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Confcooperative-sindacati: a rischio 200mila occupati nel sociale

Sen

Roma, 12 mar. (askanews) - Sono a rischio 200 mila occupati che erogano servizi di welfare a 6 milioni di famiglie. Lo scrivono Confcooperative - Federsolidarietà, LegacoopSociali, Agci Solidarietà, Fp Cgil, Cisl Fp, Cisl Fisascat, Uil Fpl e UilTucs in una lettera al presidente del consiglio, ai ministri del Lavoro e dell'Economia, ai presidenti della Conferenza Stato Regioni, dell'Anci e dell'Upi per lanciare l'allarme sui presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale sta garantendo.

"A seguito dei decreti emanati per fronteggiare il fenomeno del coronavirus - si legge nella lettera - le Parti firmatarie del CCNL Cooperazione sociale segnalano con forza che accanto alla necessità di sostenere tutti i presidi sanitari, tema che il Governo sta affrontando seriamente e con continuità, vi è anche l'esigenza parallela, non meno rilevante, dei presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale ha garantito e che ora rischia il tracollo. Si tratta di servizi che hanno una finalità di interesse generale che tutelano 6 milioni di famiglie. Il tracollo di tali servizi ha evidenti ricadute occupazionali, al momento stimate in 200mila lavoratori, certamente come in altri settori. Ma si tratta intanto di numeri rilevanti, centinaia di migliaia di persone, strettamente connessi ai divieti e alle restrizioni prodotti dai decreti e diffusi in tutta Italia".

"Pertanto - prosegue la lettera -, è fondamentale predisporre un dispositivo normativo che consenta (ed anzi obblighi), in modo chiaro ed esplicito, le pubbliche amministrazioni ad erogare in continuità le quantità previste dagli accordi vigenti e già appostate nei bilanci anche in regime di sospensione o chiusura delle attività. Tale soluzione alternativa ai meri ammortizzatori sociali o con un utilizzo in forma congiunta, potrebbe essere adottata attraverso una precisa disposizione governativa per garantire retribuzioni a tutti i lavoratori del settore, dare respiro finanziario alle Cooperative e allo stesso tempo produrre un ritorno economico allo Stato in termini di gettito fiscale e non ultimo liberare maggiori risorse per sostenere i settori gravemente colpiti dalla crisi".

"Siamo altresì disponibili anche - aggiungono - a ritarare e ricalibrare i servizi per i contratti già in essere che hanno per oggetto attività sociosanitarie, sociali ed educative, ricalibrandole e modificandole in base alle attuali esigenze e modalità di erogazione sempre nella massima sicurezza di utenza e lavoratori".