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Confcommercio: con Covid e guerra boom usura, costo oltre 30 mld, a rischio 200 mila posti

·4 minuto per la lettura

(Adnkronos) - Peggiorano i livelli di sicurezza e aumenta la percezione di una crescita dei fenomeni criminali, usura in testa tra i reati in ascesa nel 2021: a suonare l'allarme il Report di Confcommercio dal titolo evocativo ''Legalità ci piace" che raccoglie l'inquietiudine del terziario, soprattutto di negozi alimentari e di alberghi. Ad alimentare il crimine il Covid prima e la guerra poi: estorsioni, furti, contraffazione e abusivismo commerciale, è lunga la lista delle illegalità accresciute nei lunghi periodi di lockdown ed ora dovute all'impatto di ritorno delle sanzioni economiche comminate alla Russia che rallentano le imprese che tra perdite di fatturato e maggiori oneri devono fare i conti con un costo di oltre 30 miliardi di euro complessivamente e che mette a rischio circa 200mila posti di lavoro regolari.

A scemare lo scorso anno comunque è stata la percezione complessiva , il 12% delle aziende del terziario lo hanno segnalato, dei livelli di sicurezza: il dato è più accentuato nelle grandi città con il 16,2% ma ha toccato il 16,6% in quelle al Sud. La preoccupazione attanaglia soprattutto le imprese del commercio al dettaglio alimentare, con il 15,1%, e gli alberghi con il 20%. Non solo. L'insicurezza percepita si accompagna al peggioramento della qualità della vita: se il 64,9% delle imprese ha riscontrato fenomeni di degrado nella propria zona di attività, 1 su 5 ha ritenuto peggiorato il livello di qualità della vita nell’area in cui opera. Dati che diventano più marcati nelle grandi città dove il deterioramento della metropoli è segnalato dal 70% delle imprese. Un deficit, quello del decoro urbano, avvertito dal 52% delle imprese dislocate nelle periferie delle grandi città mentre i centri storici, tra i 10mila e i 50mila abitanti, risultano più curati per l’88,2% delle aziende intervistate .

Ma tornando all'usura, che per il 27% delle imprese, il 14% in più, è il fenomeno criminale che ha registrato nel 2021 l'aumento maggiore più dell'abusivismo ma ancora più del racket e dei furti 21%, lo studio Confcommercio ne disegna un trend più marcato nelle grandi città ma soprattutto al Sud dove è indicata in aumento dal 30% delle aziende. Un fenomeno che "preoccupa" il 17,7% degli imprenditori consultati che temono di finire esposti in un circolo vizioso che alla fine blocca lo sviluppo delle aziende e ne frena la crescita. La paura è più forte nelle grandi città (22%), al Sud (19,1%) e per le imprese del commercio al dettaglio non alimentare, 20%.

Eppure le imprese non sembrano aver voglia di arrendersi facilmente: nonostante l’11% degli imprenditori abbia avuto notizia diretta di tentativi di usura o di estorsione nella zona in cui opera , dice ancora il Report Confcommercio, il 58,4% di essi ritiene che si dovrebbe denunciare il fenomeno estorsivo; il 33,6% dichiara che non saprebbe e solo il 6,4% pensa di non poter fare nulla. Comportamenti opposti questi che si polarizzano al Sud dove l'usura viene percepita in crescita in maniera maggiore che altrove ma anche dove se il 66,7% degli imprenditori sarebbero pronti a sporgere denuncia, il 41% non saprebbe cosa fare unitamente a quel 9% per i quali 'non ci sarebbe nulla da fare'. Una dicotomia questa, si legge nel Rapporto, determinata probabilmente dalla maggiore esposizione ai fenomeni criminali al Sud rispetto al Nord.

La capacità di reagire comunque, si evince ancora dallo studio, è inversamente proporzionale all'ampiezza del territorio dove è localizzata l'impresa: più è piccola la città più paralizzante è l'atteggiamento verso il reato . Se già una minore propensione a denunciare si registra nelle città di medie e grandi dimensioni, intorno al 52% gli imprenditori che indicano la denuncia, nei centri abitati con meno di 10mila abitanti è più accentuata l’incapacità di reagire rispetto a questi fenomeni (il 42,1% degli imprenditori dichiara che non saprebbe cosa fare)

"I fenomeni criminali, e in particolare l’usura, si nutrono delle crisi. Non ci stanchiamo pertanto di chiedere moratorie, moratorie fiscali e creditizie", è l'appello che lancia Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. "E’ una spirale, dove anche quando si ha l’impressione di andare dritto si finisce in un vicolo profondo e cieco. E’ veramente difficile avere la forza di uscire da soli da queste situazioni. Per questo con il Governo ci ritroviamo qui ogni anno. Siamo qui per dire, siamo qui per ripetere, a tutti quegli imprenditori, donne e uomini che oggi vedono solo buio, che se girano lo sguardo, alzano la testa, vedranno che non sono soli", spiega ancora.

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