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Con "Avvenne a Napoli" Eduardo De Crescenzo torna alle origini e rende omaggio alla sua città

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AGI - Un album nuovo che è un ritorno alle origini, affonda nell'infanzia, propone le prime canzoni ascoltate, cantate e "restaurate" della canzone napoletana, evitando quelle troppo ‘abusate'. Eduardo De Crescenzo, indimenticabile interprete di Ancora, presenta dal vivo al teatro Filodrammatici, il suo ultimo lavoro: il cofanetto “Avvenne a Napoli, passione per voce e piano”, che racchiude il CD, realizzato con Julian Olivier Mazzariello che per l'occasione ha messo da parte la sua vena jazz, pubblicato e distribuito dall'etichetta discografica Betty Wrong Edizioni Musicali di Elisabetta Sgarbi, e il libro “Storie del Canzoniere napoletano” scritto dal critico musicale Federico Vacalebre, edito da La nave di Teseo.

Per De Crescenzo, che ha regalato alla stampa un apprezzatissimo mini show, questo lavoro è un “omaggio ai Maestri che" gli "hanno insegnato l'arte dei sentimenti: perché le emozioni hanno un suono preciso, hanno parole precise ma per riconoscerle bisogna impararle". Da Fenesta Vascia a Luna Rossa (scritta da Vincenzo De Crescenzo, fratello del padre di Eduardo) passando per Era de Maggio, la tracklist ci riporta ai versi di gradi poeti come Gabriele D'Annunzio e Salvatore Di Giacomo, ripulite dal folclore e da “manipolazioni ignoranti” che hanno “tradito e frainteso grandi artisti” spiega il cantante.

“Ho concepito questo lavoro per voce e piano – continua - perché queste canzoni nascevano così e così venivano eseguite nei salotti del tempo. E Julian ha cercato di entrare nel suono e nelle atmosfere di quei salotti anche sacrificando la sua anima jazzistica. La fisarmonica entrerà più avanti”.

A Napoli inventarono la 'canzone'

Come scrive Federico Vacalebre nel libro, De Crescenzo canta magistralmente, per la prima volta, “un repertorio che gli appartiene per DNA”, e, nel contempo, conduce un'accurata ricerca storico-musicale tesa a cogliere il pensiero stilistico, sociale e politico di una generazione di artisti rivoluzionari. "Erano innovatori geniali perché inventarono la forma 'canzone': imposero un nuovo modo di cantare, le tecniche che allora erano quelle del canto lirico non andavano più bene - afferma Eduardo -. A loro si deve la nascita dell'interprete che evolve il Belcanto operistico: per cantare i versi alti di poeti così importanti non è sufficiente avere una bella voce, è necessario che il cantante entri nei versi del poeta e li faccia suoi. Questi artisti, per la prima volta, riuscirono a parlare al colto e all'inclita e fecero di Napoli la città dei musicisti e dei poeti, la meta più ambita da tutti gli artisti e gli intellettuali del tempo".

Nel CD la voce di Eduardo De Crescenzo e il pianoforte di Julian Oliver Mazzariello interpretano 20 grandi classici napoletani ripercorrendo il Canzoniere dai suoi esordi, intorno al 1800, fino al 1950, quando con lo sbarco degli americani arriverà in Italia il jazz e la musica cambierà per sempre.

Nell'album, che è stato anticipato dall'uscita in digitale del brano “Marechiare”, il cui video ha la regia, i disegni e animazione di Michele Bernardi e la direzione artistica di Elisabetta Sgarbi, ci sono titoli conosciuti e amati come “Fenesta vascia”, “Luna nova”, “Era de maggio”, “Marechiare”, “'A vucchella”, “Serenata napulitana”, “I' te vurria vasa'”, “Maria Mari'”, “Santa Lucia luntana”, “Silenzio cantatore”, “Uocchie ch'arraggiunate”, “'O marenariello”, “Te voglio bene assaje”, “Scétate”, “Canzona appassiunata”, “Passione”, “Voce ‘e notte”, “Che t'aggia di'”, “Munasterio ‘e Santa Chiara”, “Luna rossa”.

E il libro “Storie del Canzoniere napoletano” di Vacalebre, racconta le vicende che queste canzoni hanno attraversato. Gli umori musicali, culturali, ma anche storici, politici e sociali che determinarono la gloria e la caduta di un fenomeno artistico, la Canzone classica napoletana, che ancora identifica, insieme con l'Opera, la musica italiana nel mondo.

Elisabetta Sgarbi, nella duplice veste di editore di libri e di editore musicale, è alla sua terza produzione musicale, che stavolta unisce il libro alla musica. “Un libro – ha osservato – che è un museo per immagini" con locandine antiche, spartiti e foto autografate. "E con alla fine i testi delle canzoni, in questa lingua nobile che non è possibile tradurre” perché si perderebbe la metrica e la musicalità.

Il progetto sarà presentato il 6 giugno al Teatro Mercadante di Napoli, con un concerto che è già sol out.

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