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Conferenza stampa di fine anno: cosa ha detto Giuseppe Conte

Primo Piano
·5 minuto per la lettura
(AP Photo/Andrew Medichini, pool)
(AP Photo/Andrew Medichini, pool)

La mattina del 30 dicembre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è riunito con i giornalisti per la consueta conferenza stampa di fine anno.

Ecco che cosa ha detto:

“Recovery Plan da definire a febbraio”

Conte ha parlato innanzitutto del Recovery Plan, sottolineando che "la sintesi politica va trovata nei prossimi giorni, o rischiamo di arrivare in ritardo e di andare incontro a una crisi politica" e che bisogna "accelerare" la verifica di maggioranza, affinché il Recovery Plan possa essere affrontato nuovamente "nei primi giorni di gennaio in Cdm" e definito "a febbraio".

"Dobbiamo avere una prospettiva di legislatura nel quadro dell'occasione storica dei 209 miliardi del Recovery Plan. Ma non possiamo permetterci di galleggiare", ha detto, aggiungendo che "per rafforzare la fiducia e la credibilità del governo e della classe politica bisogna agire con trasparenza e confrontarsi in modo franco. Il passaggio parlamentare è fondamentale. Finché ci sarò io ci saranno sempre passaggi chiari, franchi, dove tutti i cittadini potranno partecipare e i protagonisti si assumeranno le rispettive responsabilità".

VIDEO - Recovery Plan, Conte: “Ok definito a piano entro metà febbraio”

"Se verrà meno la fiducia di una forza di maggioranza - ha proseguito il premier - andrò in Parlamento dove ognuno si prenderà la sua responsabilità. Ma non voglio pensare a uno scenario del genere in un contesto del genere".

E ancora: "Il sottoscritto non va alla ricerca di altre maggioranze in Parlamento, lavora con la maggioranza che ha e crede nel confronto e nella sintesi superiore che può scaturire dal dialogo. Abbiamo fatto una manovra espansiva di 40 miliardi, lavoriamo al Bilancio europeo, sono qui per programmare il futuro. Non potrei distogliermi da questi impegni per impegnarmi in una campagna elettorale. Non riesco assolutamente a considerarla. Lavoro con disciplina e onore, non certo per fare una mia lista elettorale".

Il vaccino: “Per dare il buon esempio lo farei subito”

Per quanto riguarda la campagna di vaccinazione contro il Covid-19 iniziata lo scorso 27 dicembre, Conte ha precisato: "Quando inizieremo ad avere un impatto significativo delle prime vaccinazioni, potremo dire di aver concluso la fase 1: questo succederà quando saranno vaccinate 10-15 milioni di persone, non credo prima di aprile".

"Non siamo intenzionato a introdurre l'obbligo di vaccinazione. Chiedo a tutti uno sforzo, mettiamo una parte le ideologie e le reazioni emotive, compiamo un atto di solidarietà verso tutta la comunità nazionale, sottoponiamoci al vaccino. Io stesso per dare il buon esempio lo farei subito ma è giusto rispettare le priorità approvate dalle Camere".

VIDEO - Conte: "Mi vaccinerei subito"

Sulla possibile maggiore mobilità per chi è vaccinato, ha annunciato: "Faremo queste valutazioni: ci sono varie proposte e tra queste anche su chi, dopo essere stato vaccinato, abbia una abilitazione di maggiore mobilità".

E sull'approvvigionamento delle dosi ha aggiunto: "Perché l'Italia non si è assicurata tante dosi di vaccini come la Germania? Italia, Francia, Germania e Olanda sono stati i primi paesi che in modo sintonico si sono mossi per l'alleanza per i vaccini, dopo aver già preso contatti con le ditte. Abbiamo consegnato la palla alla commissione Ue. È stata una scelta politica. L'Italia non ha tentato di assicurarsi altre commesse perché le dosi contrattualmente negoziate sono centinaia di milioni. E poi l'Italia non l'ha fatto perché all'articolo 7 del contratto della commissione europea c'è il divieto di approvvigionarsi a livello bilaterale".

La scuola: “Ritorno nel segno della flessibilità”

Un altro punto affrontato in conferenza stampa è stata la riapertura delle scuole. Conte ha parlato in merito di "un ritorno in classe dal 7 gennaio delle scuole secondarie di secondo grado con una didattica in presenza di almeno al 50%", ma "nel segno della flessibilità" e "della responsabilità, senza mettere a rischio le comunità scolastiche".

"Abbiamo coinvolto i prefetti per una sintesi - ha detto - e abbiamo compreso che il sistema è così integrato che non è possibile decongestionare i flussi attorno alla scuola, anche per il trasporto pubblico locale, se non si integrano i comparti diversi. Le prefetture hanno avuto il compito di coordinare soluzioni flessibili, da valutare paese per paese, scuola per scuola. C'è stata disponibilità a differenziare gli orari di ingresso anche negli uffici pubblici".

VIDEO - Da gennaio didattica in presenza al 50%

“Il mercato del lavoro si preannuncia molto critico”

Rispetto al mercato del lavoro, "la ministra Catalfo con i sindacati e le forze sociali sta già lavorando allo scenario che dovremo affrontare dopo marzo" con la fine del blocco dei licenziamenti, ha detto il premier.

E ha ammesso: "È uno scenario molto preoccupante. Abbiamo costruito una cintura di protezione sociale che più o meno sta funzionando, ha scongiurato il licenziamento per 600mila persone. Ma dobbiamo lavorare alla riforma e al riordino degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive le politiche attive del lavoro. Dovremo lavorare per non farci trovare impreparati. Il mercato del lavoro si preannuncia molto critico dopo marzo".

Mentre, per quanto riguarda i sussidi statali, "il Superbonus al 110% sta dando un valore aggiunto: stiamo cercando ulteriori risorse a prolungarlo nel tempo, ora fino al 2022 poi vediamo se riusciremo, come vogliamo, a estenderlo oltre".

VIDEO - 1.4 mld per cenone Capodanno, 700 milioni in meno

“Prorogheremo lo stato di emergenza”

Infine, il premier ha fatto sapere che "prorogheremo lo stato di emergenza" per l’epidemia di coronavirus "sino a quando sarà necessario per mantenere i presidi di protezione civile e tutti i presidi che ci consentono di gestire l'emergenza, dando poteri ai soggetti attuatori".

"Non significa che facciamo saltare l'assetto costituzionale - ha sottolineato - ma applichiamo questa norma necessaria per eventi una tantum come sismi e alluvioni. Questo evento è imprevedibile, mutevole, si dipana continuamente. Dovremo accompagnarlo con la proroga dello stato di emergenza".