Italia markets close in 2 hours 21 minutes
  • FTSE MIB

    25.353,87
    -2,28 (-0,01%)
     
  • Dow Jones

    35.116,40
    +278,24 (+0,80%)
     
  • Nasdaq

    14.761,29
    +80,23 (+0,55%)
     
  • Nikkei 225

    27.584,08
    -57,75 (-0,21%)
     
  • Petrolio

    69,23
    -1,33 (-1,88%)
     
  • BTC-EUR

    32.681,13
    +82,15 (+0,25%)
     
  • CMC Crypto 200

    949,94
    +6,50 (+0,69%)
     
  • Oro

    1.831,20
    +17,10 (+0,94%)
     
  • EUR/USD

    1,1898
    +0,0030 (+0,25%)
     
  • S&P 500

    4.423,15
    +35,99 (+0,82%)
     
  • HANG SENG

    26.426,55
    +231,73 (+0,88%)
     
  • Euro Stoxx 50

    4.125,34
    +7,39 (+0,18%)
     
  • EUR/GBP

    0,8531
    +0,0006 (+0,07%)
     
  • EUR/CHF

    1,0731
    +0,0007 (+0,07%)
     
  • EUR/CAD

    1,4914
    +0,0045 (+0,30%)
     

"Con la pandemia noi donne ancora più penalizzate": a parlare, forte e chiaro, ora sono le ricercatrici

·3 minuto per la lettura
Photo credit: Hill Street Studios/Blend Images - Getty Images
Photo credit: Hill Street Studios/Blend Images - Getty Images

"Mentre gli uomini sembrano non aver risentito del lockdown, con pubblicazioni addirittura aumentate di circa il 10 per cento rispetto alla media, le donne hanno pubblicato meno, quindi il decremento totale che noi vediamo è esclusivamente dovuto al decremento nella produzione femminile". A fornire questo quadro decisamente poco confortante era Laura Inno, ricercatrice postdoc presso l’Università Parthenope di Napoli, ancora lo scorso dicembre. Da allora la situazione non è andata certo migliorando e ora le ricercatrici hanno deciso di farsi sentire e in 407 hanno firmato una petizione rivolta alla ministra Maria Cristina Messa e alla Conferenza dei rettori (Crui). "L'emergenza sanitaria ha gravato su di noi e nella nostra produzione scientifica più che sui colleghi uomini", spiegano a Repubblica, "Dall'Università auspichiamo possa partire una presa di parola e di consapevolezza su un problema che travalica l'accademia e riguarda la società intera in questo difficile presente storico".

Questo contenuto non è disponibile a causa delle tue preferenze per la privacy.
Per visualizzarlo, aggiorna qui le impostazioni.

Quello universitario, si sa, è un sistema che premia la competitività e che finisce per penalizzare le donne che, come in molti altri ambiti, sono impegnate contemporaneamente anche sul fronte del lavoro di cura. La pandemia dunque ha aggravato una condizione già esistente, ma ora le ricercatrici chiedono di venire ascoltate. Secondo le firmatarie della petizione, vista la situazione vissuta nei mesi di lockdown, sarebbe necessario introdurre dei correttivi nei sistemi di abilitazione nazionale, la prova per titoli necessaria per poi accedere ai concorsi. Oltre a questo chiedono delle modifiche nelle procedure di assegnazione degli scatti stipendiali "che tutelino le candidate e le docenti donne dalla squalifica per scarsa produttività scientifica o per inferiore impegno didattico e istituzionale nel biennio di emergenza Covid".

Come spiega a Repubblica Tiziana Lazzari, storica dell'ateneo di Bologna promotrice dell'appello, le valutazioni dei docenti funzionano sulla base di mediane che crescono di anno in anno. Questo significa che, per stare al passo e crescere nella carriera, devi ottenere delle pubblicazioni in numero superiore alla mediana dei lavori prodotti nel tuo settore in un dato periodo. "E quindi il livello è dettato da colleghi scapoli ipercompetitivi come se scrivere di più sia scrivere meglio" conclude Lazzari. Va da sé che con la pandemia questo sistema e il modo in cui le donne finiscono per essere penalizzate è emerso in maniera dirompente come si evince dal testo della petizione: "la responsabilità per 'la cura' dell'ambiente domestico, dei figli, delle persone anziane, delle persone con disabilità, ammalate e colpite dal Covid, si è riversata in misura sproporzionata sulle spalle delle donne che in tutte le situazioni di emergenza tendono purtroppo a divenire in Italia sinonimo di 'famiglia'. Secondo le firmatarie dell'appello questo fenomeno non dovrebbe essere sottovalutato nemmeno nel campo della ricerca anche se, rispetto ad altri settori, è stato meno penalizzato. "Si avrà certamente un calo della produttività scientifica e dell'impegno didattico e istituzionale nell'arco di questi due anni", spiegano, "dovuto all'impossibilità da parte di molte di noi di mantenere standard paragonabili a quelli maschili: se questo è un problema esistente già in condizioni di vita normali, l'emergenza Covid lo ha acutizzato in termini esponenziali". Davvero vogliamo continuare a far finta che sia normale e giusto così?

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli