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Confagri Piacenza: su crisi latte risolvere problemi strutturali

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Image from askanews web site
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Roma, 11 ott. (askanews) - "Premesso che un aiuto emergenziale di adeguata portata al settore sarebbe di grande importanza, abbiamo un comparto con molteplici prezzi di riferimento in cui la miriade di singoli imprenditori si muove in modo disaggregato. Ciò rende molto difficile poter riscontrare l'efficacia dell'aiuto". Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza e Alfredo Lucchini presidente della sezione di Prodotto lattiero-casearia dell'associazione, fanno il punto sulla situazione del settore lattiero caseario. Il 30 settembre si è tenuto il tavolo ministeriale nell'ambito del quale si sperava di poter individuare una soluzione di emergenza.

"I prezzi - spiegano - vengono stabiliti in contratti che si rinnovano ogni tre mesi circa, per cui anche un aiuto sul prezzo verrebbe riassorbito nella contrattazione successiva. Del resto, qualsiasi aiuto sul prezzo viene assorbito, come il contributo Pac è stato riassorbito dal prezzo del latte e gli aiuti per l'acquisto delle attrezzature sono stati riassorbili dal rincaro dei listini delle medesime favorendo gli industriali". Secondo i due allevatori, dirigenti di Confagricoltura Piacenza, il problema è il meccanismo di formazione del prezzo, frutto di una situazione storica di rapporti e di non gestione dei quantitativi.

"Il problema non viene dagli incrementi produttivi, ma da come vengono gestiti. Importiamo in formaggi e derivati del latte 72 milioni di latte equivalente, significa che ancora che siamo un sistema aperto e ben lontani dall'autosufficienza assoluta. Se poi considerassimo le vere potenzialità delle nostre Dop in termini di export, non basterebbe tutto il latte che produciamo".

Invece, la consueta nota di aggiornamento mensile del Consorzio di tutela del Grana Padano segnala, per settembre, una produzione del +4,96%. A settembre 2020 la produzione era calata del 3,22% rispetto all'anno precedente: la situazione complessiva si mantiene dunque stabile eppure la nota conclude con l'invito "è bene che i caseifici mantengano il trend produttivo in essere e vendano il latte in esubero".

Il piacentino è connotato da due grandi filiere agricole: quella del latte e quella del pomodoro da industria. Nella seconda il sistema è organizzato in Op che coordinandosi riescono a gestire tutto il prodotto dell'areale e questo fa sì che, al netto delle criticità contingenti di ciascuna campagna, il comparto abbia un suo equilibrio, si riesca programmare la produzione e che nella contrattazione la parte agricola abbia più potere contrattuale, al contrario di quanto avviene nel lattiero-caseario.

"I piani produttivi non hanno ragione d'essere se non c'è crisi di mercato - concludono i due dirigenti di Confagricoltura Piacenza - Alla luce di quanto esposto, come minimo, serve una revisione del piano che abbia come obiettivo la sua progressiva dismissione e arrivi alla sua sostituzione con la costituzione dell'interprofessione, con ciò intendiamo lo strumento che consente di programmare la produzione a partire dalla produzione del latte".

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