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Confagri: boom export formaggi italiani, in Usa +120%, Canada +30%

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Image from askanews web site
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Roma, 12 lug. (askanews) - Formaggi italiani in grande evidenza sui mercati internazionali. Secondo le cifre rese note dal CLAL, società di consulenza e servizi per il settore lattiero - caseario, nei primi cinque mesi di quest'anno le esportazioni verso gli USA sono ammontate a 13.635 tonnellate, con un balzo in avanti di oltre il 120% nel solo mese di maggio. L'Italia è il primo esportatore di formaggi sul mercato statunitense. Sempre da gennaio a maggio, l'export verso Australia e Canada ha fatto registrare aumenti che sfiorano il 30% sullo stesso periodo del 2019.

"Per quanto riguarda il mercato canadese, con 2.627 tonnellate esportate, è stato conseguito il miglior risultato dal 2016, che è l'anno precedente all'entrata in vigore del CETA, l'accordo economico e commerciale tra UE e Canada - evidenzia il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti - Questi dati confermano, una volta di più, che il CETA è vantaggioso per l'agricoltura italiana".

"Gli accordi commerciali sottoscritti dalla UE sono, in generale, un valido strumento per supportare la crescita delle esportazioni agroalimentari italiane" - sostiene Giansanti - anche per la tutela assicurata alle indicazioni geografiche. Prima del CETA, ad esempio, le denominazioni Prosciutto di Parma e Prosciutto San Daniele non potevano essere utilizzate sul mercato canadese".

"Ora, però, serve un salto di qualità nella politica commerciale della UE nell'ottica della sostenibilità ambientale e della protezione delle risorse naturali".

"L'Europa deve diventare un modello di riferimento su scala globale - sostiene il presidente di Confagricoltura - La clausola di reciprocità deve essere inserita negli accordi con i Paesi terzi. In sostanza, il mercato unico può essere aperto soltanto ai prodotti ottenuti con regole compatibili con quelle europee in materia di sicurezza alimentare, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale e benessere degli animali".

"Dobbiamo, inoltre, cominciare a lavorare per il varo di un sistema di certificazione ambientale dei prodotti agricoli. Per il Made in Italy - conclude Giansanti - sarebbe un riconoscimento aggiuntivo, oltre a quello consolidato e indiscutibile della qualità, per conquistare nuove posizioni sul mercato mondiale".

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