Concorso scuola 2012: i giovani insegnanti sono tagliati fuori. In tutta Europa professori in piazza

Alcuni dicono che per risanare un Paese occorra affidarsi ai giovani, alle energie fresche di quelli che il cambiamento non lo devono capire perché, molto semplicemente, lo vivono. In Italia, però, questo concetto tarda ad affermarsi e il Concorsone 2012 non è che l’ultima conferma di come lo Stivale sia una Repubblica fondata sulla gerontocrazia. Già perché una norma del bando pubblicato ieri esclude tutti coloro che si sono laureati a partire dal 2004. Potranno partecipare gli insegnanti già presenti nelle graduatorie oppure tutti coloro che hanno conseguito una laurea quinquennale fino all’anno accademico 2002-2003 o una quadriennale fino al 2001-2002. Il concorso esclude, inoltre, tutti i neolaureati che si stanno abilitando attraverso i nuovi Tfa (Tirocinio formativo attivo) e che concluderanno il loro iter di apprendistato soltanto il prossimo anno, a concorso già avvenuto. Con queste regole rimarranno fuori tutti gli Under 32, alla faccia del ricambio nel nome di una “scuola di insegnanti giovani, capaci e meritevoli”, come annunciato un mese fa.

Chi potrà partecipare al concorso che permetterà l’inserimento in ruolo di 11mila insegnanti? Una fila lunga, lunghissima, di ben 160mila docenti che non sono mai stati assunti in ruolo sebbene abbiano frequentato le vecchie Ssis o abbiano superato i concorsi del 1990 o del 1999. E, insieme a questi precari, torneranno sui banchi migliaia di partecipanti che non hanno mai insegnato e che potrebbero paradossalmente superare chi insegna da diverso tempo. Gli altri, gli Under 32, staranno in stand-by fino al prossimo concorso. Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo è convinto che questa sia la strada giusta per far ripartire la scuola italiana, Flc-Cgil, invece, parla di una “lotteria” e di “un’azione di propaganda che risulterà una truffa ai giovani e in un danno ai precari”. I sindacati contestano anche il quiz selettivo previsto per dicembre che compirà una prima scrematura con 50 domande a risposta multipla in 50 minuti sulla comprensione di un testo, sulle capacità di logica, sulla conoscenza di una lingua straniera e sulle competenze informatiche.

I posti previsti dal concorso verranno assorbiti in due anni: 7.351 nel 2013-2014 e 4.191 nel 2014-2015 ma tanti insegnanti giovani e in grado di interpretare i numerosi mutamenti in corso (soprattutto dal punto di vista degli strumenti di apprendimento) resteranno “fermi ai box”.

E in Europa? Anche in Paesi del Vecchio Continente dove esiste una grande tradizione dell’insegnamento come nel Regno Unito la situazione non è delle migliori. I sindacati Nut e Nasuwt che rappresentano il 90% degli insegnanti di Inghilterra e Galles sono sul piede di guerra e hanno organizzato per questi ultimi giorni di settembre un’escalation di azioni per difendere posti di lavoro, retribuzioni e pensioni e per rivedere i piani di lavoro più squilibrati. Secondo i sindacati il responsabile delle grandi difficoltà in cui versano gli istituti scolastici britannici è il segretario di Stato Michael Gove. In Francia il presidente François Hollande deve rendere conto dei 60mila posti di lavoro proposti ai precari della scuola nella campagna elettorale della scorsa primavera. Come farà a mantenere le promesse dovendo tagliare una spesa pubblica che, attualmente, divora il 56% del Pil?

In Portogallo i reclutamenti di inizio settembre sono stati l’occasione per non rinnovare i contratti annuali a molti insegnanti precari, una spesa che andrà comunque a ricadere sul fondo di disoccupazione di un Paese che deve ormai rendere conto di ogni azione economica alla trojka (Fmi-Bce-Ue). Anche in Spagna l’inizio dell’anno scolastico è stato scandito dagli scioperi. Il sindacato Cgt Madrid ha denunciato la “continua riduzione degli organici, la soppressione degli specialisti in grado di appoggiare alunni con esigenze specifiche e la graduale eliminazione delle scuole primarie”. A tutte le latitudini la crisi offusca lo sguardo dei Governi facendoli miopi e la scure dei tagli si abbatte proprio sul settore che andrebbe valorizzato per far ripartire l’economia in stagnazione.

Ministro Profumo: un pc per classe, ma per ora solo ai prof Roma, (TMNews) - "E' importante un pc per ogni classe perchè così avviamo questo processo in tutta la scuola italiana per poter semplificare, dematerializzare e soprattuto creare un ambiente in cui crescono i nostri ragazzi che quando in futuro andranno a lavorare troveranno degli ambienti in cui ci sarà una forma molto pervasiva di nuove tecnologie". Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, spiega così l'idea di poter dotare ciascuna classe di un computer. A margine della festa nazionale della Giovane Italia 'Atreju 2012', il ministro ha illustrato i termini dell'iniziativa: "Il pc per classe è quello per il docente, per poter avviare il processo sulle pratiche amministrative di semplificazione. In parallelo ci sono tutti gli investimenti che vengono fatti anche per gli studenti". Un investimento massiccio, dunque, del ministero in ambito tecnologico: "C'è stato un investimento molto importante negli anni passati, quest'anno è di 24 milioni. Negli anni prossimi rinvestiremo tutte le risorse che deriveranno dai risparmi dovute alla semplificazione, che ad oggi quelli diretti sono stimati in circa 30 milioni all'anno".