Italia markets closed

“Con il contact tracing digitale potevamo evitare la quarantena all’Italia”

Giancarlo Salemi
“Con il contact tracing digitale potevamo evitare la quarantena all’Italia”

Un pool di studiosi propone modelli di tracciatura attraverso i Big Data, così come fatto in altri Paesi. Carlo Alberto Carnevale Maffè, economista della Bocconi, sottolinea a Financialounge.com come “le nuove tecnologie possono salvare sia le vite umane che il nostro PIL”

C’è un modo diverso per prevenire il contagio che non sia il lockdown, la chiusura totale del Paese? Un gruppo di studiosi, economisti, avvocati, ingegneri, data scientist ha suggerito una soluzione alle autorità competenti: copiare quello che è stato fatto in altri Paesi, dalla Corea del Sud a Singapore, da Taiwan ad Israele. “Noi siamo chiusi in casa anche un po’ per ignoranza” spiega a Financialounge.com il docente della SDA Bocconi, Carlo Alberto Carnevale Maffè “perché potremmo utilizzare meglio i Big Data per mappare più accuratamente i movimenti del virus, con azioni di contenimento più mirate, che forse potrebbero evitare di far mettere in quarantena tutta l’Italia”.

COME FUNZIONA IL SISTEMA CONTACT TRACING DIGITALE

“La Corea del Sud da oltre un mese sta sconfiggendo l’epidemia anche grazie a semplici tecnologie di contact tracing del contagio su smartphone. In Italia è stato suggerito alle autorità l’uso delle stesse tecnologie; invece ci siamo ritrovati con il modulo cartaceo per l’autodichiarazione” spiega l’economista della Bocconi. Tecnicamente, con il contact tracing si usano tecnologie digitali, e quindi fondamentalmente i dati in arrivo sui nostri telefonini, per ricostruire “la catena della trasmissione e riuscire così a ridurre il rischio di contagio”. Insomma si cerca di “mettere a sistema” tutta quella enorme quantità di informazioni digitali che arrivano da fonti soprattutto online (motori di ricerca, social network) incrociandole anche con le informazioni provenienti dalle carte di credito, dal gps delle automobili piuttosto che dalle celle dei telefonini. Uno studio che nasce non tanto sotto il profilo sanitario ma “con l’idea di minimizzare l’impatto sociale ed economico, posto che l’effetto è anche quello di salvare le vite, circoscrivendo il fenomeno del coronavirus e limitando il lockdown, ovvero che un intero Paese resti chiuso per fermare il contagio”.

LA PRIVACY NON C’ENTRA NULLA, È UNA FAKE NEWS

L’obiezione che a questo punto viene spesso sollevata da più parti è che l’utilizzo di queste informazioni potrebbe violare il diritto della privacy, ma anche questa è “una fake news” per l’economista della Bocconi. “I contagiati sono comunque tenuti a riferire alle autorità i propri spostamenti degli ultimi giorni; qui si tratta di utilizzare le nuove tecnologie per incrociare i possibili punti di contagio, sempre in modo anonimo, come d’altra parte si è fatto con il paziente uno. Solo che finora è stato realizzato manualmente, mentre abbiamo gli strumenti tecnologici per farlo in modo digitale, eventualmente geolocalizzando la catena trasmissiva per circoscrivere in modo puntuale le aree a rischio, per concentrare test e quarantene in quelle zone, invece di dover ricorrere al blocco generalizzato di un intero Paese. Questa è la lezione che si può apprendere dall’esperienza coreana”.

Azienda bolognese rinuncia al profitto per fornire ventilatori polmonari agli ospedali

Azienda bolognese rinuncia al profitto per fornire ventilatori polmonari agli ospedali

PROTEZIONE CIVILE POTREBBE ATTIVARE SUBITO APP DI CONTACT TRACING

Già oggi l’art. 14 del Decreto Legge pubblicato nella stessa edizione straordinaria notturna della Gazzetta Ufficiale che ha ospitato il DPCM #iorestoacasa, il 9 marzo ha introdotto un’apertura eccezionale alla possibilità per la Protezione Civile di trattare dati personali, anche sensibilissimi, per la gestione dell’emergenza sanitaria. Questo significa che, oggi, in Italia, basterebbe un DPCM o anche solo un’ordinanza del Dipartimento di Protezione Civile della Presidenza del Consiglio per attivare l’uso di applicazioni di contact tracing. Perché non lo si è fatto? “Si è andati a finire con il modulo ministeriale cartaceo per l’autodichiarazione” conclude l’economista della Bocconi “è il risultato che ottiene la burocrazia quando la leadership istituzionale non trova il tempo di alzare la testa e imparare dalle esperienze del resto del mondo”.