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Confagri Piacenza: profonda crisi latte, servono piani produttivi

·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 20 set. (askanews) - Il settore lattiero-caseario affronta una crisi profonda. Il ministro delle Politiche Agricole Patuanelli ha fissato un tavolo di confronto il 30 settembre. "Un segnale di attenzione e un punto di partenza - commenta Alfredo Lucchini, presidente della sezione di prodotto lattiero-casearia di Confagricoltura Piacenza - non si sprechi l'occasione con il dibattito su questioni secondarie". Dopo la pandemia i prezzi delle materie prime hanno subito rincari anche oltre il 30% per cereali e fertilizzanti. Per non parlare dei rincari delle attrezzature ancora più consistenti, complici anche le numerose forme di sostegno che vengono così devolute ai fornitori.

"Ci troviamo in un occhio del ciclone di costi gestionali tra cui quelli indotti dal rispetto delle norme sempre più gravose e vincolanti su ampi aspetti: dalle direttive ambientali al benessere animale. Questi costi, vanno per correttezza imputati nel rincaro dei costi produttivi del latte che l'allevatore non può più sostenere. Il tavolo dovrà trattare anche il tema di chi li sosterrà perché il prezzo non lo fanno i costi di produzione, ma il mercato. - evidenzia amareggiato - È in momenti come questi che emerge con evidenza il problema mai risolto di una filiera che margina schiacciando il primo anello: bisogna riprendere in mano l'offerta del latte perché oggi questo mercato ha dinamiche incomprensibili e in questo modo le aziende chiudono".

Ad avviso di Lucchini in Italia si sono ormai istituiti diversi mercati del latte paralleli comunicanti a senso unico. "Il Parmigiano Reggiano registra un prezzo del latte alla stalla doppio rispetto a quello della filiera del Grana Padano che riconosce mediamente meno di 40 centesimi litro e il latte alimentare ha quotazioni medie attorno ai 37. È una falla del sistema il fatto che il latte conferito alla filiera della trasformazione in Grana Padano possa non essere trasformato nel prestigioso formaggio DOP ed invadere a senso unico il resto del mercato nei momenti in cui ve ne sia la mera convenienza, senza che possa invece accadere l'inverso, ovvero che chi non ha le quote possa fare Grana quando gli conviene. Bisogna effettuare una ricognizione del latte prodotto sul territorio e arrivare alla revisione dei piani produttivi mettendo al centro l'allevatore, oggi usato come strumento: questo è un tema che va affrontato al tavolo del 30 settembre".

"Il mercato non forma i prezzi con quelli delle materie - spiega Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza - l'unico modo per modificare il prezzo del nostro prodotto, in virtù dei maggiori costi produttivi è avere in mano il mercato: avendo l'egida del meccanismo di formazione del prezzo, forza contrattuale e ultimo elemento, le regole del gioco. Nelle compravendite di aziende di trasformazione il valore delle quote sta superando il valore delle strutture. È logico che, se c'è una chiusura a fronte di una domanda, il prezzo aumenta, ma queste quotazioni sono sintomo di un mercato adulterato: uno scrigno chiuso di fronte al quale l'Antitrust non può tacere. In questo modo intere aree vengono spogliate perché la zona che perde la quota resta senza produzioni. Non solo, un investimento così da qualche parte deve rientrare e dove rientra se non schiacciando la parte agricola? Nell'odioso continuo aumento della quota formaggio - conclude Gasparini - ci sono i crismi della correttezza delle valutazioni che abbiamo fatto in questi anni. Lo scambio di quote segue domanda e offerta ma è diventato un valore slegato dal valore del latte e della produzione".

Nel comparto del Grana Padano la maggior parte dei caseifici è ingessata nel pianificare aumenti produttivi alla luce delle compravendite di quote formaggio con transazioni che raggiungono valori prossimi a quelle del Parmigiano Reggiano, ma sulla base di un prezzo del latte alla stalla che è la metà. "Se anche nel Grana Padano, come per il Parmigiano Reggiano, le quote fossero in capo agli allevatori - rimarca Lucchini - a fronte di una maggior richiesta di prodotto questi ne avrebbero beneficio perché caseifici sarebbero disposti a remunerare di più il latte, riconoscendo agli allevatori persino le penalità delle sovra-produzione in caso di necessità di produrre oltre quota, pur di soddisfare le richieste del mercato crescenti. Quanto all'obiezione che non tutto il latte del comprensorio viene conferito e trasformato a Grana, consideriamo che Grana e Parmigiano insieme coprono quote minimali del mercato mondiale dei formaggi, basterebbe quindi guadagnare qualche quota in più, anche grazie agli investimenti fatti in tal senso, e si potrebbe arrivare a conferire tutto il latte dell'areale in queste due filiere".

I due dirigenti di Confagricoltura Piacenza concludono: "È importante che al tavolo col Ministro si sieda chi ha il fardello della collocazione del latte libero, cioè le OP. Sono infatti le Associazioni dei Produttori e le Organizzazioni Interprofessionali ad avere un ruolo fondamentale nella concentrazione dell'offerta e nell'incremento del potere negoziale della parte agricola e a svolgere un compito di efficientamento dell'offerta. Chiediamo che al tavolo si parli di piani produttivi, di quote e anche di speculazioni che stanno portando gli allevatori sempre più lontano dal mercato. Arrivati a questo punto chiediamo se non siano maturati i tempi per la proposta di assegnare le quote formaggio anche ai produttori della filiera del Grana".

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