riforma, che fa seguito alla Legge 92/2012, era dunque evidentemente molto attesa, soprattutto (ma non solo) per l'equa remunerazione e perché è necessario che il tirocinio sia regolamentato, come «avviene nel resto d’Europa all’interno delle leggi e dei regolamenti che disciplinano la materia», prosegue il comunicato dell'Isfol.

Le linee guida della bozza di provvedimento in discussione presso la Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni prevedono, finalmente, un compenso minimo di 400 euro lordi per gli stagisti (non si naviga nell'oro ma è un inizio) e non ci sono più tetti massimi al rimborso mensile. Il che rischia, da un lato, di mascherare vere collaborazioni mascherate da stage. Ma dall'altro salva i tirocini dei più fortunati.

Per evitare, poi, che lo strumento venga usato al posto di altri tipi di contratti, ci saranno dei rigidi limiti di tempo e di numero di stagisti. I tirocini tradizionali non possono superare la durata di sei mesi (un anno per il reinserimento di cassaintegrati e disoccupati, due anni per gli stage riservati ai disabili). Il datore di lavoro potrà prendere un solo stagista (e per una sola volta) se la sua azienda ha meno di cinque dipendenti e la crescita del numero di stagisti ammissibili sarà proporzionale proprio al numero dei dipendenti.

Tutto a posto, dunque? Non ancora, perché in realtà siamo ancora nel campo del condizionale.

E poi perché la questione è materia di competenza Regionale. Saranno dunque le Regioni a dover fare le proprie leggi, sulla base delle linee guida. Che, perlomeno, saranno vincolanti dopo che l'accordo sarà ratificato dalla Conferenza Stato-Regioni. Il che significa che, perlomeno, non si potrà scendere sotto i 400 euro di compenso minimo.
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