Italia Markets open in 3 hrs 36 mins

Le conferme di novembre per un 2019 stellare

Pierluigi Gerbino
 

Una settimana corta, dal punto di vista operativo, è stata quella che ha concluso il mese di Novembre, a causa della mancanza del riferimento operativo delle borse USA, per colpa della tradizionale festività americana del Ringraziamento, dedicata al pranzo familiare a base di tacchino ed all’inizio della stagione consumistica dei regali di Natale.

Ma nonostante ciò è stata una settimana brillante, che ha concluso un mese da incorniciare per i listini azionari occidentali. Se guardiamo al faro delle borse mondiali, quell’indice SP500 che determina la direzione di tutte le borse mondiali ed in particolare di quelle europee, osserviamo che la settimana scorsa ha realizzato la settima settimana rialzista delle ultime otto ed ha subito accantonato quel barlume di incertezza mostrato in quella precedente, aggiungendo un altro punto percentuale al rialzo in atto, che da inizio anno realizza una performance provvisoria del +25,3%.

Faccio notare che, se l’anno finisse ora, il 2019 sarebbe la seconda performance annuale dopo la grande crisi finanziaria del 2008-2009, battuta solo dal risultato del 2013, e la migliore dell’era Trump, anche meglio del fantastico 2017.

A livello di mese, novembre ha realizzato +3,4% e rappresenta l’ottavo mese rialzista degli 11 finora trascorsi in questo 2019. In novembre SP500 ha battuto per ben 10 volte su 20 sedute il precedente massimo storico.

Non resta che inchinarsi di fronte alla forza mostrata dall’indice, a dispetto di ben tre trimestri consecutivi di calo degli utili societari. Oppure volgere gli occhi al cielo e chiedere quanto possa ancora durare una simile divergenza tra valutazioni fondamentali e prezzi di borsa.

Il resto del mondo viene trascinato al rialzo da questa incontenibile euforia e si adatta, ad un passo magari meno sicuro, ma pur sempre rialzista. Infatti sia la settimana che il mese appena conclusi sono stati positivi per i listini europei, per quello giapponese e per buona parte delle borse emergenti.

Eccezione di rilievo è stata la Cina, che invece ha mostrato molta meno fiducia in una rapida conclusione della guerra commerciale ed ha perso intorno ai 3 punti percentuali in novembre sia sui listini cinesi che su quello di Hong Kong.

Dicembre potrebbe anche partire bene, oggi, grazie al’inerzia accumulata in novembre e sulla scia di buoni dati macroeconomici arrivati nel week-end e relativi ai PMI cinesi, che hanno rialzato la testa, tornando sopra il valore 50  dopo molti mesi di oblio al di sotto di questo livello, che separa prospettive di crescita da quelle di rallentamento. Mentre scrivo noto che il Nikkei giapponese ha chiuso la seduta in rialzo di un punto percentuale, mentre le borse cinesi stanno tentando con grande fatica di rimbalzare anch’esse.

Poi però occorrerà attendere qualche chiarimento sulla questione di Hong Kong per valutare le prospettive di ripresa del dialogo tra USA e Cina, dopo l’interruzione subita dall’approvazione della legge a favore della protesta da parte del Congresso americano e le vibranti proteste cinesi, per ora senza le ritorsioni annunciate.

Ricordo che il tempo passa e che il 15 dicembre dovrebbe entrare in vigore una bordata di dazi americani su 200 miliardi di prodotti cinesi molto comprati negli USA. Se gli orizzonti non si schiariranno è difficile pensare che Trump rinvii ancora una volta l’attuazione di un provvedimento già deciso. Sarebbe un colpo difficile da assorbire per i mercati.

La cautela è bene che non ci abbandoni, dato che la tentazione di realizzare le prese di beneficio dovrebbe rafforzarsi con l’avvicinarsi del Natale.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online